Scritto Sabato 06 febbraio 2021 alle 11:21

Lecco: allo stadio l'ultimo saluto al paracadutista Marco Pietro Rossi

Ancora un ultimo saluto al Rigamonti-Ceppi. Ancora un addio decisamente prematuro. Dopo aver già ospitato - per ragioni legate all'alta affluenza attesa da controbilanciare al rispetto delle imposizioni anti covid - le esequie della giovane Chiara Papini, la 17enne travolta e uccisa la scorsa primavera a Castello, sulla via per casa, lo stadio di Lecco è stato scelto quest'oggi per l'omaggio a Marco Pietro Rossi che di anni ne ha vissuti il doppio. Ancora troppo pochi. Ma intensi. E ricchi indubbiamente di adrenalina e allegria.




Adrenalina, per gli oltre 3.400 lanci con il paracadute all'attivo. L'ultimo, sabato scorso a Cremona, gli è risultato fatale. Forse una manovra sbagliata in fase di atterraggio, poi l'impatto violento sulla pista, i tentativi di rianimarlo e la morte decretata a breve distanza all'Ospedale Maggiore tra lo sgomento dei tanti amici, accomunati dalla stessa passione, quest'oggi radunatisi a Lecco per augurargli, a modo loro, "cieli blu" in una giornata decisamente uggiosa che Marco avrebbe di sicuro saputo vivacizzare con il suo modo di fare scanzonato, la sua ironia, il suo essere di compagnia. Ecco dunque l'allegria.

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Mamma Paola e papà Tino - Rossi entrambi così come pure entrambi i nonni materni, come sottolineava il giovane scherzando sul suo cognome tanto diffuso associato ad un nome così ricorrente da venir utilizzato come "cliente tipo" sui bancomat - avevano chiesto per il loro ragazzo un saluto "non triste" ma con la forza "di arrivare fino al cielo".






E così è stato. Pur con tanti volti con gli occhi umidi. Queste le prime immagini del rito in corso allo stadio. Tanti i presenti. Sullo schermo la vita di Marco, entrato al Rigamonti-Ceppi sulle spalle dei parà lecchesi. La cerimonia - non un vero e proprio funerale - è stata aperta dalla preghiera guidata da Fra Guido - cugino di "Pescegatto", come il 34enne era conosciuto - chiamato al non semplice compito di trovare le parole giuste per ricordarlo.







Spazio poi agli interventi. E non potevano che essere gli amici del volo a iniziare, alternandosi dinnanzi alla bara ai cui piedi non poteva mancare un paracadute e lo stemma di Marco, di pescegatto, di Ines, il ragazzo che amava il cielo e che oggi anche il cielo piange.

L'articolo completo nelle prossime ore.
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