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Scritto Martedì 26 febbraio 2019 alle 18:21

Ristoranti e bar in centro costretti a sgomitare per sopravvivere. Perché il Comune di Lecco non interviene?

IL COMMENTO
Marco Calvetti
Sbocciano, fioriscono e, in un amen, appassiscono. E' l'amaro destino che tocca in sorte a ristoratori e baristi del centro Lecco, costretti a sgomitare per mantenere l'attività e pagare l'affitto, spesso salato, dei loro locali. Si disputano i clienti in un fazzoletto di piazza, così contigui che ti capita di entrare in un esercizio e sentire il menù del concorrente accanto.
Ora, si sa che sull'onda della liberalizzazione delle concessioni, del mercato aperto, senza regole e senza limiti, il rischio di una moltiplicazione dei pani e dei pesci è insito nello spirito del commercio. Va da sé che quando un soggetto si butta in una avventura e investe e rischia, si fa forte della convinzione che la sua proposta batterà la concorrenza per qualità e prezzo. Poi capita che a distanza di poco tempo s'abbassi qualche saracinesca e il colpo d'occhio fotografi troppi tavolini desolatamente deserti.
Il ragionamento ha radici più profonde se solo si ammettesse che oggi Lecco non è una città turistica, come Como per esempio, persino come Varese, per tacere di Varenna o Bellagio, per stare nei paraggi. E che il flusso dei turisti, in specie stranieri, dell'estate non basta a ripianare i bilanci rossi dell'inverno. Tra l'altro va osservato che un centro lacustre come il nostro non può aggrapparsi per sopravvivere ai buoni pasto di banche e uffici, altrimenti assecondiamo la voce ottimistica di coloro che sproloquiano di turismo in espansione contando sull'incremento dei coni gelato e degli scontrini.
Insomma, gli esercizi pubblici che spuntano come funghi non sono sempre sintomo di vitalità, ma spesso di ultima spiaggia per chi tenta l'avventura sulla base di un gruzzolo risparmiato o di una eredità di famiglia o di un prestito a tasso favorevole.
Che fare allora? Per esempio richiamare quella facoltà che i Comuni hanno, nelle pieghe della legge, di arginare questa escalation imponendo una diversificazione dell'offerta commerciale, evitando cioè che i singoli ristoranti e bar cucinino la stessa minestra.
Le piazze nel cuore della città danno il segno, con o senza movida, della vitalità di una realtà urbana e della comunità che gravita intorno, oltre che essere la inoppugnabile cartina di tornasole dell'attrattività di un luogo che vorrebbe affermarsi nel panorama turistico lombardo e che invece è costretto a rifugiarsi, per non deprimersi, in qualche dato favorevole che la brezza del lago porta ogni anno, con l'incremento della navigazione lariana. Ma anche qui val la pena di raffrontare i numeri per capire, per esempio, che tra noi e Como (tornate a collaborare in virtù delle alleanze associative e istituzionali) c'è di mezzo la Fossa delle Marianne.
Marco Calvetti
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