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Scritto Giovedì 28 marzo 2019 alle 13:31

Domenica si vota per la Provincia ectoplasma, ma disertare non è un rimedio

Ho ragione di credere che i consiglieri comunali del territorio chiamati, domenica 31 marzo, a votare il nuovo consiglio provinciale abbiano lo stesso entusiasmo di chi deve andare dal dentista. Come non capirli, al solo pensare che di fatto si apprestano a fare una flebo a un ectoplasma, un ente ibrido senza capo né coda, né carne né pesce.
Eppure costretto a corrispondere a molteplici esigenze, secundum legem e a misura di una domanda sociale sempre più articolata.
Che dire poi del fatto che i consiglieri votano un organismo che ha già un presidente, l'avvocato Claudio Usuelli che continua l'opera di volontariato avviata da Flavio Polano, sindaco di Malgrate. Tanto di cappello ai due signori che, a titolo gratuito, prestano la loro opera come avviene per la Caritas.
Ma c'è di più: molti dei grandi elettori di domenica spariranno dalla scena istituzionale dopo le elezioni amministrative che vedranno coinvolti 51 comuni. Uno schema del genere non sarebbe tollerabile neppure in una bocciofila o in un condominio perchè così com'è costruita risulta un pugno allo stomaco i fondamentali della democrazia rappresentativa. E della democrazia tout-court.
Non c'è altra ricetta per rinvigorire le province se non quella di rifinanziarle perchè al di là di tutte le elaborazioni sul ruolo e sui compiti se mancano i soldi per sistemare le strade e persino per riscaldare le scuole, allora è meglio abbassare la saracinesca.
Lecco ha conquistato l'autonomia da Como nel 1995 in una stagione nella quale il cosiddetto ente intermedio era gloriosamente rifiorito. Si assistette a una moltiplicazione di targhe, distribuite al nord, al centro, al sud isole comprese. Dalle 91 che erano si toccarono le 120, poi ridotte con la recente legge sulle città metropolitane.
Un mercato che ha lasciato ferite e feriti e soprattutto ha tolto appeal a un'istituzione che ha profonde radici storiche e che ha rischiato l'abolizione per un disegno demagogico e fondato sul desiderio di dare in pasto al popolo ringhioso il totem del taglio dei costi della politica. Non ritengo che negli ultimi decenni la provincia di Lecco sia stata solo un'onerosa medaglia, ma penso anche che dopo il bengodi degli anni novanta, con i palazzi istituzionali spuntati come funghi, ora sia il momento di ripensare più ad accorpamenti che a spezzatini, in linea con la tendenza aggregativa delle associazioni economiche e della Camera di Commercio che diventa unica e che le rappresenta.
Domenica non sarà perciò un dì di festa, ma ci auguriamo che siano in molti ad andare dal dentista, con studio a villa Locatelli per l'occasione, altrimenti con che faccia ci si potrà lamentare della diserzione degli elettori quando a loro volta dovranno deporre la scheda ?
Marco Calvetti
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