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Scritto Lunedì 01 febbraio 2016 alle 20:23

Presunta frode e 'danneggiamento' del torrente Pioverna, a processo Pier Giorgio Romiti. Lo difendono la Bongiorno e Dominioni

L'avvocato Giulia Bongiorno e l'avv. prof. Oreste Dominioni
I nomi degli avvocati difensori sono assolutamente "di grido". Il prossimo 6 giugno - salvo sostituzioni, come per l'udienza di quest'oggi, la primissima dinnanzi al giudice monocratico Salvatore Catalano - in Tribunale a Lecco potrebbero presentarsi Giulia Bongiorno, il giovanissimo legale di Andreotti ai tempi del processo per concorso esterno in associazione mafiosa, al fianco anche, per fare un nome su tutti, di Raffaele Sollecito fino alla sentenza di Cassazione per l'omicidio di Meredith Kercher e il professor Oreste Dominioni, ordinario di Diritto processuale penale presso la Facoltà di Giurisprudenza della Università Statale di Milano, già Presidente della Camera penale di Milano e dell'Unione delle Camere penali Italiane.
Con studio in Piazza San Lorenzo in Lucina a Roma la prima e in Corso di Porta Romana nel capoluogo meneghino il secondo, dovrebbero raggiungere "quel ramo del Lago di Como" per assistere Pier Giorgio Romiti, figlio di Cesare, quest'ultimo già presidente e amministratore delegato del Gruppo Fiat a fine anni '90 nonché fondatore della società finanziaria che controlla Rcs. Frode nelle pubbliche forniture e danneggiamento le ipotesi di reato formulate nei confronti dell'imputato, imprenditore romano, classe 1951. Nello specifico, stando a quanto riportato nella richiesta di rinvio a giudizio a suo tempo formulata dal pubblico ministero Cinzia Citterio, egli è chiamato a rispondere, per vicende datate 2011, di quanto previsto dall'articolo 356 cp "perché nella sua qualità di Presidente del Consiglio di Amministrazione di SACECCAV Spa, già SACCECAV Gestioni srl con sede in Desio, aggiudicataria dell'appalto per la gestione del servizio idrico integrato del comune di Taceno stipulato in data 23/11/201, commetteva frode nell'esecuzione del contratto sopramenzionato e/o nell'adempimento degli obblighi relativi ed in particolare, diversamente da quanto stabilito dalle clausole contrattuali, ometteva di attivare e/o manteneva non funzionante l'impianto di telecontrollo della stazione di pompaggio di Pasturo per periodi prolungati e anziché provvedere alla riparazione dei guasti della stazione stessa sversava, attraverso uno scarico attivo non autorizzato, liquami e acque reflue urbane nel Torrente Pioverna" nonché dall'articolo  636 comma 2 n.3 cp "perché con la condotta di cui al capo A e in particolare attraverso sversamento costante con più scarichi giornalieri di liquami e acque reflue urbane, danneggiava il medesimo corso d'acqua". Accuse queste - chiaramente - ancora tutte da dimostrare in sede dibattimentale. Quest'oggi infatti il dr. Salvatore Catalano si è limitato all'ammissione delle liste testi, rinviando la causa al prossimo 6 giugno per l'audizione dei soggetti indicati dalla pubblica accusa, sostenuta in Aula dal viceprocuratore onorario Mattia Mascaro. Ciò che è certo è che una questione legata alla piccola Valsassina porterà a Lecco nomi così blasonati da aver già catturato, nella mattinata odierna, l'attenzione di quanti erano presenti in udienza.
A.M.
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