Scritto Luned́ 25 gennaio 2021 alle 16:04

Calolzio: per il crac delle Trafilerie Brambilla c'è un quinto patteggiamento. Un anno e mezzo a uno dei 'sindaci'

Una delle proteste degli operai fuori dai cancelli del sito di Calolzio
al momento della chiusura delle Trafilerie
Parevano intenzionati a percorrere la stessa strada. Ed invece i destini processuali dei tre membri del collegio sindacale della Trafileria del Lario - già Trafilerie Brambilla - non si ricongiungeranno. La dottoressa Alida Tia, assistita dall'avvocato Alberto Mittone del Foro di Torino, ha quest'oggi optato per il patteggiamento dopo che un anno fa - era il 30 gennaio 2020 per la precisione - la sua posizione era stata stralciata dal fascicolo del dibattimento, arrecante anche i nome dei colleghi Francesco Ercole e Mario Ercole, padre e figlio.
Come si ricorderà erano sette gli originali imputati per il crac della storica impresa calolziese, tutti chiamati a rispondere, a vario titolo, dell'ipotesi di reato di bancarotta fraudolenta: hanno optato per il patteggiamento l'ex ministro Michela Vittoria Brambilla ritenuta dagli inquirenti dell'amministratrice di fatto della società di famiglia, fallita con passivo accertato di 55 milioni di euro (un anno e 4 mesi) ed il padre Vittorio Brambilla (un anno e 6 mesi) nonché Alessandro Valsecchi e Nicola Vaccani, rispettivamente cugino e cognato della "rossa" quali amministratore delegato e liquidatore della società calolziese (2 anni ciascuno).
Ai patteggiamenti si era arrivati, tra l'altro, dopo l'estinzione dei supposti reati tributari contestati ai vertici dell'impresa, con il versamento da parte dei due Brambilla di circa 3 milioni di euro. Padre e figlia, già a giugno 2018 avevano altresì staccato un assegno da 3 milioni di euro complessivi a titolo di risarcimento (senza alcuna ammissione di responsabilità) in favore curatela che - rappresentata dall'avvocato Carlo Galli - ha "ingaggiato" una seconda vertenza giudiziaria presso il Tribunale delle Imprese, coinvolgendo anche gli istituti di credito che hanno "foraggiato" la Trafileria.
I tre sindaci, tornando agli imputati del filone penale, invece, in udienza preliminare non avevano optato per riti alternativi, venendo rinviati a giudizio con prima udienza fissata al cospetto del collegio giudicante presieduto dal dr. Enrico Manzi (a latere le colleghe Martina Beggio e Nora Lisa Passoni). Era il 30 gennaio di un anno fa. E in apertura di udienza è stato lo stesso Tribunale a evidenziare un difetto di notifica relativo alla dottoressa Tia, esteso anche all'imputato Mario Ercole che, come la collega, in un primo momento aveva eletto domicilio presso la propria abitazione, salvo poi comunicare lo spostamento presso il legale di fiducia. Cambiamento non tenuto in considerazione dalla Procura che ha notificato ad entrambi sia l'avviso di conclusione delle indagini sia l'avviso di fissazione dell'udienza preliminare a casa. Ercole ha firmato entrambe le ricezioni personalmente, "sanando" l'errore iniziale. A Tia invece è stata consegnata di persona solo la prima comunicazione, mentre la seconda è stata lascia... alla collaboratrice domestica, motivo per cui la difesa ha eccepito l'irregolarità della notifica. Chiesto e ottenuto così il "ritorno al via" della posizione della professionista, con la fissazione di una nuova udienza preliminare a suo carico, celebrata per l'appunto quest'oggi. Con sorpresa. Il giudice Marta Paganini - prestata al ruolo di GUP - ha infatti ratificato un accordo di patteggiamento tra le parti, con la pubblica accusa rappresentata dal sostituto procuratore Paolo Del Grosso, titolare fin dall'origine di un fascicolo aperto a quattro mani con il compianto collega Nicola Preteroti. Non presente personalmente in Aula, Alida Tia ha così definito la propria posizione con l'applicazione a suo carico di una pena pari a un anno, sei mesi e venti giorni.
Il prossimo 8 aprile, invece, salvo nuovi colpi di scena, si aprirà, con l'escussione del curatore fallimentare Diego Bolis (nel frattempo andato in pensione con il faldone passato al collega Davide Ierardi) l'istruttoria dibattimentale a carico, a questo punto, solo dei due Ercole, anche loro rappresentanti dall'avvocato Mittone.
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