Lecco: contro Verne e oltre Manzoni, presentato Il (nuovo) Bel Paese

L’occasione, naturalmente, è il bicentenario della nascita di Antonio Stoppani. Anche se alla ricorrenza non si fa cenno annoverando il libro che gli diede lustro, “Il Bel Paese”, tra i classici e pertanto opera immortale e quindi slegata da qualsivoglia congiuntura. BELPAESELECCO__4_.JPG (132 KB)
Bruno Biagi e Mauro Rossetto

Libro che ora ha un’edizione tutta nuova nella prestigiosa collana dei “Millenni” Einaudi, presentata ufficialmente ieri sera nell’aula magna del Politecnico lecchese. Sede non casuale, essendo stato lo Stoppani docente al Politecnico milanese, quando ancora si chiamava Istituto tecnico superiore, per ben vent’anni.
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L'assessore Simona Piazza
All’incontro, coordinato da Mauro Rossetto del Sistema museale lecchese e aperto dai saluti dell’assessore alla cultura Simona Piazza e del presidente del Rotary club Francesco Locatelli essendo l’associazione parte attiva nella promozione dell’evento, sono intervenuti Walter Barberis, docente universitario e presidente della casa editrice Einaudi ma soprattutto curatore della nuova edizione del “Bel Paese”, e Mauro Bersani, editor della stessa casa editrice.
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Bruno Biagi
A presentarli, Bruno Biagi che per anni ha gestito la libreria Einaudi in città e che in questa iniziativa editoriale ci ha messo del suo.
Era l’estate di due anni fa. Il gruppo lecchese dei “Promessi sposi circolo” coordinato proprio da Biagi e che ha come fine la diffusione della “lettura popolare” del romanzo manzoniano, aveva deciso di leggere alcuni brani del “Bel Paese”: «Per noi – ha detto lo stesso Biagi – è stata una bella scoperta. Ma preparando la lettura, ci siamo accorti come non ci fossero edizioni recenti». Quella constatazione è diventata un suggerimento girato proprio all’Einaudi che l’ha raccolto. E così, qualche giorno fa la nuova edizione che riprende i testi della prima edizione del 1876 (escludendo quindi le aggiunte successive), con una nuova veste grafica che è quella che appunto caratterizza i “Millenni”.
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Walter Barberis

Aprendo la sua relazione, Barberis si è chiesto quale senso abbia oggi questa lettura. Ci sono libri che hanno segnato un’epoca e tra questi c’è proprio “Il Bel Paese” che ebbe grande fortuna a cavallo tra Ottocento e Novecento per poi essere accantonato a partire dagli anni Trenta del secolo scorso, quando il Fascismo impone per la scuola i testi unici e dunque anche i sussidiari perdono d’importanza.
Per spiegare la novità che il “Bel Paese” rappresentò in quell’ultimo quarto del XIX secolo, Barberis è risalito al Quattrocento quando Flavio Biondo pubblicò “L’Italia illustrata”, un testo in latino nel quale propone una propria visione dello Stivale trascurando il Sud. E un secolo dopo, fu Leandro Alberti a scrivere “La descrizione di tutta l’Italia” anche in quel caso trattando marginalmente il Mezzogiorno. «Non ci sono altri libri tra i classici che trattano dell’Italia. Qualche secolo dopo, sarebbe arrivato Metternich con la celebre espressione dell’Italia semplice configurazione geografica.
Sarà anche vero – l’osservazione di Barberis - ma si tratta comunque di una configurazione particolare e non è un caso che tra Seicento e Ottocento, l’Italia sia meta del Grand Tour che spesso arriva solo fino a Roma, con il Sud che continua a essere considerato territorio italiano fino a un certo punto.
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Stoppani scrive in un periodo decisivo per la storia d’Italia, un periodo di grande entusiasmo e indaga il territorio dal punto di vista geologico: configurazione sì, ma con alcune particolarità: i gas, i vulcani, le rocce… E dunque perché non considerare l’Italia anche da questo punto di vista e non soltanto da quello storico. Già nel 1809, Ugo Foscolo si era rivolto agli italiani dicendo: «Se vi riconoscete gli uni e gli altri vedrete che troverete il coraggio della concordia». Nell’ultimo quarto del secolo – ha proseguito Barberis – la tendenza è quella della riconquista di un’unitarietà italiana che tra l’altro nel Novecento andrà perdendosi. Era un’epoca di grande entusiasmo e lo era perché c’era la scienza: gli scienziati mettevano in gioco il loro sapere e le loro relazioni internazionali dalle quali venivano esempi tecnici e di imprenditorialità. Stoppani ci porta in giro per l’Italia e non trascurando il Sud perché lì ci sono i vulcani che a lui interessano molto.
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E’ l’epoca del Ballo Excelsior rappresentato alla Scala nel 1881: 103 repliche  consecutive per esprimere l’entusiasmo di una borghesia imprenditoriale di cui Stoppani fa parte, per quanto nei panni del sacerdote. Lotta con Jules Verne: i suoi romanzi sono tutti tradotti in italiano, ma Stoppani li stronca. Possono intrattenere ma non raccontano la verità. E quelli sono gli anni del positivismo naturalistico che nega Dio, da una parte, e la Chiesa ferma nella propria tradizione dall’altra. Stoppani vuole invece una Chiesa che si avvalga della scienza. Ha avversari da una parte e dall’altra ma quelli che lo portano in tribunale sono i suoi colleghi preti: vince la causa e viene risarcito con 16mila lire che usa per pubblicare la quinta edizione del “Bel Paese” arricchita. Scienza e fede, dunque, ma anche la necessità dell’educazione: emerge così la figura eroica del maestro e infatti agli insegnanti è dedicato il libro perché la scuola serve a formare i nuovi italiani.
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Mauro Bersani
Bersani si è invece soffermato sulla lingua, sul legame con Manzoni. Detto di Metternich, cos’era ciò che legava l’Italia e gli Italiani? La lingua letteraria codificata nel Cinquecento da Bembo e utilizzata dagli intellettuali per comporre poesie e tragedie. Ma occorreva una lingua più popolare ed è stato il progetto di Manzoni. Ora occorreva portare la lingua del Manzoni al di fuori del romanzo. In Stoppani, il modello di Manzoni si vede nell’ironia e nelle frasi colloquiali. Ma Stoppani usa alla grande anche l’artificio della metafora che il Manzoni aveva utilizzato con maggior cautela.
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E allora – ha spiegato Bersani – la lingua colorita diventa la carta che gioca Stoppani ed è lingua di uno scrittore importante. Egli stesso si rappresenta parlando di uno scrittore svizzero del quale dice che ha composto la «carta sentimentale della geografia del suo Paese» ed è ciò che ha fatto Stoppani che ha cambiato l’idea di paesaggio anche nella storia dell’arte: «Ce ne siamo accorti cercando le illustrazioni per corredare la nuova edizione del “Bel Paese”. La pittura di montagna italiana esiste solo dopo Stoppani. Prima non c’è praticamente nulla od opere di scarso di valore».
D.C.
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