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Scritto Sabato 13 aprile 2019 alle 23:23

Calolzio: 'tutta la verità' del sindaco Marco Ghezzi

Riceviamo e pubblichiamo

Marco Ghezzi
In questi giorni sono stato dipinto da alcuni esponenti politici locali, come un personaggio senza cuore, privo di sensibilità e sono stato tacciato di ogni peggior nefandezza. In ultimo sono stato sottoposto anche a un vero e proprio killeraggio personale, indegno per una forza politica progressista come il PD.
Tutto nasce da un titolo fuorviante del Corriere della Sera, che citava più o meno così: “A Calolzio vietate le scuole ai migranti”. Ovviamente un titolo del tutto falso e mistificatore. Da qui l’inizio della gogna mediatica. A tanti giornalisti schierati e a molti politicanti non è parso vero di avere una spalla, un tempo molto autorevole, per attaccare un sindaco di centrodestra, per di più della Lega. Nessuno si è preoccupato di capire quali fossero le reali motivazioni, per altro ben conosciute dai consiglieri di minoranza del PD, che ci avevano spinto a redigere il regolamento: come tutti sanno, infatti, l’obiettivo era quello, per una volta, di prepararsi a governare il fenomeno migratorio a livello locale, quando e se si dovesse mai ripresentare nelle forme emergenziali degli scorsi anni, attraverso l’individuazione di aree più idonee rispetto ad altre a favorire la miglior integrazione per la collocazione di un centro di accoglienza. Quindi nessuna limitazione personale per i richiedenti asilo e tantomeno per gli stranieri in genere. La prima domanda che ci siamo fatti è: "Meglio consentire di posizionare la struttura dei richiedenti asilo presso la stazione ferroviaria, rischiando che le forme di degrado già presenti siano attribuite dai cittadini a questi ultimi, oppure collocarla in un luogo diverso, meno problematico? Si favorisce l’integrazione, nel primo caso o nel secondo? E ancora, il Comune ha il diritto di avere un minimo di controllo sul rispetto di tutte le norme abitative e igienico-sanitarie da parte del gestore privato della struttura d'accoglienza? Il Sindaco può verificare l’idoneità della stessa al fine di prevenire forme di sfruttamento?"
E ancora, porre un centro di accoglienza nelle vicinanze di una scuola di per sé non costituisce un problema, ovvio. Solo chi è mosso da pregiudizi può pensare il contrario, ma se poi proprio lì nasce una struttura come il Ferrhotel, dove lo spaccio è di casa, cosa facciamo? Allora meglio lì o da un’altra parte? A noi sembravano motivazioni di buonsenso e non dettate dal pregiudizio.
Abbiamo peccato in ingenuità e certo di errori ne abbiamo fatti anche noi, nella forma (zone rosse e blu, un boccone prelibato per chi va a caccia di scoop giornalistici) e nella stesura del regolamento, troppo sintetico e passibile di interpretazioni sbagliate e non condivisibili. E, forse, abbiamo sbagliato nel ritenere che tutti i cittadini avrebbero compreso le nostre motivazioni, senza fornirgli una preventiva spiegazione. Rimedieremo. Tuttavia, ora ciò a cui tengo di più per la mia storia, i miei atti quotidiani, la mia totale apertura mentale verso culture e popolazioni di tutto il mondo, è riaffermare la mia completa estraneità a qualsiasi forma di discriminazione. Lo dimostrerò coi fatti. Chi mi conosce lo sa ed è la sola motivazione che mi spinge a continuare il duro lavoro che assieme alla mia squadra abbiamo fatto in questi mesi per recuperare l'immobilismo degli ultimi anni, proprio di coloro che oggi mi attaccano in modo incivile. Chiudo sottoponendovi una domanda. Se fosse vero quello che dicono i nostri accusatori, per quale motivo, proprio la scorsa settimana, avremmo deciso di potenziare la collaborazione con la cooperativa che ospita a Calolzio i richiedenti asilo? Abbiamo concordato infatti di concedergli più spazi nella villa del Comune dove hanno la sede. Evidentemente, qualcosa in tutta questa storia non torna.

Marco Ghezzi
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