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Scritto Lunedì 16 maggio 2016 alle 16:16

Calolziocorte: Vittorio Brambilla, presidente della ''Trafileria'', a processo per omesso versamento di IVA pari a 1.400.000 €

Per la difesa l'imputato non aveva "coscienza e volontarietà" del comportamento, era affetto da una malattia che nel 2012 era al suo apice causandogli vuoti di memoria, mandandolo qualche volta in "bip", riducendo enormemente le sue attitudini cognitive nonché la capacità logico-deduttiva e di valutazione.
Per l'accusa, rappresentata in aula dal dottor Nicola Preteroti con accanto anche il dottor Paolo Del Grosso, Vittorio Brambilla presidente delle omonime Trafilerie di Calolziocorte, non aveva alcuna limitazione, non c'erano deficit cognitivi che escludessero la responsabilità dell'accaduto, aveva presieduto diversi Consigli di Amministrazione e nel 2011 aveva anche ricevuto un emolumento pari a 132mila euro per la sua carica. Quindi "si trattava semplicemente di decidere se pagare o non pagare". Per lui risulterebbe provata, secondo il dr. Preteroti, la responsabilità penale con la richiesta di condanna a un anno e quattro mesi di reclusione.
Quella che sembrava l'ultima udienza del procedimento a carico del signor Brambilla, accusato di omesso versamento di IVA (DL 2000 n. 74 art. 10 ter), reato che si ipotizza sia stato consumato il 27 dicembre 2012 e relativo all'anno d'imposta 2011, vedrà invece un altro step il 15 luglio dopo che la difesa avrà preso visione della documentazione presentata dal pubblico ministero e relativa ai verbali di Cda, assemblee straordinarie e atti davanti al notaio dove era stata certificata la presenza dell'imputato.
A testimoniare davanti al giudice Maria Chiara Arrighi è stata una dipendente dell'ufficio acquisti dell'azienda, messa in liquidazione nell'ottobre 2013 e fallita nel settembre 2014, incalzata sull'effettivo ruolo dell'allora presidente all'interno dello stabilimento.
"Che il signor Brambilla avesse dei problemi di salute era evidente a tutti" ha spiegato la donna "dal 2008-2009 si presentava sempre meno in azienda e non in buone condizioni. Se c'era un problema ne parlavamo con l'amministratore delegato signor Alessandro Valsecchi e con i dirigenti. Le scelte venivano prese dai vari direttori di settore: commerciale, amministrativo o dello stabilimento". Incalzata dalle domande del pubblico ministero l'ex dipendente ha confermato la presenza dell'imputato all'open day organizzato in azienda nel 2013. "C'eravamo noi impiegati, i direttori di reparto, la signora Michela Brambilla e anche il padre".
Secondo la pubblica accusa le condizioni dell'imputato non erano tali da sollevarlo dalle colpe, tanto che "la consulenza non parla di infermità o semi infermità" e "non si tratta di dimostrare che alcune scelte fossero prese da altri, escludendolo dalla responsabilità che gli veniva dalla carica".
Trattandosi di un rito abbreviato condizionato, il PM ha sottolineato la sua impossibilità ad "aggiungere documenti" ma al tempo stesso ha chiesto al giudice l'opportunità di valutare l'acquisizione della documentazione relativa ai verbali del Cda e delle assemblee straordinarie nonché gli atti redatti davanti a due diversi notai, dai quali si evince la presenza del Brambilla in qualità di presidente e non si precisano eventuali deficit o carenze dell'imputato. "Tra il 2011 e il 2013 si vede chiaramente che era nel CdA e lo presiedeva. In quei contesti" ha proseguito il dr. Preteroti avvicinandosi alla conclusione, dove chiederà la condanna per l'omesso versamento di Iva di 1.400.000 euro "nessuno ha mai sollevato obiezioni né perplessità".
Premettendo al giudice la volontà di visionare i documenti citati dal PM, l'avvocato Lanzi della difesa pur confermando la titolarità della carica di Brambilla, ha spiegato che "siamo in presenza di un problema di civiltà: non esiste la responsabilità di posizione. Avere una carica é una cosa, compiere o meno un'azione è un'altra. L'omissione di versamenti può essere motivata da tanti fattori quali problemi di liquidità, crisi aziendali, privilegio del pagamento dei dipendenti su quanto dovuto allo Stato. La casistica è varia ma qui è diverso: l'accertamento di responsabilità penale non si può correlare al fatto che l'imputato rivestisse una carica nel nome. Dal 2007 Brambilla era affetto da una sindrome che è uno dei più rari casi di demenza che porta a lentezza di pensiero ed azione, difficoltà di valutazione, riduzione delle capacità cognitive. A certe condizioni si può anche intervenire chirurgicamente e così è avvenuto nel 2013 tanto che fortunatamente si è assistito a un miglioramento. Ma dal 2007 al 2013 i ricoveri sono stati continui. Brambilla è rimasto presidente perchè non si è voluto dargli l'umiliazione di sottrargli la carica: meno male che non l'hanno emarginato" ha proseguito enfaticamente il legale, chiarendo poi anche le posizioni degli altri dirigenti e non mancando di ipotizzare eventuali responsabilità altrui "Nel contesto della presidenza Brambilla c'erano due amministratori delegati, Valsecchi e Vaccani. Valsecchi aveva gli stessi poteri di Brambilla. Poiché non esiste la responsabilità di posizione ma solo di chi ha commesso il fatto deve rispondere chi ha scelto di versare o non versare l'IVA. Brambilla affetto da problemi di demenza non si metteva a interferire, non era interattivo nel cuore delle questioni aziendali. Mi chiedo perchè se Brambilla, demente e con una malattia all'apice nel 2012, ha deciso di non versare, sarebbe responsabile lui e non gli altri due? Visto che la responsabilità è oltre ogni ragionevole dubbio, è difficile ritenere che sia realmente lui l'autore della fattispecie di reato salvo, con un salto nel medioevo, pensare a una responsabilità di posizione". 
Su queste due tesi contrapposte, di accusa e difesa, il procedimento è stato aggiornato al prossimo 15 luglio.
S.V.
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