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Scritto Giovedì 14 marzo 2019 alle 13:30

In 10 anni nel lecchese dimezzati i lavoratori nel settore edile, calano le imprese ma aumentano le partite iva. Domani lo sciopero

Braccia incrociate, nella giornata di domani, venerdì 15 marzo, per i magūtt di tutta Italia: il comparto delle costruzioni ha indetto infatti uno sciopero generale unitario a cui aderiscono anche le delegazioni lecchesi di FenealUil, Filca Cisl, Fillea Cgil.

Silvio Baita, Veronica Versace e Riccardo Cutaia

Per 24 ore si fermeranno i cantieri edili ma anche le fabbriche del legno e dell’arredo, le cave e le fornaci nonchè le cementerie, con migliaia di lavoratori e disoccupati che manifesteranno a Roma “a sostegno delle proposte concrete e fattibili su cui il Governo non vuol confrontarsi”. 1.800 le partenze previste, con treni speciali da Milano verso la Capitale, dalla Lombardia. 300 i lecchesi pronti a dare voce ad un settore che, in una provincia comunque laboriosa come la nostra, nell’arco di 10 anni ha visto il numero di imprese passare da 1.184 a 754 con gli iscritti alla Cassa Edile, dimezzati in un decennio passando da 6.318 agli attuali 3.286. Senza che, ad oggi, è stato puntualizzato, si veda ancora un’inversione di tendenza mentre di contro si assiste al proliferare delle partite iva.

“Per rilanciare il Paese occorre una politica industriale in grado di sostenere e dare sviluppo all’intera filiera delle costruzioni: dall’edilizia ai materiali, dal settore del legno e arredo al cemento, dai lapidei al settore dei laterizi. Abbiamo chiesto un tavolo a Palazzo Chigi per dare una risposta agli oltre 600mila persone che hanno perso il lavoro e al milione che rischia di perderlo” asseriscono le segreterie locali, scegliendo la sede dell’ESPE di Lecco quale luogo da cui spiegare le motivazioni dell’agitazione di domani. “Questa è una scuola di formazione per lavoratori edili: qui si cerca di creare futuro per il settore” ha argomentato Veronica Versace della Fillea Cgil, facendo fin da subito riferimento a “colossi” nostrani scomparsi negli ultimi anni, a cominciare dalla Carsana e da Filca Cooperative. “Il settore edile non può essere il punto di arrivo per il rilancio del Paese ma deve essere il punto di partenza” è stato detto, focalizzando l’attenzione, poi, sugli investimenti in infrastrutture e manutenzioni chiesti al Governo, senza aspettare sempre una situazione d’emergenza prima di intervenire.

“Il nostro è un Paese che cade a pezzi e che deve essere restaurato” ha così aggiunto Riccardo Cutaia, Segretario Generale Feneal Uil Altalombardia, citando il dramma del ponte di Annone e, allargando lo sguardo fuori dai confini lombardi, la tragedia del Morandi di Genova. “Fino a qualche anno fa il settore edile vale l’11% del PIL nazionale, adesso oscilla tra il 7 e l’8” ha precisato per dare un ulteriore inquadratura alla questione, indicando nelle misure assistenzialistiche adottate dai gialloverdi come un qualcosa su cui costruire però nuova occupazione.

“Scendiamo in piazza per chiedere vengano sbloccati i cantieri ma anche per chiedere un lavoro regolare e sicuro” gli ha fatto eco Silvio Baita Segretario Generale Filca Cisl Monza Brianza – Lecco, introducendo un’altra rivendicazione, a fronte anche dei 4 morti bianche registrate negli ultimi giorni in Lombardia. Puntato infatti il dito sul mancato rispetto del contratto degli edili, con interventi nel settore spesso affidati a personale inquadrato in altro modo, nonché sulle norme in materia di sicurezza. Quest’ultima in un panorama dominato da appalti al massimo ribasso “è la prima cosa su cui si taglia” hanno denunciato i sindacalisti, sottolineando come gli stipendi degli addetti del comparto abbiano subito una contrazione con perdita anche dei poteri contrattuali dei lavoratori, costretti ad accettare condizioni prima inimmaginabili anche in termini di rischi, ben sapendo che via loro, potrebbe subito esserci qualcun altro pronto a sostituirli. Chiesto inoltre un nuovo confronto sul riconoscimento delle professioni usuranti: “quota 100 non nostro settore non ha inciso moltissimo” ha evidenziato infatti Cutaia. “Siamo ancora nelle condizioni in cui a 67 anni si sale su un ponteggio” ha chiosato, facendo riferimento allo slogan che già aveva accompagnato una manifestazione del settore. Ma alle frasi fatte, i lavoratori, è stato detto, preferiscono la concretezza. Proprio per questo ad un Governo che tanto ha promesso ora si chiede di intervenire davvero.

A seguire, una sintesi, delle richieste:
• Tavolo di crisi del settore, da istituire a Palazzo Chigi;
• Nuovo piano di investimenti per avviare le opere;
• Completamento delle opere incompiute;
• Revisione mirata del Codice Appalti;
• Sistemi di qualificazione delle imprese;
• Rafforzamento del Durc con la congruità;
• Qualificazione delle stazioni appaltanti;
• Contrasto al dumping contrattuale;
• Istituzione di un Tavolo interministeriale per il lavoro nel settore dei materiali da costruzione;
• Nuovi incentivi sulla Formazione;
• Rafforzamento degli incentivi per ristrutturazioni, anti-sismico, risparmio energetico, bonus mobili;
• Misure per favorire la ricerca tecnologica nei settori cemento, legno, lapideo, laterizio;
• Interventi per incentivare l’utilizzo delle pietre e dei materiali locali;
• Misure per le politiche abitative;
• Messa in sicurezza del territorio, contro i rischi sismici ed idrogeologici;
• Misure per il recupero, le ristrutturazioni, la riqualificazione urbana;
• Messa in sicurezza degli edifici pubblici;
• Fondo nazionale di garanzia creditizia per la competitività delle imprese;
• Interventi sul sistema bancario per sostenere le imprese che operano per la PA (riducendo i tempi lunghi di pagamento).
A.M.
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