Scritto Sabato 27 febbraio 2016 alle 18:18

Civate: inceneritori e salute, incontro con il dr. Crosignani. Per Silea incarico a Torino

Una indagine epidemiologica di breve durata, in grado – analizzando i ricoveri per eventi “acuti” come patologie polmonari e cardiache – di offrire una prima, importante prospettiva sulle ricadute delle emissioni del termovalorizzatore di Valmadrera sul territorio.
Questa l’indicazione che il professor Paolo Crosignani, primario di Epidemiologia ambientale all’Istituto dei Tumori di Milano, ha offerto al numeroso pubblico che nella serata di venerdì 26 febbraio si è riunito nella sala consigliare del comune di Civate, per l’assemblea promossa dal Coordinamento Lecchese Rifiuti Zero.
Tanti gli argomenti trattati dagli ospiti – presenti anche Marco Caldiroli e Fulvio Aurora di Medicina Democratica – per affrontare la delicata tematica dell’impatto che un impianto come quello di Valmadrera ha sull’ambiente che lo circonda e coloro che ci vivono.

Il professor Paolo Crosignani, Marco Caldiroli e Fulvio Aurora

“Non siamo insensibili a questa tematica, la salute dei nostri cittadini ci sta a cuore” ha spiegato a inizio serata il sindaco Baldassare Mauri, in prima linea per proporre la necessità di una indagine epidemiologica (che per il territorio lecchese sarà affidata all’Università di Torino), allo scopo di ottenere dati su cui riflettere, nell’ottica del Teleriscaldamento al servizio di 250 utenze tra Lecco e i comuni vicini.

“Per come la vediamo noi, il progetto è una prescrizione al solo scopo di bruciare un maggior numero di rifiuti” ha spiegato Gianni Gerosa del Coordinamento.

Il sindaco Baldassare Mauri, Dario Consonni coordinatore della serata, Gianni Gerosa

“L’Autorizzazione Integrata Ambientale del 2014 consente all’impianto di Valmadrera di incenerire fino a 123.000 tonnellate di materiali all’anno, quando la nostra Provincia ne produce 49.000. Realizzando il progetto, del costo complessivo stimato di 70 milioni di euro, i rifiuti dovranno essere portati dall’esterno e non è escluso che il calore comunque non sia sufficiente e sia richiesta una “integrazione” a metano. L’aumento di traffico in termini di mezzi pesanti porterebbe ulteriore inquinamento. Possiamo solo stimare, considerando i venti Breva e Tivano caratteristici della nostra zona, che i fumi dell’impianto ricadono a Civate e Valmadrera, ma non esistono attualmente analisi sugli effetti delle emissioni. Queste devono essere promosse da un soggetto esterno, che non ha interessi nel Teleriscaldamento”. 

Elaborazione Dati Silea da dichiarazione Emas 2013, sulla direzione dei fumi


Marco Caldiroli di Medicina Democratica ha spiegato che alcuni composti (come mercurio, cromo, diossina, cobalto e nichel) sono caratteristici di questo tipo di impianti, che emettono nell’atmosfera una vasta gamma di sostanze la cui diffusione dipende da fattori ambientali. “Non si tratta solo dell’aria che respiriamo, ma anche dell’inquinamento di prodotti agricoli e animali. I dati sulle emissioni riportati dall’azienda – entro i limiti stabiliti dalla legge – sono medi, ma durante l’anno le concentrazioni oscillano. Per quanto riguarda gli ossidi di azoto (NOx), il limite di 80 milligrammi per metro cubo a Valmadrera c’è, ma non è vincolante. La normativa permette ai sindaci di richiedere una revisione dell’AIA, sulla base di precise argomentazioni”.

A Busto Arsizio è proprio questo limite che ha determinato la chiusura dell’impianto di incenerimento, a seguito delle onerose prescrizioni imposte all’azienda per limitare le concentrazioni.
“I limiti di legge non tutelano la salute umana” è stato l’efficace incipit dell’intervento del  professor Paolo Crosignani. “L’indagine epidemiologica è uno studio sugli effetti sulla salute di una determinata sorgente emissiva. Per fare questo non si devono guardare i tumori, che hanno un tempo di latenza di diversi anni, ma gli eventi acuti come i ricoveri per malattie polmonari e cardiache. Le emissioni non tengono conto dei confini amministrativi, l’area da studiare deve essere vasta, al fine di creare una “impronta digitale” dell’impianto sul territorio, in cui vengono evidenziate le aree di maggiore o minore incidenza delle patologie”.

Volontari attivi durante la serata per la raccolta firme

Uno studio simile, di breve durata, è stato nella vicina provincia bergamasca, in riferimento al termovalorizzatore di Filago. “È emerso che le ricadute peggiori sono su Madone, un paese confinante, dove i bambini hanno due volte e mezza la probabilità di ammalarsi a causa della presenza delle emissioni”. Un risultato conquistato non senza l’intervento della Procura competente, su segnalazione del sindaco di Madone, dopo che l’Asl – partecipe dell’indagine – aveva inizialmente attribuito i ricoveri in modo generico all’inquinamento. “L’indagine viene promossa per capire, per poter prendere decisioni sulla base di risultati” ha concluso il professore, che manterrà i contatti con il sindaco di Civate sulla evoluzione dello studio affidato all’Università torinese.

“Una decisione in questo senso richiede intelligenza politica, ma gli interessi immediati (quelli economici) rischiano di essere più importanti di quelli a lungo termine (la salute dei residenti). La voce dei cittadini è importante” ha sottolineato Fulvio Aurora.
Una voce che, grazie al Coordinamento lecchese rifiuti zero che raggruppa 11 associazioni e 700 privati, ha permesso di raccogliere oltre 3.000 firme sul territorio contro il progetto di Teleriscaldamento. “Qualcosa lo abbiamo ottenuto, a partire dallo stralcio del progetto da parte di alcuni comuni (tra cui Lecco, che detiene una quota del 26% in Silea) nell’approvare l’affidamento del servizio di raccolta e smaltimento rifiuti a Silea. A Valmadrera, che ottiene ogni anno centinaia di migliaia di euro di profitti, è passato senza particolari discussioni” ha spiegato Gerosa.
L’assessore civatese Simone Scola ha spiegato che l’analisi epidemiologica – a carico della società stessa - sarà affidata dal “comitato ristretto” dei sindaci soci di Silea all’Università di Torino.
R.R.
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