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Scritto Mercoledì 14 gennaio 2015 alle 23:08

Lecco: si respira ottimismo per l'area Leuci, una cooperativa e il cinema per il 'rilancio'

Trasformare la fabbrica di lampadine in un hub creativo urbano. È questo il sogno degli ex lavoratori (e dei tanti compagni che si sono uniti durante questi anni di battaglie) per cercare ancora una volta di "riaccendere" la Leuci. Tra le novità che potrebbero partire anche una cooperativa che assuma gli ex lavoratori e la creazione di un centro dedicato alle produzioni cinematografiche che sempre più spesso chiedono di "girare" sul territorio lecchese, una piccola cinecittà in salsa lariana insomma.


Falliti i tentativi prima di riconversione al led e poi di trovare imprenditori del manifatturiero con la voglia di insediarsi nell'area di via XI Febbraio, la speranza ora è legata alla creazione di uno spazio innovativo dove far convivere, come ha spiegato Germano Bosisio, "produzione e creatività, fabbrica e arte, adulti e giovani, tecnologia e ambiente".
Certo la strada è ancora lunga - e il confronto con la proprietà sarà una sfida sicuramente complessa - ma questa volta gli ex lavoratori sembrano avere le idee più chiare, anche grazie alle realtà  incontrate in questi anni di lotta e di cammino che si sono dette pronte a scommettere nell'impresa di riqualificazione: i giovani di Art Station#1, l'associazione Il Gabbiano, Crams, Lucio Vaccani, Giuseppe Resinelli e il distretto rurale La Valle dell'Adda.

Germano Bosisio e il sindaco Brivio

Il sogno rimane sempre quello: riuscire ad acquistare i 19mila mq coperti del complesso della Leuci e trasformarlo in un ambiente dove far convivere varie realtà, che guardino al manifatturiero ma anche alla ricerca, al sociale e all'arte, mettendo a disposizione del territorio uno spazio vivo.
"Il soggetto acquirente potrebbe essere un soggetto privato (un'associazione o un consorzio di agenzie privato sociale) che si potrebbe costituire come multi utility territoriale, intesa come erogatore di servizi di trasformazione di tutto il territorio" si legge nel piano presentato nella serata di mercoledì 14 in conferenza stampa.
Queste le idee messe ufficialmente sul tavolo per la creazione di una "città della luce": i 7500mq del corpo nuovo potranno essere frazionati per insediamento di attività manifatturiere innovative che riassumano parte degli ex dipendenti, il corpo centrale di 2100mq ospiterà la cooperativa Ex-Leuci, attività commerciali, artigianali, culturali, artistiche e ricreative a prezzo di affitto calmierato e politico; il corpo vecchio sarà dedicato a centri di ricerca sull'impatto ambientale; la palazzina degli uffici potrà infine essere destinata ad esperienze di co-working, artigianato digitale e simili.

Angelo Riva (Crams) e i ragazzi di Art Station

Guido Giangrasso (Il Gabbiano), Maurizio Esposito (ex lavoratore Leuci) e Luca Vaccani

Tra le novità, estratta questa volta dal cilindro dell'assessore alle attività produttive Armando Volontè, anche quella di inserire nell'ex fabbrica di lampadine anche un vero e proprio centro per le produzioni cinematografiche: "come indicato da "Lombardia film commision" si potrebbe istituire una sala post di produzione, uno spazio attrezzato per provini e interviste, un teatro di posa... trasformando l'area in un punto di riferimento per tutte quelle produzioni, nazionali e internazionali, che sempre più spesso desiderano ambientare le scene sul nostro territorio. Una sfida difficile ma non impossibile".

L'assessore Armando Volontè

Il primo progetto pilota a partire, nelle intenzioni, sarà quello di una cooperativa che potrà dare lavoro - almeno nel breve periodo - ad una decina di ex lavoratori (e ospiti della comunità Il Gabbiano), occupandosi di assemblaggio e simili.
"E' da un anno che l'azienda ha chiuso e solo il 10% degli 85 lavoratori ha trovato un impiego, spesso solo a tempo determinato" ha spiegato Maurizio Esposito. "Per questo abbiamo capito che la realtà esterna non riesce a riassorbire tutti i dipendenti Leuci: occorre che noi stessi ci creiamo i posti di lavoro, con la costituzione di una cooperativa che impieghi questi ex lavoratori che sono già specializzati".
"La cooperativa sarà come il piede che eviterà che la porta della Leuci si chiuda per sempre" ha continuato Bosisio.

Tanti gli soggetti che, sulla carta, siederanno al tavolo della nuova Leuci: i ragazzi di Art Station con la loro creatività, la tecnologia multipolare di Lucio Vaccani, l'apertura al sociale della cooperativa Il Gabbiano,  la rete di imprese agricole, artigianali, industriali e dei servizi del Distretto della Valle dell'Adda, il Crams e molti altri.
Con la speranza di vedere insediarsi fino a 20 centri ricerca, per unire industria e innovazione del solco della sostenibilità ambientale, delle emissione zero e dell'eco-compatibilità.
Il tutto anche grazie alla legge regionale per la competitività che potrebbe acconsentire a vantaggiosi sgravi fiscali per tutte quelle nuove startup tecnologiche. Finanziamenti che non sono stati concessi in passato per la mancanza di un preciso piano di sviluppo "ma che nel giro di qualche settimana questa volta potremmo anche riuscire ad ottenere" ha commentato Volontè.
"La destinazione industriale che tutto il consiglio comunale ha ribadito deve ora essere riempita da contenuti e da progetti. E in questa idea c'è concretezza. Sono convinto che oggi sia necessario non solo cercare, ma anche creare il lavoro. E' ora di cambiare lo slogan "la Leuci non si tocca": Lecco deve tornare a toccare, a rapportarsi con la Leuci" è intervenuto il sindaco Virginio Brivio.
Nell'affollata portineria della fabbrica dove è stata organizzata la conferenza stampa questa sera si è respirata aria di ottimismo: "Grazie al duro lavoro di gruppo abbiamo trovato un percorso di rimpiego e riconversione dell'area: da bozzolo siamo diventati una farfalla e ora serve l'impegno di tutti per farla volare" ha concluso l'ex rsu Germano Bosisio.
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P.V.
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