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Scritto Martedì 13 gennaio 2015 alle 17:17

Tra codice bianco e rosso, il Pronto Soccorso preso d'assalto. I disagi sono anche frutto di un sistema sanitario in balia di cittadini non sempre ''pazienti'' 

Forse non tutti i cittadini sanno con precisione cosa è il “triage”, ma di sicuro la più parte ne ha sperimentato l'applicazione. Il termine è risuonato nella cronaca di questi giorni caratterizzati a Lecco e altrove dall'assalto al Pronto Soccorso. All'ospedale Manzoni si è toccato il record di presenze, con oltre 200 accessi nell'arco di un dì e di una notte.
Ora il triage è uno strumento di valutazione della gravità dei pazienti quando varcano la soglia del Pronto Soccorso. Le condizioni vengono valutate e contraddistinte da diversi colori.
Il rosso indica patologie con rischio di morte, il giallo certifica uno stato preoccupante, il verde una situazione sotto controllo e il bianco respinge al mittente il malato immaginario.
Ma è una logica cromatica destinata a saltare quando l'affluenza supera il limite di guardia. Di guardia medica è il caso di dire. Si sa che in questo periodo invernale la diffusione dei virus risparmia poche famiglie e spesso per una febbre curabile con un'aspirina ci si precipita all'ospedale.
Complici un'ansia immotivata e la quasi totale gratuità del servizio.
Ma è bene fare un passo indietro e dire a chiare lettere che è il sistema sanitario nel suo complesso a non funzionare. Se resiste questa cultura della salute e della malattia non ci sarà mai un Pronto Soccorso all'altezza, neppure se ci fosse un medico per ogni paziente. Che ci stanno a fare i medici di base che dovrebbero scremare i loro mutuati, lavorare sulla prevenzione ed evitare l'eccesso di esami, magari anche scontrandosi con “il cliente” che spesso arriva nello studio, armato di pretese e con già in testa la diagnosi e persino le terapie.
Un mio amico medico mi raccontava che una nuova era s'era aperta il giorno nel quale un paziente, dopo una routinaria misurazione della pressione,  gli chiese con voce tremula :” E la minima ? ”
Era il segnale di quell'infarinatura generica e generale che ha contagiato persone d'ogni età e condizione sociale, dando vita a un circuito vizioso dove ciascuno si sente autorizzato a giudicare solo perché ha seguito “Elisir” in tv o ha letto qualche bugiardino.
Sono due le manie al nostro tempo come si evince facendo zapping: la medicina e la cucina, le ricette per i farmaci e per i piatti gustosi, il professore e lo chef. E sì perchè nonostante la conoscenza sempre più affinata c'è ancora chi davanti a una grave malattia non s'accontenta del dottore ma vuole il professore.
Per tornare al Pronto Soccorso di Lecco è evidente che occorra un'azione congiunta di Azienda Ospedaliera e Asl per concordare protocolli operativi e stabilire quel minimo di collaborazione necessaria per evitare incroci e contrasti dannosi e in ultima analisi affermare la centralità del paziente, ma anche la sua educazione ad una sanità che è costosissima e che non può permettersi ulteriori conti in rosso. Perchè il triage insegna che sarebbe in pericolo di vita.
Marco Calvetti
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