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Scritto Sabato 13 aprile 2019 alle 15:07

Cambia Calolzio: una nota non gridata ma tecnica sulla questione del 'regolamento'

Il logo del gruppo di minoranza Cambia Calolzio
e il consigliere Daniele Vanoli
Riceviamo e pubblichiamo

Il gruppo civico Cambia Calolzio aderisce convintamente all'appello lanciato da alcune realtà calolziesi (Circolo Arci Spazio Condiviso e L'Altra Via), in merito al regolamento sulle "strutture di accoglimento per migranti" adottato dal Comune di Calolziocorte con delibera dell'8 aprile scorso.
Ribadiamo qui i punti sostanziali, sui quali abbiamo incentrato i nostri interventi in consiglio comunale, durante la discussione sulla delibera che ha portato all'approvazione del regolamento:

1. Con riferimento al punto 4 dell'articolo 3 del regolamento, viene indicato l'Art. 29 del Decreto Legislativo 25 luglio 1998, n. 286 "Testo unico delle disposizioni concernenti la disciplina dell'immigrazione e norme sulla condizione dello straniero".
L'articolo sopracitato riguarda il ricongiungimento famigliare e, seppur citandoli, non parla minimamente dei parametri minimi previsti dalla legge regionale per gli alloggi di edilizia residenziale pubblica.
Riteniamo che, chiunque avesse letto i parametri dei bandi CAS (Centri di accoglienza straordinari) della prefettura avrebbe trovato dei requisiti più stringenti rispetto ai quattro punti che vengono segnalati al fine di ottenere il nulla osta preventivo nelle zone "cosiddette" blu.
Inoltre, non ci sembra particolarmente efficace e coerente il tentativo di legittimare un regolamento che parla di richiedenti asilo, o di persone in possesso di protezione internazionale (rifugiati), facendo riferimento ad un articolo del "Testo Unico
immigrazione", che tratta, invece, il caso specifico dei ricongiungimenti. Abbiamo, dunque, posto domanda al Sindaco circa la coerenza del regolamento con le sostanziali modifiche in materia, introdotte dal DL 4 ottobre 2018 n.113; ahi noi, non è pervenuta risposta alcuna.

2. L'articolo 1 del regolamento, invece, è il chiaro esempio di come si possa partire da un assunto condivisibile, per poi "ritrattarlo" poche battute dopo.
E', infatti, visibile lo sforzo di apertura nei confronti degli ospitati, grazie a un quasi copia incolla dalla pag. 34 del "Manuale operativo per l'attivazione e la gestione di servizi di accoglienza integrata in favore di richiedenti e titolari di protezione internazionale e umanitaria".
Al punto successivo, tuttavia, tutta questa attenzione nel favorire inclusione e servizi viene meno, poiché tra "zone rosse" e zone soggette a nulla osta preventivo, rimane ben poco del territorio calolziese a disposizione di enti o privati ospitanti.
Anzi, quel che rimane potrebbe essere definito come "zona periferica" e, quindi, poco incline alla salvaguardia di un ingresso facilitato ai servizi della P.A.

3. Mettiamo in luce il più evidente vizio di motivazione: "Viste le molteplici problematiche sociali e di sicurezza che questo tipo di strutture possono generare, vengono individuate alcune zone dette "sensibili"; seppur scomparso dal regolamento, a seguito della discussione in consiglio comunale, rimane il punto focale (a questo punto implicito) su cui si regge l'impianto del regolamento.
Una motivazione, dunque, generica, senza che a Calolziocorte via sia, in realtà, né un'emergenza, né fatti che potrebbero suggerire un provvedimento specifico. Ciò potrebbe esporre il Comune a una evidente responsabilità contabile/amministrativa
per danno all'erario (qualora ci fosse un ricorso al TAR e il comune dovesse perdere), non solo per il Sindaco e la Giunta, ma per tutti i consiglieri comunali che hanno votato a favore del provvedimento, nonostante siano stati resi consapevoli e consci della scelta che stavano prendendo.

Concludiamo riportando le motivazioni che hanno portato il tribunale ordinario di Milano (lo scorso 27 marzo) a disporre, al Comune di Vigevano, «nella persona del Sindaco e legale rappresentante pro tempore, di cessare il comportamento discriminatorio e di revocare o modificare la delibera di giunta comunale numero 51/15», che imponeva ai cittadini
stranieri di presentare documentazione aggiuntiva, rispetto a quella chiesta agli italiani, per accedere alle tariffe agevolate delle prestazioni sociali.
«Deve, a tal proposito, essere richiamato l'art. 2 D. L.vo 286/98 ai sensi del quale "Allo straniero è riconosciuta parità di trattamento con il cittadino relativamente alla tutela giurisdizionale dei diritti e degli interessi legittimi, nei rapporti con la pubblica amministrazione e nell'accesso ai pubblici servizi, nei limiti e nei modi previsti dalla legge" secondo il principio generale della parità di trattamento tra cittadino italiano e straniero nei rapporti con la pubblica amministrazione e nell'accesso ai pubblici servizi, nei limiti e nei modi previsti dalla legge».
L'aver approvato un regolamento con "norme ad hoc", più restrittive, solo per una categoria di persone, è assolutamente contrario al principio di parità di trattamento ed è palesemente incostituzionale ai sensi degli art.3 e 10 della nostra Costituzione Repubblicana e antifascista.

Per il gruppo civico #CambiaCalolzio
Daniele Vanoli
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