Scritto Mercoledý 21 agosto 2019 alle 18:41

Quando si riesce ancora a fare 'ohhh...' sui sentieri di casa: uscita d'osservazione con le GEV al Parco Valentino

Se l'essenziale è invisibile agli occhi, come ci ha insegnato il Piccolo Principe, ci sono anche un'infinità di dettagli che, presi dal tran tran quotidiano, ci perdiamo, spesso concentrati nel raggiungere una meta piuttosto che goderci la bellezza del "viaggio": con questo spirito e dunque con l'intento di dare importanza alle piccole cose che quasi sempre sfuggono all'osservazione, le GEV della Comunità Montana Lario Orientale e Val San Martino domenica hanno accompagnato un gruppetto di "curiosi" lungo l'anello interno al Parco Valentino. Si è trattato della terza escursione della stagione.

Ciclamini

Il pretesto era quello di andare alla scoperta delle faggete dei Resinelli. Il risultato è stato una serie di "oohhh" come quelli dei bambini, pur non arruolando giovincelli tra le fila dell'eterogenea compagnia. Senza fretta, con più pause che strappi, Piefranco (incontenibile appassionato di fiori), Franco (esperto di ornitologia) e la tranquilla Silvana, hanno mostrato ai partecipanti le bellezze del momento, nella consapevolezza che se il giro fosse stato fatto la settimana prima o venisse riproposto la prossima, avrebbe assunto o assumerebbe sfumature diverse seguendo il corso della Natura, con i suoi ritmi, indubbiamente condizionati anche dall'uomo.

"I boschi non sono tutti boschi. Ci sono boschi e boschi. La distribuzione delle specie dipende dall'altitudine" il primo assunto messo in chiaro da Franco appena imboccato il sentiero in salita, dal piazzale delle miniere. "La fascia delle faggete va dagli 800 ai 1.600 metri di quota, quando il castagno cede appunto al faggio" è stato poi aggiunto, spiegando strada facendo come il legno in questione sia duro e compatto. Eppure il picchio riesce comunque a ricavarci il nido. E se sotto le grandi chiome che si inerpicano verso il sole non cresce nulla, non è così nel tratto che porta verso la Casa Museo di Villa Gerosa, moderno tributo della Comunità Montana alle Grigne in un luogo come i Resinelli che hanno visto muovere i primi passi dell'epopea dell'alpinismo lecchese.

Il gruppo dinnanzi alla Casa Museo, "presidiata" da altre GEV

Dopo aver mostrato ai camminatori un mazzo di ortiche - che "se strappate dal basso verso l'alto non pungono" - Pierfranco ha catalizzato la loro attenzione parlando della bardana, erbacea a cui si è ispirato l'inventore del veltro. Spazio anche ai fiori con i gerani, baby-ciclamini e l'aconito tanto bello quanto velenossisimo ("non lo mangiano nemmeno le mucche ma veniva colto per estrarne poi il colore").

L'aconito. Sotto la bardana

Nel silenzio, un lamento. "E' un falco pecchiaiolo" riferisce Franco, parlando di una specie protetta che, sullo stretto di Messina, viene ancora oggi cacciata durante la migrazione per... mettersi al riparo dalle corna, secondo un'antica credenza popolare che associa tale rapace all'infedeltà coniugale. Dal cielo, occhi poi all'orizzonte, con l'arrivo al balcone panoramico da cui - nonostante la velatura della calura agostana - si è goduto della vista sul Lario, con i quattro ponti lecchesi e poi i bacini di Olginate e Garlate, più a sud e le cave del Moregallo a nord. E ancora i tre laghi al confine tra Lecco e Como, oltre l'apparentemente "grande" Valmadrera.

La vista su Lecco

Dopo la salitina a tornanti - con sosta per guardare da vicino il maggio ciondolo con la sua foglia che ricorda quella della salvia - ecco il casello del roccolatore e un'altra storia tutta da scoprire, fatta sì di caccia di poveri uccellini ma anche, almeno un tempo, di fame. "Queste costruzioni venivano posizionate in luoghi di passaggio per la fauna selvatica. Dalle finestrelle il roccolatore controllava la situazione e quando riteneva esserci abbastanza prede lanciava lo zimbello così queste gli finivano nelle reti".

Il casello del roccolatore

Nemmeno il tempo di immaginarsi il cinguettio vorticoso degli uccelli in trappola e Pierfranco già mostrava un fiorellino giallo scampato al passaggio dell'uomo mentre Silvana veniva attratta da un sorbo montano, albero dalla foglie lucide. Ecco dunque perchè, come dicevamo, le faggete alla fine hanno fatto da sfondo a un giretto facile, costellato da chiacchiere agresti attorno a elementi che, senza il giusto stimolo, sarebbero sfuggiti pur non correndo ma godendo della semplice bellezza di un bosco tutto sommato alle porte di casa.
A.M.
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