Scritto Giovedý 26 novembre 2015 alle 08:35

Lecco: l'autodeterminazione al centro di una serata con Englaro, nuova proposta

Un argomento capace di porre in conflitto ragione di stato e legami famigliari - per non parlare di etica medica e morale religiosa - quello affrontato ieri dall'associazione "Con la sinistra cambia Lecco". Il dibattito, moderato da Katia Sala, si è tenuto alle ore 21:00 presso la sala comunale di via Seminario 39.
Relatori erano Filippo Barberis, consigliere comunale di Milano e capogruppo PD città metropolitana, Luca Gibillini, consigliere comunale di Milano e responsabile diritti SEL provinciale, e Sergio De Muro, segretario della cellula Luca Coscioni di Lecco.
Al centro della serata però la figura Beppino Englaro, ospite della serata e padre di Eluana, la cui vicenda è ben conosciuta. Portando con sé la propria esperienza egli si occupa oggi di "diffondere e sensibilizzare", muovendosi di comune in comune.

La moderatrice ha aperto la serata con due domande: "Beppino si è fatto interprete di una battaglia, condotta in trasparenza e nella più totale legalità, la cui portata rivoluzionaria ha permesso all'opinione pubblica di riconoscersi in valori fino ad allora poco discussi o lasciati addirittura da parte da una classe politica poco matura. Posto che non dobbiamo aspettare il caso di cronaca - come potrebbe essere quello di Eluana - per occuparci di queste questioni, due sono le domande fondamentali da affrontare questa sera: cosa è cambiato dalla conclusione della battaglia di Eluana? Cosa si può fare affinchè dai comuni arrivi un messaggio forte e chiaro a chi ha il potere di realizzare le cose? ".
Beppino Englaro, rigardo alla prima questione ha risposto che dopo la vicenda della figlia le cose non sono più in alcun modo le stesse. Sebbene il cambiamento stia procedendo lento, diversi sono stati I punti fondamentali di svolta. "E' stato sancito dalla Corte di Cassazione che l'autodeterminazione non può avere alcun limite, poichè è un diritto sancito dalla costituzione e dagli accordi sovranazionali di Oviedo. Inoltre, il 2 Settembre 2015 con il Consiglio di Stato, è stato disposto che il diritto di scelta sul fine vita deve essere garantito nonostante la possibilità riconosciuta ad altri, medici e così via, di dichiararsi obiettori di coscienza". Non esiste dunque alcun potere, medico, politico o religioso che sia, in grado di frapporsi fra il l'individuo e la realizzazione delle proprie volontà, se esse sono state scritte nero su bianco in piena coscienza e consapevolezza delle proprie azioni.

Quando si mettono per iscritto le proprie disposizioni - è stato spiegato - lo si fa poichè esiste un diritto assoluto a cui appellarsi garantito dalla costituzione - quello dell'autodeterminazione - che deve essere rispettato. Oggi sono tante le premesse per cui si può e si deve riconoscere maggior valore alle indicazioni lasciate da un cittadino. Una volta fatte notificare le proprie disposizioni, non ci dovrebbero essere ostacoli sulla via per la loro attuazione, anche se non esiste alcuna normativa statale ufficiale riguardo al fine vita.
Riguardo alla seconda questione, Englaro si è pronunciato a favore di un'iniziativa che prenda il via partendo dal basso: "E' necessario che la comunità, nell'interesse di ognuno, incalzi le istituzioni più vicine a lei, a livello del locale, affinchè queste possano esercitare un'adeguata pressione sul governo. Tutto deve partire dai cittadini, i quali su certi aspetti si dimostrano essere più intelligenti della classe politica che governa. Io credo che, una volta che il dibattito sarà arrivato agli organi statali, la soluzione non potrà essere che una a prescindere dal partito di appartenenza, poichè quando si parla di diritti civili le posizioni dovrebbero essere unanimi: non dovrebbe mai succedere di vivere una tragedia personale dentro una tragedia familiare, per alcuna ragione. In alcuni casi decidere di morire significa soltanto evitare una condanna per cui altri daranno il senso ad una vita che vorremmo fosse soltanto nostra".
Filippo Barberis, consigliere comunale di Milano e capogruppo PD città metropolitana, ha portato l'esempio della propria città a supporto delle tesi espresse da Beppino. Egli è partito però dai comuni, intendendoli come quelle strutture  che più devono impegnarsi a stabilire relazioni con la propria cittadinanza: "Quello che si è fatto a Milano è stato di rendere più semplice e diffondere la conoscenza e l'attuazione di un diritto fondamentale che concede la facoltà di decidere all'individuo riguardo al proprio fine vita. Una legge nazionale che rendesse possibile quello che a Milano si sta realizzando sarebbe certamente un tassello indispensabile da aggiungere al lavoro degli enti, troppo vincolati al loro ridotto valore istituzionale per legiferare in materia. Nonostante in Parlamento non se ne sia più parlato per molto tempo, viviamo il problema dei diritti civili su più fronti: situazioni di fatto riguardo alle quali un legislatore non si prende la responsabilità di legiferare come si deve. Proprio qui sta il problema più grave, poichè, a parer mio, si innova e si rinnova un diritto nel momento in cui questo viene riconosciuto da un tribunale e regolamentato da una legge. L'appello deve rivolgersi agli enti statali, fondandosi su iniziative volte a riscuotere il maggiore sostegno popolare possibile: si parla di raccolte firme, di stesura e presentazione in comune di testamenti biologici. I numeri parlano chiaro, il dibattito sta riguadagnando lentamente importanza".
Luca Gibillini, consigliere comunale di Milano e responsabile diritti SEL provinciale, ha poi affermato con decisione maggiore la tesi del collega Barbieris: "E' evidente che lo Stato non è più capace di rispondere ai bisogni dei cittadini e, a mio avviso, l'ente locale è la sola istituzione capace di leggere le reali necessità della comunità. E' importante che Lecco si impegni a portare avanti e sempre più in là il tema della tutela dei diritti civili. Qui si tratta di riconoscere e restituire dignità e libertà alle persone. A Milano, da questo punto di vista, si è fatto e si farà molto: per ora la risposta dei cittadini è stata positiva, ma sappiamo comunque che le nostre iniziative sono pure azioni politiche. In ogni caso, possiamo affermare sicuramente che i cittadini cominciano ad avere una maggiore coscienza delle proprie libertà grazie proprio alla maggiore vicinanza con il comune. Molto è cambiato e l'opinione pubblica può dirsi pronta ad operare quell 'salto di qualità' in cui si è sempre sperato" .


