Scritto Marted́ 20 agosto 2019 alle 22:31

Lecco: dal muro dello stadio in via Pascoli sparita la targa in ricordo dei repubblichini

Di nuovo: la targa in ricordo dei 16 repubblichini trucidati il 28 aprile 1945 nei pressi dello stadio di Lecco è “sparita” un'altra volta. Non c'è davvero pace per il controverso “cartellone commemorativo”, anche nella sua versione più recente. La tavola originale era stata infatti misteriosamente asportata nel gennaio del 2013 per poi essere ritrovata, in città dalla Digos nei giorni successivi. In ogni caso, dando seguito a una mozione approvata dall'Aula, era già stata prevista dall'amministrazione comunale la sua sostituzione, affettivamente avvenuta nell'aprile dello stesso anno, qualche giorno prima della ricorrenza e dunque dell'omaggio annualmente riservato al drappello di combattenti, appartenenti alla colonna partita da Bergamo e diretta verso Como, intercettato a Pescarenico da una formazione partigiana e fucilato poi a ridosso dell'allora Cantarelli, oggi stadio Rigamonti-Ceppi.

Il muro privato della targa

“In questo luogo, il 28 aprile 1945, avvenne la fucilazione di 16 ufficiali e sottufficiali della Repubblica sociale italiana, gruppo corazzato "Leonessa" e del battaglione "Perugia", decisa dal Tribunale di guerra del Comitato di Liberazione Nazionale dell'Alta Italia, a seguito del comportamento tenuto dagli stessi il giorno precedente, nella così detta battaglia di via Como, a Lecco. I militi e i loro sottoposti si erano resi responsabili dell'esposizione della bandiera bianca di resa, alla quale seguì invece una sparatoria che costò morti e feriti tra i partigiani” il testo – frutto della mediazione tra forze politiche opposte – scelto per la semplice lapide, alternativa alla prima che, oltre a tutti i nomi, sullo sfondo bronzeo arrecava la scritta “L'offerta della loro vita sia di monito contro ogni risorgere dell'odio fratricida”.

Le scritte anarchiche comparse anche in via Pascoli

Imbrattata a più riprese – sempre con l'avvicinarsi del 28 aprile – la targa ora non è più al proprio posto in via Giovanni Pascoli. Comparse invece, lungo la stessa strada, sul muraglione opposto rispetto a quello dello stadio “sede” del cartellone, già più volte usato come lavagna per messaggi contro il fascismo, nuovi slogan anarchici, sulla scia di quelli leggibili da qualche giorno un po' ovunque in città, in solidarietà a Vincenzo Vecchi, il black bloc latitante arrestato in Francia in quanto condannato in via definitiva per i disordini avvenuti durante il G8 di Genova nel 2001, con ripetuti assalti ai danni di banche, automobili, supermercati e del carcere di Marassi.
 “Vince libero”, “Morte al fascio” il messaggio tracciato con la bomboletta nera, di fronte all'alone lasciato dalla lapide scomparsa, il cui vuoto sarà ora colmato dalle polemiche, come sempre quando a Lecco si parla dei 16 repubblichini dello stadio.
A.M.
© www.leccoonline.com - Il primo network di informazione online della provincia di Lecco
Print Friendly and PDF