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Scritto Venerdì 21 ottobre 2016 alle 05:52

Trafileria del Lario: 'ombre' sul migliaio di fatture al vaglio di Finanza e PM. Ipotizzato il reato di ricorso abusivo al credito

La sede di Calolzio della Trafileria del Lario
(foto d'archivio scattata durante un picchetto dei lavoratori)
Ricorso abusivo al credito. Potrebbe essere questa la fattispecie di reato ipotizzata dagli inquirenti che, da settimane ormai, stanno analiticamente passando al setaccio il migliaio di fatture prelevate tra la fine di giugno e l’inizio di luglio dai militari del Nucleo di Polizia Tributaria del Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Lecco durante gli accessi a più sedi di alcuni istituti bancari disposti dai sostituti procuratore Nicola Preteroti e Paolo Del Grosso nell’ambito della corposa inchiesta – tutt’ora chiaramente aperta - condotta a quattro mani in relazione al crack milionario della Trafileria del Lario spa (il liquidazione) dichiarata fallita il 29 settembre del 2014.
Come avevamo già anticipato nei giorni scorsi, sotto l’attenta lente di operanti e magistrati, starebbero passando, ad una ad una, le centinaia e centinaia di fatture “presentate allo sconto” dalla storica azienda calolziese, in più annualità, per ottenere un’anticipazione del credito e ricevere così liquidità.
Scrivevamo sabato: “Sembrerebbe infatti che gli inquirenti ritengano parte della documentazione non del tutto “genuina” per quanto riguarda l’accadimento economico sottostante. In altre parole – si può ipotizzare – che pubblici ministeri e finanzieri stiano “spulciando” l’imponente mole di fatture ritenute sospette per verificarne la concreta annotazione nelle scritture contabili per escludere non tanto che le stesse non siano effettivamente riconducibili a prestazione realmente erogate quanto piuttosto per appurare invece se le stesse siano state o meno usate esclusivamente per approvvigionarsi di liquidità”.
Aggiungiamo quest’oggi: da quanto è stato possibile apprendere, seppur ovviamente il quadro completo non è ancora stato definito, parrebbe che parte delle “pezze” fino ad ora vagliate, siano risultate “inventate” (non è dato sapersi in quale percentuale) mentre altre, dopo essere state incassate, sarebbero essere state sistematicamente stornate dalla contabilità aziendale.
Lo sguardo degli inquirenti avrebbe inoltre travalicato le Alpi: si ipotizza infatti – ma ciò dovrà trovare reale riscontro – che possano essere state incassate, tramite cessione del debito, anche fatture di clienti esteri inesistenti o con i quali la fallita avrebbe avuto effettivi rapporti lavorativi ma in momenti diversi rispetto a quelli nei quali avrebbe introitato, tramite fatture presentate allo sconto, denaro cash.
Se tale impianto accusatorio, alla chiusura delle indagini, dovesse essere confermato, potrebbero essere chiamati a rispondere di ricorso abusivo al credito, i consiglieri di amministrazione e, eventualmente, il liquidatore (se si riterrà che il supposto reato si sia consumato anche successivamente alla sua nomina).  L’articolo 218 della Legge Fallimentare recita infatti: “Gli amministratori, i direttori generali, i liquidatori e gli imprenditori esercenti un'attività commerciale che ricorrono o continuano a ricorrere al credito (2), anche al di fuori dei casi di cui agli articoli precedenti, dissimulando (3) il dissesto o lo stato d'insolvenza sono puniti con la reclusione da sei mesi a tre (4) anni…”.
Per omessa vigilanza, infine, potrebbe essere valutata anche la posizione del collegio sindacale.
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A.M.
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