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Scritto Giovedì 14 marzo 2019 alle 08:27

Cinque anni senza Marco: quando la montagna non ha cuore

Marco “Butch” Anghileri manca da cinque anni.
Precipitando, il 14 marzo 2014, nel corso di un drammatico tentativo in prima solitaria invernale al Monte Bianco, ci è stato tolto un amico che gli appassionati di alpinismo ricordano sempre con tristezza e dolore.
Da quel giorno fatale sappiamo soltanto che sulla via Bardill, stava avanzando con la consueta ed essenziale preparazione fisica e psicologica, impegnato in arrampicata nel tratto terminale della “Chandelle” (1).
Questo tracciato, aperto sulla parete Sud del Pilone Centrale del Frèney nel 1982 dalla cordata dello svizzero Michel Piola, è una grande via su granito, di concezione moderna e sportiva, con chiodatura a spit per garantire protezioni veloci e sicure.
Una solitaria, e per di più d’inverno, sul Pilone Centrale del Freney, una grande parete in alta quota, fra la Cresta di Peutèrey e l’Innominata, rappresenta sempre un’impresa di valore superiore, cui ben pochi alpinisti possono permettersi di mirare.
Marco apparteneva di certo a questa ristretta categoria, serio com’era nella giusta misura, interpretando le cose con grande passione e competenza.
E dai suoi gesti, dal suo modo di fare, emanava quella sicurezza che invogliava chiunque ad arrampicare con lui, a condividere con lui, serenamente, le emozioni, le fatiche e le tensioni di una salita in montagna.
Era una gran bella persona: Marco, sapeva stimolare, per le sue indubbie capacità alpinistiche, ma ancora più per le sue qualità umane.
È stato un alpinista che con le sue imprese ha dato onore a tutto l’ambiente alpinistico lecchese.
Il gruppo alpinistico lecchese Gamma ha perso un grande amico, ma in questa tristissima ricorrenza non posso mancare di rinnovare ai familiari i segni della più commossa e sentita vicinanza.
Personalmente, sono consapevole di ciò che lui mi ha fatto dono: ecco perché lui rimane sempre vivo almeno dentro di me.
Il mio è un ricordo affettuoso, che rimane come un profondo e forte legame, che tengo stretto nel mio cuore.


(1)  Si trova alla base della cuspide finale del pilone, dove una curiosa stele di granito si appoggia alla parete. Walter Bonatti la chiama la “Chandelle”, ma poi il nome sarà dato, dagli altri alpinisti, a tutto il tratto terminale del pilastro. 
(Walter Bonatti – Le mie montagne, Zanichelli, Bologna, 1961)
Renato Frigerio
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