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Scritto Venerdì 08 marzo 2019 alle 16:12

A cinque anni dalla scomparsa di un grande lecchese. La città sarà sempre orgogliosa di Marco Anghileri

Marco Anghileri
Riprendo in questa occasione e attualizzo quanto avevo scritto all'indomani della scomparsa di Marco:

"Con l'augurio di un futuro sempre all'altezza dei tuoi desideri".
Sono parole scritte da Marco Anghileri a mio figlio Luca nell'agosto 2011, come dedica del suo libro. Parole belle e sincere, scritte da un ragazzo, più grande e già di successo, a un altro ragazzo più giovane e con tante speranze. Marco, ancora prima che essere un grande lecchese e un grande atleta insignito nel 2000 della benemerenza civica di S. Nicolo, era un caro amico. Ci eravamo visti l'ultima volta poche settimane prima e anche in quell'occasione c'era mio figlio: si erano dati appuntamento per un'escursione in montagna... Ci eravamo conosciuti quando ero in Provincia. Insieme abbiamo iniziato a lavorare per diffondere l'amore e la cultura della montagna e per far conoscere sempre di più l'arrampicata in tutte le sue forme. Marco non ha solo realizzato imprese clamorose che lo hanno fatto conoscere agli alpinisti e agli appassionati della montagna, ma era straordinario nel tramettere e comunicare la sua passione agli altri, soprattutto ai giovanissimi. Riusciva a conciliare l'alpinismo tradizionale con le nuove pratiche dell'arrampicata sportiva, che all'epoca del nostro primo incontro non erano conosciute e diffuse come poi in seguito e oggi; e se un certo movimento alpinistico è cresciuto, lo dobbiamo anche a lui. "Da solo in inverno" è il titolo di un suo libro bellissimo ed era il suo modo di arrampicare, in solitaria e nelle condizioni più estreme. È con queste ascensioni realizzate su tutto l'arco alpino che ha costruito la sua fama e il suo successo.
Ed è "da solo in inverno" che Marco se ne è andato, sul Bianco cinque anni fa, a caccia della più sensazionale delle sue imprese. Ma quando tornava nella sua Lecco era tutt'altro che solitario: era un campione anche nel fare squadra, nel coinvolgere gli altri, nel divulgare e fare apprezzare anche agli altri ciò che lui amava di più. Avreste dovuto vederlo nelle scuole o nelle serate, mentre parlava ai bambini o con giovani e adulti. Paradossalmente siamo stati più vicini nel periodo in cui, a causa di un banale incidente in moto, era stato costretto a stare lontano dalle vette. Marco seppe trasformare quel problema in un'opportunità e ne approfittò per contribuire alla ideazione e creazione di un "sistema turistico" che traesse linfa dalla montagna. Ci credeva davvero in questa idea, al punto che aveva aperto un ristorante ai Piani Resinelli, il "2.184", che poi è l'altezza della Grigna, da lui tanto amata e quasi quotidianamente frequentata: una sfida in salita, come sempre per chi arrampica, per rilanciare una località che merita di essere sempre più scoperta e vissuta.
Gli alpinisti lo chiamavano "Butch", il mio semplice andare in montagna da camminatore della domenica non mi fa sentire in diritto di usare questo soprannome, preferisco continuare a chiamarlo Marco, come ho sempre fatto. Quel sabato mattina, quando ancora in città nessuno si immaginava la tragedia, gli avevo mandato un ultimo sms per complimentarmi con lui: «Semplicemente bravo. Lecco è orgogliosa di te». Non lo ha mai letto, ma queste parole sono più che mai vere.
Lecco sarà sempre orgogliosa di Marco Anghileri.
Il sindaco Virginio Brivio
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