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Scritto Sabato 15 ottobre 2016 alle 10:40

Calolzio: omesso versamento di ritenute per più di 480.000€, Vittorio Brambilla a processo. Al vaglio un migliaio di fatture della Trafileria. Via le quote della 'Brujita' riconducibili a MVB

Vittorio e Michela Vittoria Brambilla in azienda
Fotogramma tratto dal video relativo all'open day (anno 2013) della Trafileria
pubblicato dal parlamentare su Yuotube - https://www.youtube-nocookie.com/watch?v=lpu1kynS-ZI
La scorsa settimana, il legittimo impedimento del difensore ha costretto il got Guido Lomacci ad aggiornare la causa al prossimo 19 gennaio. Si aprirà quindi soltanto con l’avvio del 2017 il processo “voluto” da Vittorio Brambilla, patron della Trafileria del Lario (in liquidazione): l’imprenditore, all’epoca dei fatti oggetto di procedimento socio di maggioranza nonché presidente dell’azienda del settore metallurgico con sede a Calolzio recentemente dichiarata fallita, tramite i propri legali, ha infatti presentato opposizione al decreto penale di condanna attraverso il quale la Giustizia già riteneva chiusa la partita relativa all’ipotizzato omesso versamento di ritenute dovute o certificate (art. 10 bis della legge sui reati tributari) per l’anno d’imposta 2012 per un valore complessivo di poco superiore ai 488.000 euro.
A pochi mesi dal termine – almeno presso il Palazzo di Giustizia di Corso Promessi Sposi, con secondo round già preannunciato in Appello a Milano – della battaglia legale scatenata dall’accusa di “omesso versamento iva”, conclusasi con la condanna dell’uomo a un anno e 4 mesi di reclusione (pena sospesa) e il sequestro per equivalente di un milione e 400.000 euro dovuti all’Erario secondo la pronunzia del got Maria Chiara Arrighi, subito dopo la pausa natalizia si aprirà un nuovo fronte.
I PM Nicola Pretetori e Paolo Del Grosso
titolari dell'indagine sul crack dell'azienda
affidata al Nucleo di Polizia Tributaria del
t. colonnello Mario Leone Piccinni (sotto)


Ma “papà” Brambilla potrebbe non essere l’unico chiamato a rispondere relativamente a questi “nuovi” 488.000 euro e spiccioli in ballo. Il condizionale qui diventa obbligatorio ma se dovesse effettivamente passare la linea dei sostituti procuratori Nicola Preteroti e Paolo Del Grosso che da mesi indagano su più fatti di supposta bancarotta fraudolenta in relazione al crack milionario della Trafileria (con un passivo accertato al momento della sentenza che parrebbe avvicinarsi ai 40 milioni di euro) tale accusa potrebbe essere estesa almeno anche all’ipotizzato amministratore di fatto dell’impresa: la figlia, l’onorevole Michela Vittoria Brambilla già destinataria – proprio nell’ambito dell’attività investigativa tutt’ora in corso - di un sostanzioso provvedimento di sequestro di beni e immobili esteso anche alle quote de La Bruijta, società in mano a una fiduciaria ritenuta dagli inquirenti riconducibile alla forzista che ha per oggetto sociale “il commercio, l'importazione e l'esportazione, nonché la distribuzione di prodotti alimentari, ivi comprese le bevande, esclusivamente vegetariani e vegani”, nota a Calolziocorte non tanto per le delizie “sfornate” quanto piuttosto per la “bagarre” ingenerata da una “sfortunata” asta pubblica. Un contadino, il signor Scaccabarozzi, già proprietario di un fondo confinante con un terreno comunale giudicato
alienabile dall’allora primo cittadino Paolo Arrigoni (oggi al Senato con il fazzoletto verde della Lega in tasca), presentò un’offerta economica migliore di quella della “strega” (dalla traduzione in italiano di La Bruijta), intenzionata ad accaparrarsi il fazzoletto verde attiguo anche ad un altro rettangolo già suo: uno “smacco” finito un paio d’anni fa all’attenzione del Tar che – per la mancata perizia preventiva del “bene” – ha annullato la gara come chiesto dalla “sconfitta”. Ma questa è decisamente un’altra storia.
Tornando invece all’inchiesta coordinata dalla Procura della Repubblica e affidata al Nucleo di Polizia Tributaria del Comando Provinciale della Guardia di Finanza guidato dal t.colonnello Mario Leone Piccinni, alle perquisizioni scattate all’alba del 30 giugno scorso tra Lombardia e Piemonte, con accessi anche in numerose sedi di istituti bancari, pare sia seguita – tra le altre cose – anche l’analisi, ancora in corso, di un migliaio di fatture “presentate allo sconto” dalla Trafileria per farsi anticipare il credito della banche e ricevere così liquidità. Sembrerebbe infatti che gli inquirenti ritengano parte della documentazione non del tutto “genuina” per quanto riguarda l’accadimento economico sottostante. In altre parole – si può ipotizzare – che pubblici ministeri e finanzieri stiano “spulciando” l’imponente mole di fatture ritenute sospette per verificarne la concreta annotazione nelle scritture contabili per escludere non tanto che le stesse non siano effettivamente riconducibili a prestazione realmente erogate quanto piuttosto per appurare invece se le stesse siano state o meno usate esclusivamente per approvvigionarsi di liquidità.
Difficile prevedere quando si arriverà al bandolo della matassa. Ma una cosa appare certa: sottotraccia, in perfetto stile lecchese, l’indagine sta andando avanti. Su più ramificazioni.
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A.M.
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