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Scritto Sabato 05 luglio 2014 alle 15:15

De Capitani su sagre e sterpaglie dei contadini

Gentile direttore
Era stato approvato qualche mese or sono un articolo, il 256 bis nel preesistente decreto legislativo 152/2006, che vietava di bruciare sterpaglie e rovi all'aperto, assimilando nel frangente i materiali del legno e comunque naturali, ai rifiuti.  Norma molto insidiosa perchè prevedeva conseguenze penali (dai due ai cinque anni di
reclusione) per i trasgressori, e sostanzialmente voluta per limitare i fenomeni di incendi dei rifiuti che interessavano e interessano ancora alcune zone della cosidetta Terra dei fuochi nel meridione. In sostanza era a possibile rischio anche il tradizionale falò, che da decine di lustri illumina la notte di san Giuseppe qui a Pescate, che ho comunque autorizzato prendendomi tutte le responsabilità del caso. Recentemente a Roma hanno capito che forse non era proprio il caso di prevedere le  manette per il  vecchietto sorpreso a bruciare le sterpaglie  nel suo campo dopo averlo pulito da rovi e ramaglie, e quindi qualche giorno fa con il Decreto 91/2014 han fatto marcia indietro dando mandato ai sindaci di individuare periodi ed orari in cui bruciare queste paglie, sfalci e potature. Prontamente e' intervenuta la nostra  Comunità Montana con una lettera ai sindaci per individuare come intervenire, con una procedura  studiata ad hoc e quindi burocrazia sopra burocrazia ancora, e il nostro vecchietto e il povero contadino ancora non sanno come, quando e dove poter bruciare quelle quattro sterpaglie che forse a questo punto farebbero meglio ad abbandonare nei campi. Ma non solo a Roma hanno idee geniali.
Qualche giorno fa in Regione Lombardia alcuni consiglieri hanno presentato in IV Commissione una  proposta di legge per contenere le autorizzazioni comunali alle sagre di paese. Mi sono andato a leggere questo progetto di legge n
0172 che dice al punto 8 dell'art 2 che in queste iniziative non si può effettuare vendita di asporto, non si possono accettare prenotazioni, non si possono proporre più di due piatti per la stessa portata, e nei successivi punti si parla dell'istituzione di un apposito registro regionale delle sagre da pubblicarsi sul Bollettino ufficiale della Regione Lombardia. Oltre a questo vanno allegate alle domande le planimetrie, per le sagre devono essere interessate le Camere di Commercio e le eventuali sanzioni vanno divise anche con i comuni responsabili in solido. Ora io mi chiedo: Se in questo Paese Italia, messi come siamo messi, le priorità sono quelle di intervenire sulle sterpaglie dei campi e normare le sagre di paese, allora vuol dire che non ho capito io cosa vuol dire fare il sindaco. Io e gli alpini abbiamo creato dal nulla ben cinque sagre a Pescate che valorizzano il territorio, le nostre tradizioni, l'identità territoriale di un paese vivo e protagonista, i cui proventi vanno tutti in beneficenza.
Sono sagre che durano un giorno, molto apprezzate e partecipate, e non portano via clienti ai commercianti, perchè chi vuole mangiare la busecca, la polenta taragna, la caseoula  e i tortelli non va certo al ristorante. Ma non possiamo  sopportare altra burocrazia e uniformare anche la convivialità e le tradizioni popolari  ai regolamenti.
Un'altra battaglia che mi sento di fare.
cordialmente
Dante De Capitani - Sindaco di Pescate
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