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Scritto Martedì 09 giugno 2015 alle 12:42

Vercurago: inquinamento nella ''ex Safilo''. Ora la Provincia deve trovare il colpevole

Un tempo polo produttivo ora trasformato in una bella zona residenziale e commerciale a due passi dal lago, l'area dove un temo sorgeva la ditta Safilo a Vercurago (e prima ancora la Pirelli) è tornata ora al centro delle cronache giudiziarie e amministrative.
Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Lombardia ha accolto il ricorso della società Bioverde srl contro la Provincia di Lecco, obbligando Villa Locatelli ad effettuare una serie di analisi per scoprire chi abbia in passato lasciato sostanze inquinanti nel terreno, posto sul confine con Calolzio.


L'area in una foto di inizio '900 (foto dal web)

Ma per capire la situazione bisogna fare un passo indietro. La società Bioverde s.r.l. è proprietaria infatti di una porzione all'area di vaste dimensioni, parti a circa 64.500 mq, dove per circa settant'anni hanno lavorato diverse attività industriali e chimiche. Tra cui anche aziende storiche, che hanno fatto la storia dell'industria del 900 in Valle San Martino, come la Pirelli o la Safilo, di cui ancora oggi la località porta il nome.

Nel 2005, salutata definitivamente l'era dei fabbriconi, le società Safilo s.r.l., Safilo s.a.s., Bioverde s.r.l., e Santa Sofia s.r.l. hanno proposto al Comune di Vercurago un piano integrato di intervento diretto alla riconversione dell'intera area attraverso la realizzazione di edifici a destinazione commerciale, residenziale e turistica. DI fatto la nascita di un intero nuovo quartiere tra Vercurago e il Pascolo al posto della vecchia area industriale, ormai dismessa.
Il piano è stato approvato dall'amministrazione, che, in vista della sua attuazione, ha stipulato con le società proponenti una convenzione urbanistica in data 12 aprile 2007 con la precisazione che l'esecuzione di ogni intervento su una delle aree in questione fosse subordinata alla bonifica dell'area stessa.
L'Arpa, con una serie di rilevazioni,  aveva infatti riscontrato presso l'area ex Safilo la presenza di "rilevanti quantità di fusti metallici contenenti sostanze speciose...la presenza di uno spezzone di condotto metallico...la presenza di macerie edili".
In alcune parti del terreno erano dunque presenti sostanze inquinanti e per questo la Bioverde srl, presentando anche un progetto di bonifica, aveva chiesto alla Provincia di Lecco di individuare i colpevoli di questi abusi industriali. 

La zona, tra Vercurago e il Pascolo

 

"Rifiutammo questa richiesta, rispondendo con provvedimento in cui si faceva riferimento alla vetustà di questi rifiuti, probabilmente risalenti all'attività produttiva degli anni '60" ha spiegato la consigliera con delega all'ambiente Anna Mazzoleni.  Da qui il ricorso della società proprietaria dell'area.

Il Tar della Lombardia ha dato ragione alla Bioverde: la Provincia ora dovrà attivare un'istruttoria per cercare di scoprire l'origine dell'inquinamento.
"L'obbligo per l'amministrazione di procedere alla ricerca e all'individuazione del responsabile dell'inquinamento è aderente al principio "chi inquina paga". Un principio che non si risolve in una pura formula, ma che esprime l'esigenza concreta che le attività e i costi del ripristino ambientale gravino sul responsabile dell'inquinamento" si legge infatti nella sentenza.
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