Scritto Giovedý 01 luglio 2021 alle 16:53

Valmadrera, Altof: emolumenti prima del crac per 140.000 euro, chieste due condanne

La Altof di Valmadrera
Entrambi gli imputati sono da condannare ma non per bancarotta fraudolenta distrattiva come da capo d'imputazione bensì per l'ipotesi meno grave di bancarotta preferenziale. Questa la conclusione a cui è arrivato il sostituto procuratore Paolo Del Grosso all'esito del procedimento penale intentato nei confronti di Marco Longhi e Ariel Fabiano, rispettivamente ultimo amministratore e liquidatore della Altof di Valmadrera, impresa specializzata nella produzione di linee di lavorazione e macchine industriali, dichiarata fallita dopo aver presentato i libri in Tribunale, nel giugno 2015.
Al centro del processo - celebrato al cospetto dei giudici Enrico Manzi, Nora Lisa Passoni e Martina Beggio - gli emolumenti percepiti dai due imputati, entrambi assistiti dall'avvocato Marcello Perillo. 45.000 euro la somma corrisposta in un'unica trance al primo e quasi 100.000 euro quella bonificata al secondo, per nove mesi di impegno in favore dell'azienda. Cifre che l'istruttoria dibattimentale, come ammesso dallo stesso rappresentante della pubblica accusa, ha permesso di etichettare come "autorizzate" e "congrue al lavoro svolto", minando così alle fondamenta la sussistenza della distrazione, originariamente ipotizzata dalla Procura con il PM pronto però a chiedere la riqualificazione in bancarotta preferenziale ritenendo che ne ricorrano tutti gli estremi. I due pagamenti - seppur con il nulla osta dell'assemblea dei soci e per attività realmente prestata alla società - sarebbero avvenuti infatti in un momento in cui la Altof era già evidentemente in una situazione di dissesto e avrebbero leso - sempre nella versione del dr. Del Grosso - la par condicio creditorum. Anche tralasciando i debiti erariali, la realtà valmadrerese, aveva infatti maturato debiti per 618.000 euro anche nei confronti dei suoi stessi lavoratori. Il versamento degli emolumenti ai due soggetti apicali sarebbe dunque da considerarsi "scorretto" nei confronti delle maestranze che attendevano le loro spettanze, tanto più - come aggiunto dal PM - in considerazione del mancato pagamento, nella fase di liquidazione, delle tasse, "fregando" dunque, nella sua tesi, anche lo Stato.
Chiesta così la condanna tanto di entrambi gli imputati a un anno, con la confisca del profitto già posto in sequestro preventivo.
Si è invece battuto per sostenere che la Altof sia morta "senza sbagliare nulla" l'avvocato Perillo, ricordando come le spettanze per Longhi e Ariel fossero indicate nel nuovo statuto approvato dall'assemblea, ribadendo a più riprese la convinzione che l'ultimo amministratore non abbia preferito sé a altri nei pagamenti ma, di contro, abbia cercato in tutti i modi di salvare un'azienda dove, mancato improvvisamente il fondatore, i dirigenti si sono "mangiati" il più giovane e meno esperto figlio mentre per quanto attiene il liquidatore lo stesso, come sottolineato in più testimonianze, abbia giocato un ruolo attivo, impegnandosi realmente per salvare un'impresa che "ha avuto una morte lenta ma giuridicamente corretta". Il 15 luglio la sentenza.
A.M.
© www.leccoonline.com - Il primo network di informazione online della provincia di Lecco
Print Friendly and PDF