Scritto Venerd́ 15 maggio 2020 alle 18:00

Il Coronavirus visto ai raggi X: il ruolo della diagnostica per immagini nell'emergenza e poi per valutare i danni da covid

Molto prima di Mattia, a lungo considerato il paziente uno. Quello di Codogno per intenderci. Il primo caso di probabile infezione da Coronavirus a Lecco potrebbe risalire all'inizio di gennaio.
E' la conclusione a cui (per ora) sono arrivati il dr. Paolo Faccioli, Direttore della Radiologia dei due presidi dell'ASST e alcuni colleghi radiologi lombardi, impegnati in un'analisi retrospettiva degli esiti delle lastre e delle Tac (comprese quelle processate tra Manzoni e Mandic) effettuate prima della presa coscienza dell'avvenuto "sbarco" del Covid-19 in Italia.
Viste con gli occhi di oggi, ormai allenati, con una ricostruzione dunque a posteriori, quelle immagini portano a ricondurre, non solo in provincia, ovviamente, all'epidemia anche soggetti presi in carico quando l'epidemia stessa era ancora considerata un problema circoscritto alla lontana Wuhan.

Il direttore della Radiologia del Manzoni, facente funzioni anche a Merate, Paolo Faccioli


Ma cosa si capisce dalla radiografie? Qual è il contributo dato durante l'emergenza?
"Tutti i pazienti che presentavano sintomatologia correlabile al covid-19 sono stati sottoposti almeno ad un rx torace. C'è chi, ricoverato in Rianimazione, con complicanze, ne ha fatti anche tre in una stessa giornata" spiega il Primario per rendere chiara la mole di lavoro a cui la Struttura è stata sottoposta con i suoi 15 radiologi a Lecco e 8 a Merate, una settantina di tecnici in tutto oltre a infermieri e personale amministrativo. "Si è scelto di riservare la strumentazione diagnostica radiologica fissa presente in Pronto Soccorso per soggetti no-covid, per separare i percorsi. Il 90% delle radiografie sono così state eseguite al letto del paziente, per non spostarlo aumentando i rischi di contagio. Alla presenza di due operatori, uno "sporco" per il posizionamento dell'utente, l'altro "pulito" per la gestione della macchina, quando normalmente ne basta uno solo, con la necessità dunque di impiegare il doppio del personale, chiamato anche alla gestione di tutta la parte relativa poi alla sanificazione".
Le lastre, all'arrivo del "caso sospetto" sono infatti lo strumento più veloce per "etichettare il paziente a una certa diagnosi". Effettuare e poi processare un tampone richiedeva, nel momento del boom, infatti anche 24 ore di attesa, stante la scarisità dei laboratori attrezzati a tale scopo, presi d'assalto dal materiale recapitato da tutti gli ospedali lombardi, andati in "over booking" come Manzoni e Mandic che, dopo aver fatto da "spalla" alle strutture bergamasche, si sono trovati ad affrontare l'onda di piena generata dalla diffusione delle infezioni anche nella nostra provincia.

Una polmonite interstiziale da Covid-19 vista dalla TAC

Già dai "raggi" e ancora meglio dalla TAC, ancora più specifica e utilizzata in presenza di pazienti con rx torace negativo ma con sintomatologia "respiratoria" importante, si "vedono" quindi le polmoniti interstiziali virali. Certo, la diagnostica per immagini non può assicurare siano da Covid-19 (la conferma arriva solo dal tampone, pur non sensibile comunque al 100%) ma dinnanzi ad una pandemia, con un'incidenza così alta del Coronavirus, difficile pensare abbiano origine diversa, quantomeno per iniziare a trattarle, sopratutto se si considera che le polmoniti più comuni sono di solito batteriche e quindi diverse.
Diagnosi, monitoraggio, ricerca di eventuali complicanze e attestazione dell'avvenuta guarigione (pur ricordando che la guarigione radiologica è più lenta di quella clinica): questi gli scopi per i quali le radiografie sono intervenute nell'emergenza. Con numeri da capogiro, come facilmente immaginabile, vista l'estensione del contagio.
Ed ora - annuncia il dr. Faccioli - in presenza di una situazione ormai stabilizzata pur con oscillazioni che portano ovviamente a chiedere di non abbassare la guardia, ci sarà anche la "fase 2" della Radiologia con il richiamo di una selezione di pazienti con una storia clinica complessa (finiti intubati o con i "caschi" CPAP) per la valutazione dell'eventuale danno residuo. Perchè dal Covid-19 si guarisce. Ma in alcuni casi le conseguenze sui polmoni risultano irreversibili. Regrediscono "gli addensamenti a vetro smerigliato" fotografati con la TAC ma a livello alveolare l'avanzare della malattia può portare a fibrosi e problematiche "croniche". "Questi pazienti verranno richiamati per una verifica a livello anatomico e per prove di funzionalità respiratoria". TAC e spirometria, insomma.

Altri "addensamenti a vetro smerigliato" fotografati nei polmoni di un paziente

Nel frattempo, oltre all'avvio dell'analisi retrospettiva già citata, la Struttura diretta dal dr. Faccioli sta collaborando con l'Università Bicocca di Milano per uno studio multicentrico sugli aspetti tac delle polmoniti da Covid-19 ed è in progetto una collaborazione con una azienda privata - che si occupa della realizzazione di software di intelligenza artificiale in campo medico - per "insegnare" al computer ad identificare le lesioni, affinchè le "impari" e possa così aiutare l'operatore - comunque imprescindibile - quantomeno mettendo in risalto presunte "positività".
Sperando di non doversi comunque più trovare nella situazione di dover processare un caso dopo l'altro a ritmi infernali, con la morte che bussa alla porta.
A.M.
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