Scritto Venerd́ 16 aprile 2021 alle 13:54

Lecco, Chiara travolta e uccisa a 19 anni: confermata 'in toto' la sentenza di primo grado, attenuanti generiche incluse

Chiara Papini e gli omaggi lasciati nel luogo in cui è avvenuto
l'incidente, nell'immediatezza della morte della 19enne
La sentenza dello scorso 25 novembre a firma del Giudice per le udienze preliminari del Tribunale di Lecco Paolo Salvatore è stata confermata nella sua interezza, anche dunque per quanto attiene la concessione delle attenuanti generiche, "elemento" che aveva portato a ritoccare al ribasso la richiesta di condanna avanzata dalla pubblica accusa e soprattutto aveva lasciato interdetti i genitori della vittima, costituiti parte civile, così come il loro secondogenito, per il tramite dell'avvocato Stefano Pelizzari. Nella mattinata odierna, ad un mese dal primo anniversario della morte della giovane studentessa Chiara Papini - 19 anni appena - la Corte d'Appello di Milano ha ribadito la condanna irrogata in primo grado a carico di Samuele Mellace, il ragazzo oggi 23enne che quella tragica sera del 20 maggio 2020, a lockdown appena concluso, al volante della sua Renault Clio ha falciato in pieno la lecchese mentre la stessa attraversava via Papa Giovanni XXIII a Castello, a poca distanza dall'abitazione verso cui stava facendo ritorno.
Sbalzata per svariati metri a seguito dell'impatto, la 19enne era stata poi elitrasportata in condizioni disperate all'Ospedale di Circolo di Varese dove ai medici non è rimasto altro che dichiararne la morte celebrare, venendo poi autorizzati da mamma Maria e da papà Gianfranco all'espianto degli organi donando così vita nel mentre quella della figlia terminava, decisamente troppo presto. Descritta il giorno del funerale - celebrato dinnanzi a centinaia di intervenuti presso lo stadio cittadino - come una ragazza "raggiante", "altruista", "generosa", "sempre pronta a far casino" e ad "ascoltare gli altri" - Chiara era stata lasciata agonizzante sull'asfalto. Dopo essersi fermato, il suo investitore si era dato infatti a precipitosa e inutile fuga, venendo poi trovato alla Bonacina, con una bottiglia in mano, a suo dire per togliersi dalla testa il volto insanguinato della ragazza che gli aveva ricordato lo stesso sguardo dell'amico Alex Crippa, vittima anch'egli di un incidente stradale. Durante l'interrogatorio di garanzia, Mellace - assistito dall'avvocato Saverio Megna - aveva confessato al giudice di essersi fatto una canna e una birretta verso le 17, negando di aver bevuto in prossimità dell'incidente ma di averlo fatto solo dopo, a tragedia avvenuta, giustificando così un tasso alcoolemico ben oltre i limiti al momento del suo rintraccio da parte delle forze dell'ordine. Condannandolo a 5 anni e sei mesi, in abbreviato, il GUP di Lecco aveva riconoscito l'aggravante della guida sotto l'effetto di stupefacenti ed escluso quella della guida in stato ebbrezza, concedendo altresì le attenuanti generiche non prese in considerazione dal sostituto procuratore Antonia Pavan che, ereditando il fascicolo aperto dalla collega Giulia Angeleri, aveva chiesto una pena pari a 7 anni. Il giudice aveva altresì disposto a carico di Mellace la revoca della patente e il divieto di conseguirla per i prossimi 21 anni, stabilendo inoltre - venendo ai risarcimenti - una provvisionale di 130 mila euro per la mamma, 100 mila per il papà e 50 mila per il fratello. Oggi la riconferma, in toto.
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