Scritto Marted́ 29 dicembre 2020 alle 14:01

Maggianico: Valsecchi racconta la sua verità, buttato a terra avrebbe estratto il coltello da pesca ferendo l'avversario

Gli viene contestato il reato di tentato omicidio. Ma, a suo dire, non aveva alcuna intenzione di infierire sul 35enne finito poi in ospedale con due ferite a petto e addome. Nella mattinata odierna, in collegamento dal Carcere di Pescarenico dove è detenuto dalla serata del 24 dicembre, Michele Valsecchi, 25 anni, si è sottoposto a interrogatorio di garanzia, “al cospetto” - ovviamente dietro gli schermi del pc – del giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Lecco dr. Paolo Salvatore. Il giovane calolziese – figlio di Stefano Valsecchi, il manovale accusato dell'assassinio, nel settembre scorso, dell'olginatese Salvatore De Fazio – ha così avuto modo di raccontare la sua verità su quanto successo nel tardo pomeriggio dell'Antivigilia di Natale, all'esterno di un bar di via Michelangelo a Maggianico. E ha sostanzialmente confermato la versione resa la sera stessa del 23, quando attorno alle 22 si era presentato dai Carabinieri ammettendo le proprie responsabilità circa il ferimento “dell'avversario”, un civatese poi ricoverato in prognosi inizialmente riservata all'Ospedale Manzoni. Quest'oggi dunque “Michelino” - come il ragazzo è conosciuto a Calolzio e dintorni – avrebbe parlato del tafferuglio sulla pubblica via, con la lite scoppiata prima tra lui e altri due soggetti, con il numero dei coinvolti andato poi ingrossandosi, tanto da essere preso e – a suo dire – venir sbattuto a terra. Proprio da quella posizione, avrebbe estratto dalle tasche il coltellino usato per andare a pescare, “infilzando” il 35enne, divenuto così “vittima”.
Una ricostruzione che poco collima con le dichiarazioni rilasciate da alcuni “testimoni oculari” escussi dai Carabinieri a cui sono state delegate le indagini coordinate dal sostituto procuratore Paolo Del Grosso che, meno di 24 ore dopo l'accoltellamento, ha chiesto e ottenuto un'ordinanza di custodia cautelare in carcere a carico di Valsecchi. Da valutare – da parte dell'avvocato difensore Marcello Perillo – la possibilità di chiedere un alleggerimento della misura o il riesame. Nel frattempo, dunque, il calolziese resta in cella, come pure il padre, reo confesso dell'uccisione a colpi di pistola del calabrese trapiantato a Olginate e del ferimento del fratello Alfredo. Entrambe le indagini – unite solo dal vincolo di sangue tra i due protagonisti – sono tutt'ora aperte.
A.M.
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