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Scritto Domenica 14 aprile 2019 alle 18:41

Al Manzoni si discute di 'DAT' e consenso informato col dr. Ravizza, nuovo progetto

Sullo scenario lecchese si ritorna a parlare di testamento biologico e consenso informato: un tema tanto significativo quanto delicato, trattato qualche giorno fa dal Presidente dell’Ordine Provinciale dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri, Pierfranco Ravizza nel corso di un incontro organizzato presso l'Ospedale Manzoni. Nello specifico, la discussione si è soffermata sulle cosiddette Disposizioni Anticipate di Trattamento – più comunemente note come DAT – rispetto alle quali l’attuale legge 219 del 2017 afferma che ogni persona maggiorenne e capace di intendere e di volere può - attraverso un documento redatto consapevolmente e successivamente consegnato presso il proprio Comune di residenza - esprimere le proprie volontà in materia di trattamenti sanitari. Salvo eventuali revoche o modifiche – come nel caso di future terapie non prevedibili all’atto della sottoscrizione o concrete possibilità di miglioramento delle condizioni di vita - una volta espresse, tali DAT resteranno valide a tempo indeterminato.

Il dr Pierfranco Ravizza

Come sottolineato dal Presidente OMCeO Lecco, quella delle DAT si manifesta come chiaro risultato dell’evoluzione della pratica e della tecnica sanitaria, nell’ambito della quale negli ultimi secoli si è passati da una medicina largamente paternalistica e palliativa ad una ipertecnologica e caratterizzata da una modifica del naturale limite della vita. Se da un lato i pionieristici progressi della medicina hanno consentito di prolungare la vita delle persone anche in condizioni di incoscienza prevedibilmente irreversibile, dall’altro questo ha dato libero spazio ad una serie di scenari nei quali la persona malata non sia più in grado di percepire il proprio stato e, di conseguenza, non possa più elaborare ed esprimere coscientemente le proprie scelte in merito alla malattia. Ci sono infatti voluti diversi anni prima che – di fronte al grande dibattito non solo normativo ma soprattutto etico e religioso, che nel lecchese è stato incarnato da casi emblematici come quello di Eluana Englaro - la magistratura si esprimesse in merito al fine vita, aprendo la strada ad un provvedimento di legge che solo nel 2017 riuscì a varcare le porte del Parlamento. Strettamente legato al mondo delle DAT, seppur sovraordinato rispetto ad esse, è allo stesso tempo il concetto di consenso informato, elemento fondamentale nel rapporto medico-paziente che “richiede consapevolezza da parte di entrambe le parti in tutti i livelli della gestione della malattia e non necessariamente solo in queste forme estremamente severe di cura, come nel caso del testamento biologico”.

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Partendo dalla trasmissione di un'informazione da chi la detiene a chi dovrà usufruirne, attraverso una comunicazione chiara ed efficace ed un “tempo di comunicazione che equivale al tempo di cura”, l’obiettivo di tale consenso s rivela quindi la creazione di un grado accettabile di consapevolezza rispetto ai temi sui quali si dovrà condividere una precisa scelta, la quale inevitabilmente si tradurrà in un affidamento della persona al tecnico competente rispetto all'attuazione della direzione in cui si è deciso di proseguire. Un patto, quello esistente tra operatore sanitario e destinatario, che si compone di scelte quotidiane tutt’altro che banali, di un continuo bilancio tra rischi e benefici costantemente dinamico e, soprattutto di una condivisione di obiettivi più che di dettagli, dato che “il tema principale del consenso informato non è l'elenco degli effetti collaterali, ma piuttosto l’esplicazione del grado di rischio a fronte del grado di beneficio”, il tutto tenendo conto del fatto che buona parte degli eventi in medicina sono prevedibili in termini statistici, ma ciò solo nel momento in cui ci si riferisce alla popolazione generale e non all'incidenza nel singolo soggetto . Ad essere, infine, citato dal relatore è stato anche il codice deontologico dei medici, nel quale cinque anni fa venne sancito che – in caso di assistenza ad un paziente con prognosi infausta o definitiva compromissione dello stato di coscienza – il compito del medico consiste nel continuare ad assisterlo e (se in condizioni terminali) nell’improntare la propria opera alla sedazione del dolore, tutelando la volontà, la dignità e la qualità della vita del sofferente. In caso di definitiva compromissione dello stato di coscienza del paziente, poi, il sanitario dovrà proseguire nella terapia del dolore e nelle cure palliative, attuando trattamenti di sostegno delle funzioni vitali finché ritenuti proporzionati e, soprattutto, tenendo conto delle Dichiarazioni Anticipate di Trattamento espresse dal paziente.

“Ad oggi, anche a Lecco, diverse persone hanno già presentato in Comune i documenti relativi alle proprie disposizioni, ma è ovvio che il nodo cruciale è che chi registra le DAT è un mero registratore burocratico: l’impiegato del Comune, infatti, non ha nessuna competenza per capire se le DAT di una persona siano coerenti con le sue potenziali previsioni di salute o di malattia” ha chiosato Ravizza. “Non ha senso pensare di andare a compilare un modulo e basta. Chiunque voglia esprimere un documento con questa valenza deve quantomeno confrontarsi con il proprio medico o con i sanitari di sua fiducia. Io penso che chiunque arrivi a voler esprimere delle DAT sicuramente abbia qualcuno che conosce la sua situazione e che lo possa indirizzare e consigliare nel redigere un documento coerente con il proprio stato attuale”. L’obiettivo primario, ora, resta quindi rivolto a tutti coloro che invece non possono fare affidamento su tale figura di supporto: uno dei prossimi progetti portati avanti dalla sinergia tra medici lecchesi ed Amministrazione, consisterà infatti nell’apertura di uno sportello di accompagnamento, consiglio ed aiuto per coloro che avessero la volontà di esprimere le proprie Dichiarazioni Anticipate di Trattamento.
F.A.
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