Scritto Venerd́ 22 gennaio 2021 alle 18:20

'Mi sono sentita trattata come un oggetto': al processo per il 'Catalogo delle donne single di Lecco' le prime testimonianze

La copertina del Catalogo
Si è aperta nel primo pomeriggio di oggi la fase istruttoria del processo a carico di Nicola Antonio Marongelli, classe 1963, originario di Reggio Calabria ma residente da tempo in città. L’uomo - che nel 2017, stando all'impianto accusatorio, avrebbe raccolto 1.218 profili Facebook di donne single di Lecco e provincia, includendoli in un catalogo poi posto in vendita – deve rispondere dei reati di trattamento illecito di dati, diffamazione e sostituzione di persona.
Oggi davanti al giudice Maria Chiara Arrighi ha reso testimonianza l’ispettore Andrea Rados della Squadra Mobile di Lecco che, nel maggio di quattro anni fa, ha svolto le indagini per scoprire chi avesse diffuso la pubblicazione, la cui esistenza non era ormai più un mistero in città.
Tramite una banale ricerca su internet l'operante aveva così trovato sul lulu.com (sito di pubblicazione per autori emergenti) un e-book al prezzo di 7,01 €. Il file non presentava alcun autore ma – come illustrato dal poliziotto in Aula - la proprietà del copyright risultava di una pagina Facebook, recante la partita iva e l’indirizzo dell’odierno imputato.
Così, mentre le denunce da parte di giovani e meno giovani lecchesi si accumulavano, dal Sostituto Procuratore Silvia Zannini veniva emesso un decreto di perquisizione nei confronti di Nicola Marongelli, a cui venivano “congelati” un pc ed una chiavetta usb.
Grazie alle analisi forensi sui dispositivi del 58enne - oggi non presente ie difeso dal penalista Stefano Pelizzari - venivano rinvenute oltre al catalogo anche una serie di mail spedite a nome di un avvocato (realmente esistente, del foro di Messina, ma dichiaratosi estraneo ai fatti) a diversi uffici anagrafe del lecchese: in questo modo l’uomo avrebbe ottenuto e pubblicato svariati indirizzi di residenza e stati di famiglia delle protagoniste della sua “raccolta”. Ovviamente a loro insaputa.
Congedato l'ispettore, sono state chiamate a testimoniare anche due delle denuncianti: entrambe erano venute a sapere della loro presenza nel catalogo dalla stampa e tramite delle conoscenti (anch’esse citate nell’elenco). “Mi sono sentita trattata come un oggetto” ha affermato una di loro nel corso dell’udienza, rispondendo alle domande del Vpo Pietro Bassi e dell’avvocato Marisa Maraffino costituitasi parte civile nell'interesse di otto querelanti. Le giovani hanno riconosciuto in aula le fotografie con cui venivano rappresentate nell’e-book, che nel 2017 erano le immagini del loro profilo fb e hanno confermato che le informazioni lì riportate corrispondevano al vero.
“Ragazze disponibili al costo di un drink” è la frase con cui il catalogo veniva presentato al pubblico di lulu.com, una frase che ancora oggi le due donne escusse ricordano con disgusto: “mi hanno fatto sentire come se fossi stata io a sbagliare, avendo un profilo pubblico su Facebook”.
L’istruttoria proseguirà il 10 febbraio con l’escussione di altre persone offese e di un consulente tecnico incaricato dalla pubblica accusa.
F.F.
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