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Scritto Martedì 29 marzo 2016 alle 14:19

Quattro passi alla scoperta della palude di Brivio. La passerella è ormai abbandonata

Avrebbe davvero bisogno di un bel “restyling” le passerelle in legno che attraversano alcuni tratti della Palude di Brivio, all’altezza della Levata a Monte Marenzo, sulla sponda calolziese del fiume di manzoniana memoria sulla quale il comune rivierasco dell'altra riva esterde la propria "competenza".
Si tratta di percorsi realizzati più di 10 anni fa come luoghi privilegiati per monitorare la fauna e valutare l’evoluzione della palude, ma anche veri e propri “trampolini” per chi vuole immergersi nell’ecosistema fluviale, per praticare il birdwatching o semplicemente per respirare la particolarissima atmosfera di calma e quiete che si respira sull’Adda.
Un angolo di natura davvero unico, dove poter passeggiare senza incontrare “anima viva” al di fuori delle moltissime specie di animali, pesci e uccelli che qui vivono indisturbate.

Armati solo di macchina fotografica, nei giorni scorsi ci siamo divertiti a girovagare per la riserva, partendo da via Lago Vecchio a Calolzio: non poteva esserci un accesso più improbabile, nascosto tra i capannoni e le ditte della zona industriale.
Ma basta svoltare l’angolo per lasciarsi alle spalle i tir che fanno manovra e catapultarsi in un altro mondo, in silenzio che sembra essere riuscito persino a fermare il tempo.
Qui è iniziata la nostra passeggiata: si costeggiano le cosiddette “foppe”, specchi d’acqua sorti nelle buche scavate un tempo per l’estrazione di sabbia e ghiaia, si sfila dinnanzi al bosco, si attraversa (meglio se con scarpe impermeabili) una “prateria” di carici per arrivare al cosiddetto Isolone del Serraglio, dove si trova il Casinò del Vicerè, un tocco di storia nascosto tra i canneti e gli acquitrini.
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In epoca Napoleonica la nobile famiglia dei Cantù di Brivio era solita ospitare nei fine settimana il vicerè d’Italia Eugenio di Beauharnais, grande appassionato di caccia, per il quale costruisce agli inizi dell’800 il casino per le amatissime battute: la palude, essendo l’habitat ideale per molti uccelli, attirava infatti anche selvaggina, lepri, volpi e persino lupi che scendevano la notte dai monti per cercare di che sfamarsi.
Oggi il Casino è un rudere, che al visitatore non racconta quasi nulla del nobile ed illustre ospite per il quale è stato costruito. La struttura in realtà fu scarsamente usata e venduta dopo poco tempo per essere usata come deposito.
Oggi di Vicerè nella palude di Brivio non se ne incontrano più, ma fortunatamente nemmeno di grossi predatori.

La passeggiata

A poche decine di metri, sull’isola della Torre, si trova il caratteristico osservatorio: una costruzione completamente in legno, raggiungibile con un piccolo ponte, che può servire per lo studio della fauna e in particolare degli uccelli, oltre che per il loro inanellamento.
Abbiamo proseguito poi il nostro cammino verso la lunga passerella che inoltra letteralmente nella palude: una sorta di lungo molo di legno in un mare di canne.
 Il colpo d’occhio è incredibile: la “passeggiata” si tuffa letteralmente in un quadro disegnato dall’oro del canneto, dal verde delle montagne sullo sfondo e dall’azzurro del cielo.

Il silenzio è totale – a tratti persino angosciante – rotto solo dal volo di un piccolo aereo da turismo che sorvola la valle.
Solo lo stato di abbandono della struttura rovina questo quadro: in diversi tratti le assi di legno sono marcite, scricchiolano, si alzano pericolosamente ad ogni passo quasi come fossero “trabocchetti”.
Altre travi mancano completamente con evidenti rischi per chi transita sulla passerella: un passo falso e si finisce a penzoloni a guardare le papere con le gambe all’aria. 
Infestanti e rovi si stanno appropriando del percorso pedonale e il parapetto non sembra capace di reggere il peso di una persona che vi si dovesse appoggiare.

Noi siamo ritornati sui nostri passi. Lasciata alle spalle la palude, ci immettiamo sulla Lecco-Bergamo: due mondi che si sfiorano ma – per fortuna – ancora agli opposti.
P.V.
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