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Scritto Mercoledì 01 maggio 2019 alle 11:13

In viaggio a tempo indeterminato/74: benvenuti in Nepal

E poi, all'improvviso, sono spariti tutti i clacson.
Sono sparite le mucche e i maiali in mezzo alla strada.
Sono sparite centinaia di persone che chiacchierano, osservano, lavorano, mangiano, sputano tabacco.
Sono spariti gli odori forti e pungenti che ti fanno coprire il naso per non star male.
Sono spariti gli incensi e i templi ad ogni angolo.
Sono spariti i cibi fritti a lato strada, i dolci inzuppati nel miele, i tè speziati serviti in minuscoli bicchierini di carta.
E sì, sono spariti persino loro, gli onnipresenti e pressanti tuk tuk!
Dove è finita l'India?!?
È stata una magia? Un incantesimo?
No, abbiamo semplicemente attraversato il confine e siamo arrivati in Nepal!

VIDEO


Sono bastati pochi passi al di là di quella linea immaginaria per renderci conto che tutto era cambiato, o quasi.
Appena saliti sul primo autobus, ci è sembrato si fosse ristretto, un po' come quel treno giocattolo che avevamo preso a Shimla tra i monti indiani.
Nei sedili a malapena riuscivamo a stare seduti in due... e sì che non eravamo ingrassati.
E con la testa quasi toccavamo il soffitto del bus.
Ma lo shock più grande è stato vedere che per strada non c'era nessuno e niente... nemmeno l'asfalto!
La prima tappa in questo nuovo Paese è stata Lumbini.
In questa piccolissima cittadina sarebbe nato lui, il Buddha.
Un luogo particolare, pieno di monasteri nascosti tra gli alberi di un enorme parco, un tempio, una pagoda bianca e moltissimi fedeli buddisti venuti qui da tutto il mondo.


Un posto così, nella vicina India, sarebbe stato un vero delirio di banchetti che vendono qualunque cosa, di motorini che corrono a destra e sinistra, di musiche a tutto volume... insomma un caos colorato e vivace.
Ma non qui in Nepal. A regnare qui è il silenzio.
Un silenzio a cui non eravamo più abituati e che quasi ci infastidisce.
Ogni piccolo rumore, dagli uccellini che cantano alle barche che navigano sul canale, ci sembra quasi un sollievo da tutta quella pace.
Le nostre orecchie era da tanto che non provavano una sensazione simile.
E dopo Lumbini, la seconda tappa è stata un'ulteriore conferma che l'India era un Paese folle e noi eravamo diventati talmente folli da non rendercene più conto.
Quando siamo arrivati a Tansen, ci siamo ritrovati davanti un paesaggio meraviglioso.

Una vallata verde che continuava a perdita d'occhio. Qualche montagna a fare da contorno.
Quel silenzio fastidioso.
Le strade in salita ma vietate al traffico.
E in mezzo a tutta quella quiete, ci siamo resi conto che in India ci eravamo abituati a ridurre al minimo il nostro "spazio vitale".
Stare a meno di una spanna da perfetti sconosciuti era diventata la norma.
Ritrovarsi seduti sul treno con in braccio un bambino mai visto prima, non ci stupiva più.
Qui a Tansen, invece, potevamo riprenderci il nostro spazio.
E all'inizio, dobbiamo ammetterlo, ci siamo sentiti un po' goffi a camminare per strada senza incontrare nessuno, senza doverci appiccicarci a una parete per lasciar passare qualcuno o qualcosa, senza doverci guardare continuamente attorno per evitare le mucche e i loro "ricordini".
Camminare ci è sembrata una vera "passeggiata", tanto che non riuscivamo più a smettere e siamo arrivati a percorrere circa 13 km per raggiungere un palazzo costruito sulle rive di un fiume in mezzo alla natura selvaggia.

Che poi abbiamo scoperto essere il "Taj Mahal del Nepal" quindi un po' di India era arrivata fin lì!
E poi Pokhara, una tappa quasi obbligata per chi viene in Nepal perché da qui partono i trekking per raggiungere le cime dell'Himalaya.
L'abbiamo raggiunta a bordo di uno di quegli autobus minuscoli, dopo aver attraversato infiniti tornanti e goduto di una vista spettacolare tutto il viaggio.
Mentre i nostri zaini stavano aggrappati sul tetto dell'autobus, un paio di capre erano chiuse nel baule e una gallina viaggiava a bordo in una busta di stoffa.
Appena scesi da quell'Arca di Noe su ruote, ci siamo immersi nelle strade di Pokhara

E sulle rive di quel lago, così calmo e rilassante, con i ristoranti turistici alle nostre spalle e le cime alte 8000 metri davanti ai nostri occhi, abbiamo ripensato a quei primi giorni in Nepal.
A quella tranquillità riscoperta, alla natura, al ritmo lento, al silenzio e... niente, l'India ci è mancata moltissimo!

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