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Scritto Sabato 12 luglio 2014 alle 13:15

Calolzio: la questione delle Trafilerie torna in consiglio con parlamentari e sindacalisti. Approvato il memorandum

Politici, sindacati, lavoratori e cittadini insieme per dire no agli esuberi e al taglio degli stipendi proposto dalla holding turca Celik Halat, acquirente delle storiche trafilerie Brambilla, oggi "Trafilerie del Lario".
Per la seconda volta la questione è approdata infatti in consiglio comunale a Calolziocorte, in una speciale seduta aperta alla quale hanno partecipato - oltre a tutta l'amministrazione guidata dal sindaco Cesare Valsecchi - anche i sindacalisti della Fiom Diego Riva ed Elena Rossi, insieme ai parlamentari lecchesi Veronica Tentori (Pd) e Paolo Arrigoni (Ln).


Un seduta dal grande valore simbolico, per ribadire ancora una volta il sostegno da parte di tutto il mondo politico - di destra e di sinistra, locale e nazionale - a tutti i lavoratori e alla loro battaglia sindacale (e giudiziaria) che da mesi stanno portando avanti con caparbietà.
La vicenda è cosa nota: il gruppo turco del magnate Aydin Dogan si è detto interessato all'acquisto delle trafilerie della famiglia Brambilla ma assumendo con una paga ridotta di almeno il 30% solo 50 dei 72 lavoratori, lasciando cosi a piedi 22 operai e le relative famiglie.
Una trattativa gestita individualmente con i singoli lavoratori, saltando completamente il tavolo sindacale, tanto che le rappresentanze del lavoratori hanno fatto ricorso al tribunale proprio per "condotta antisindacale" (art. 28 dello statuto dei lavoratori).

"In sedici anni che faccio questo lavoro non mi è mai capitato di dover portare in tribunale un'azienda per condotta antisindacale. E questo la dice lunga - ha commentato il segretario della Fiom Diego Riva - Nel nostro territorio si è sempre agito con modalità molto diverse, confrontandosi sempre, magari in maniera anche molto dura, tra le parti. Siamo riusciti a trovare accordi preventivi anche in situazioni ben più complesse, ma in questo caso la nostra controparte ha voluto scavalcarci: è dal 21 maggio che chiediamo un confronto".

Quello tenuto dai turchi è stato infatti un approccio inedito per il territorio lecchese, tanto che per questa acquisizione hanno preferito l'appoggio di Confindustria Bergamo, più libera rispetto a Lecco di arare nel campo altrui. "Si è scelto Bergamo perché con noi non ha relazioni - ha continuato Riva - E' stata una furbata, un'operazione di basso profilo".
Unanime è stata la condanna da parte del mondo politico per un comportamento che è stato giudicato scorretto e pericoloso. Il rischio è infatti che si venga a creare un precedente e che altri imprenditori possano decidere di seguire il percorso tracciato da Celik Halat.

"E' grave e immorale che i turchi, con Confindustria Bergamo, abbiano deciso rompere la contrattazione collettiva. Hanno pensato di proporre un contratto capestro a 50 operai in cassa integrazione da mesi, e purtroppo il vecchio 'divide et impera' ha funzionato ancora una volta" ha commentato il senatore Paolo Arrigoni (Lega). "Una situazione che deve far riflettere, e che rischia di aprire un precedente pericolosissimo".
Parole condivise da tutti gli schieramenti politici.
"Il nostro territorio non si può permettere di non operare insieme per superare le difficoltà, soprattutto se colpiscono lavoratori e famiglie" ha continuato la deputata Veronica Tentori (Pd). "Bisogna uscire dalla crisi senza lasciare indietro nessuno".

Il ciclone che ha investito i lavoratori delle trafilerie ha scosso infatti nel profondo la comunità calolziese, cresciuta dal dopoguerra intorno all'azienda che ha rappresentato per molto tempo un vanto per i cittadini e per i numerosi dipendenti.
Per questo è stato un fulmine a ciel sereno la notizia che gli storici proprietari avessero deciso di metterla in vendita. Nonostante solo 6 mesi prima - nel marzo 2013 - gli stessi avevano lodato i risultati industriali ottenuti.
"È un problema che coinvolge tutta la comunità, non solo i lavoratori. - ha commentato il vicensindaco di Calolziocorte Massimo Tavola - Abbiamo un patrimonio di tutele sindacali che deve essere un modello per tutti. E questa è l'occasione per riconoscere e sancire una volta per sempre la validità di questi principi".

Una questione che ha smosso trasversalmente Comune, Provincia, Regione e Parlamento e sulla quale non è stata ancora messa la parola fine.
Martedi 15 ci sarà infatti l'udienza con giudice che già nei giorni successivi potrà emettere la sua sentenza. Se accoglierà il ricorso dei sindacati i contratti offerti ai 50 lavoratori saranno invalidati e la trattativa dovrà ripartire da zero, questa volta con l'intermediazione sindacale. Per arrivare eventualmente all'approvazione di un contratto di solidarietà che tuteli tutto l'organico e non lascia a casa nessuno. Senza costi aggiuntivi per l'azienda.
"In Turchia l'imprenditore non ha alcuna responsabilità sociale. Questa è la loro cultura. Ma dobbiamo riuscire a far capire che in Italia questo approccio non può essere consentito - ha concluso Riva - C'è ancora qualche giorno per riuscire a trovare un accordo con la controparte. Noi ci siamo e saremo disponibili fino all'ultimo".

Il consiglio, cui ha partecipato anche una delegazione di lavoratori, si è concluso con l'approvazione di un memorandum, in cui "Il consiglio comunale auspica che le trattative continuino nel rispetto delle normative sindacali e delle leggi dello stato e che si mantengano in organico tutti i lavoratori".
Un atto simbolico per dare coraggio e per esprimere la vicinanza ai lavoratori e alla rappresentanza sindacale in questa aspra battaglia di civiltà.
P.V.
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