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Scritto Martedì 12 marzo 2019 alle 07:42

Colico: nel Lago ingerì plastiche, dopo essere stato curato un cigno torna 'a casa'

Il "cigno di Colico" è tornato a solcare, sereno, le acque del lago di Como. L'uccello acquatico, a seguito dell'ingerimento di alcune microplastiche depositate sul fondale del bacino lacustre, aveva infatti iniziato ad accusare problemi all'apparato digerente. Quella che raccontiamo è una storia a lieto fine, anche se non sempre è così.

Il cigno

 "La segnalazione ci è giunta da una signora che, recandosi spesso a portare cibo agli animali in riva al lago, si era accorta di un cigno che, rispetto agli altri del gruppo, restava in disparte e non si nutriva" ha spiegato Mirco Cappelli della polizia provinciale. Grazie all'intervento della polizia ittico-venatoria, l'animale è stato dapprima tenuto sotto osservazione. "Abbiamo notato che le sue condizioni peggioravano e così, dopo averlo fatto visitare da un veterinario, lo abbiamo portato al centro recupero animali selvatici (Cras) della Valpredina, in provincia di Bergamo perché aveva ingoiato del materiale plastico che andava ad occludere l'apparato digerente".

Il momento della liberazione, sabato mattina

Il personale del centro (riconosciuto da Regione Lombardia) si è preso cura dell'animale e, riuscendo a far espellere in modo naturale la plastica dal suo corpo, ha posto le basi perché questo si ristabilisse e riuscisse a tornare a casa.
Dopo un paio di settimane, ovvero in questi giorni, una gabbia color amaranto è stata posata sulla spiaggia presso l'Ontano di Colico. Intorno, una serie di persone, tra cui la signora che ha fatto la segnalazione e Ivan Ambrosini della polizia provinciale. Il cigno, inizialmente titubante, è stato estratto dalla gabbia e, zampettando tra gli sguardi dei presenti, ha raggiunto l'acqua, tornando nel suo ambiente naturale.
"Abbiamo un numero unico per gli animali in difficoltà che viene gestito sia in orari di ufficio sia sull'arco delle ventiquattrore. In quest'ultimo caso un operatore contatta il referente di polizia reperibile per l'intervento sull'animale ferito" ha riassunto il commissario capo Raffaella Forni. "Ai sei agenti della polizia provinciale, viene affiancata l'attività di venti volontari che si occupano di guardia ittica, ecologica e venatoria. Ci sono poi dei privati volontari a cui viene per esempio affidato un animale per lo svezzamento".
Proprio la presenza dei volontari è fondamentale per garantire la copertura delle richieste che sopraggiungono al corpo di polizia. L'obiettivo resta sempre il recupero dell'animale o, nel peggiore dei casi, la soppressione.

Il cigno di nuovo nel Lago

Diversi sono i casi per i quali la polizia è chiamata ad intervenire. Uccelli acquatici come cigni o anatre possono ingerire materiale plastico o ritrovarsi aggrovigliati ai fili delle lenze; caprioli o cervi possono essere investiti da automobili o feriti da cani all'interno dei boschi; ci sono altri uccelli sui quali si riscontrano lesioni da impatto come nel caso di un falco pellegrino che, a Lecco, qualche tempo fa, è andato a urtare contro una vetrata.
"Attraverso le telefonate si cerca sempre di capire se è necessario intervenire, altrimenti si prova a spiegare i comportamenti da adottare" ha aggiunto Cappelli. "Capita talvolta che, ingenuamente, le persone raccolgano dei piccoli merli e ce li portino pensando che stiano male. Non sanno invece che sono uccelli che si buttano nel mondo esterno senza aver ancora raggiunto le piene capacità. Una volta che arrivano da noi, però tocca a noi occuparcene: dobbiamo svezzarli con l'aiuto dei volontari oppure portarli al Cras. Per questo è importante che la telefonata sia quanto più possibile dettagliata".
M.Mau.
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