Katia Sala ha quindi evidenziato l'incapacità delle amministrazioni locali lecchesi di prendere decisioni incisive: "Lecco ha sempre incontrato una certa ostilità istituzionale nell'affrontare il tema. Perchè non esiste un registro delle volontà anticipate, sebbene già nel 2011 fosse stata indetta una raccolta firme conclusasi con un numero addirittura doppio rispetto a quello necessario per la presentazione in comune di tale proposta?" . Sergio De Muro segretario della cellula Luca Coscioni di Lecco ha aggiunto: "Non si sta chiedendo alle amministrazioni locali di legiferare ma solo di dare un servizio, cioè quello di attestare facilmente le nostre volontà. I cittadini lecchesi sono sempre stati interessati a questo argomento come hanno testimoniato le 1119 firme raccolte nel 2011 a fronte delle 450 necessarie. L'opinione pubblica sa che il testamento biologico è uno strumento di scelta necessario che non obbliga nessuno in alcun modo. Mandello e Abbadia, non solo hanno istituito un registro delle volontà anticipate, ma anche uno sportello per approcciarsi ad una decisione importante di questo tipo. Eppure a Lecco, all'interno dei ranghi locali, si è sempre trovato un muro d'inadempienza impossibile da superare".
Si è così fatto avanti il consigliere Alberto Anghileri, il quale ha espresso la propria piena fiducia verso la legislature attuale: "è tutto vero, ma nonostante questo mi sento ottimista: l'hanno fatto a Mandello, Abbadia ed Osnago, non vedo perchè non lo si debba fare anche a Lecco. Tutta la cittadinanza deve supportare l'iniziativa affinchè il comune prenda almeno atto dei numeri. Io credo inoltre che i diritti, o ci sono, o non ci sono. Non esistono diritti castrati o con la condizionale. Per questo sono ottimista, poichè non c'è pericolo di scadere in inutili compromessi politici che non serviranno a nessuno: un diritto o lo si riconosce così com'è oppure lo si rifiuta nella sua integrità. In più che non si tratta neanche di come morire, bensì di come vivere e fino a quando vale la pena di farlo. Al di là dunque di ogni tabù, credo che chi di dovere sia obbligato ad assumere una posizione su questi argomenti. In ogni caso, da domani sarà visibile sulla nostra pagina Facebook la proposta che presenteremo in comune, aperta ad ogni tipo di consiglio da parte di tutti gli interessati".
All'appuntamento, è intervenuto dalle file della platea l' attuale assessore alle politiche sociali Mariani, già sindaco di Mandello quando la città ha approvato l'istituzione del proprio registro: "a Lecco il cammino va ripreso e si deve tornare a discutere. La proposta? Non la conosco ancora, ma posso garantire che c'è la volontà di trovare una soluzione efficace al problema".
Michele Milani
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