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Scritto Venerdì 04 luglio 2014 alle 17:49

Valmadrera: rivendica un cellulare, signora tacciata di violenza privata su una giovane

Una ragazzina, in compagnia di una amichetta, trova un cellulare lungo il Rio Torto. Sopraggiunge una donna che asserisce di essere la legittima proprietaria del dispositivo nella cui memoria sarebbero conservati numeri per lei importantissimi. La giovane è dubbiosa sul fatto di passare il telefonino all’interlocutrice: la situazione si fa tesa e, in quei momenti di frizione, stando all’impianto accusatorio, la signora, reclamando il telefonino, avrebbe esercitato “violenza privata” sulla controparte tanto da essere poi portata a giudizio dalla stessa proprio per quanto attiene la fattispecie di reato prevista dall’articolo 610 del codice penale. La vicenda, ambientata a Valmadrera e datata 2007, è approdata nuovamente quest’oggi in Aula, dinnanzi al giudice monocratico Maria Chiara Arrighi che già aveva ascoltato la persona offesa, costituitasi parte civile. Questa mattina sono dunque stati escussi un’operante della Stazione Carabinieri di Valmadrera e un amico della presunta vittima, con quest’ultimo che ha ricostruito l’accaduto. Il ragazzo, che all’epoca dei fatti aveva appena 16 anni, quel giorno ricevette una telefonata da una compagna di classe che gli chiedeva di raggiungerla al Rio Torto per aiutarla a risolvere un problema. Arrivato nel punto indicatogli, il sedicenne trovò l’amica in compagnia di un’altra ragazzina e di una donna. Gli venne spiegato del ritrovamento del cellulare, rivendicato con insistenza dalla signora che avrebbe costretto la minorenne a recarsi con lei presso la caserma. Da qui l’accusa mossa nei suoi confronti, originata, come spiegato a margine dall’udienza dall’avvocato di parte civile, non tanto da atti veri e propri dell’imputata quanto dalla pressione psicologica esercitata  dalla stessa sulla sua assistita. A novembre l’audizione dei testi rimanenti per far luce sulla vicenda.
A.M.
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