Scritto Luned́ 19 giugno 2017 alle 23:25

Calolzio: la Cassazione ha definitivamente dichiarato fallita la Trafileria del Lario, passivo accertato di 55 milioni di euro

L'insegna esposta sulla sede calolziese
La sentenza è ora irrevocabile: la Trafileria del Lario spa in liquidazione è stata dichiarata “definitivamente” fallita. La prima pronuncia dei giudici lecchesi – datata 24 settembre 2014, con deposito in Cancelleria avvenuto 5 giorni più tardi – era stata infatti appellata con tanto di successivo ricorso in Cassazione. Assegnata alla sesta sezione civile – nella sua funzione di filtro – “l’istanza”, nelle scorse settimane, era stata già presentata come inammissibile dal relatore, con richiesta dunque di rigetto per manifesta infondatezza dell’unico motivo. Di senso opposto le argomentazioni dei proponenti e dunque del professor Romano Vaccarella (già giudice della Corte Costituzionale e legale di Silvio Berlusconi) e degli avvocati lecchesi Fabrizio Consoloni e Stefano Calvetti.
Quest’oggi il provvedimento che ha sancito la “morte” dell’impresa, nata a Calolziocorte nel 1942 con il nome di “Trafilerie Brambilla spa”, salvo poi cambiare negli ultimi anni la ragione sociale in “Trafileria del Lario Spa”, mantenendo inalterati oggetto sociale, sede operativa e numero di partita Iva.


Se la Cassazione ha messo un punto fermo, chiudendo una “partita” giudiziaria in sede civile, è attesa nei prossimi giorni la decisione dei sostituti procuratori Nicola Preteroti e Paolo Del Grosso in relazione all’eventuale richiesta di rinvio a giudizio in capo a sette soggetti legati alla storica impresa calolziese, decisione che potrebbe aprire un nuovo importante fronte, questa volta in campo penale dove Vittorio Brambilla (già presidente del Cda della Trafileria) ha incassato lo scorso anno una prima “sconfitta” e dunque una condanna a un anno e 4 mesi per l’omesso versamento di Iva per un milione e 400 mila euro a cui ha fatto cronologicamente seguito un’opposizione ad un decreto penale che ha portato all’apertura di un secondo fascicolo a suo carico per l’ipotizzato omesso versamento di ritenute dovute o certificate per l’anno d’imposta 2012 per ulteriori 488.000 euro, con causa tutt’ora pendente dinnanzi al giudice Guido Lomacci.
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Già destinatari dell’avviso di conclusione delle indagini (il 415 bis notificato loro nei primi giorni del mese di maggio) ed in attesa di conoscere dunque le proprie sorti sono ora, oltre al già citato Vittorio anche la figlia ed ex ministro Michela Vittoria Brambilla (indicata quale supposto amministratore di fatto), il cognato di quest’ultima Nicola Vaccani (liquidatore della società), il cugino Alessandro Valsecchi (amministratore delegato) nonché i tre membri del collegio sindacale, i piemontesi Francesco Ercole (presidente), Mario Ercole e Aida Tia. Bancarotta patrimoniale dolosa il reato ipotizzato, articolato in tre diversi profili a cominciare dalla supposta presentazione sistematica di false fatture a più istituti bancari che avrebbero così anticipato – stando all’ipotesi accusatoria ancora tutta da dimostrare – alla realtà calolziese i crediti ivi indicati per circa 15 milioni di euro, tra il settembre del 2012 e l’inizio del maggio 2013 nonché dalla supposta sopravvalutazione – nell’anno 2010 - di un complesso immobiliare (a Calolziocorte) di proprietà di una società poi incorporata nella Trafileria. Da ultimo i pubblici ministeri ritengono che gli indagati, a vario titolo, possano aver concorso ad aggravare l’esposizione debitoria dell’impresa nei confronti dell’Erario, omettendo il versamento di imposta per cifre ragguardevoli.
Di poco superiore ai 55 milioni di euro lo stato passivo accertato dal curatore fallimentare dottor Luigi Bolis, assistito dall’avvocato Carlo Galli.
A.M.
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