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Scritto Giovedì 10 novembre 2016 alle 18:20

Lecco perduta/38: nel villino Palermi alloggiarono i tedeschi

Sono in corso lavori di manutenzione straordinaria dell’ex-palazzina o villino Palermi, ultimo edificio lungo Via Leonardo da Vinci prima del corso dell’Adda, sul lato opposto rispetto alla clinica, nella vecchia contrada lecchese Lazzaretto. Il progetto si deve all’arch. Cesare Trinchero, con studio professionale in provincia di Pavia.
Sollevò interesse la testimonianza resa nell’aprile 2000 da Franco Nava, classe 1933, che nella primavera 1945 era un ragazzo del vecchio Lazzaretto. Nava ricordò la presenza di un plotone tedesco del Genio Pontieri, mobilitato a realizzare una passerella di barche, nel caso le bombe alleate delle incursioni aeree avessero reso inagibile il ponte Azzone Visconti. I Genieri tedeschi erano alloggiati al piano rialzato del villino Palermi.

L’ex palazzino, o villino Palermi, in via Leonardo da Vinci, vicino al ponte nuovo

Era un fatto dimenticato nel tempo, inedito nelle testimonianze, che tornava a sottolineare ancora una volta l’importanza vitale nella storia del trecentesco ponte Visconteo, passaggio fra le due rive dell’Adda, al termine del Lario. Nava dichiarò: “Mi ricordo la squadra del Genio Pontieri nell’ultimo edificio del Lazzaretto, prima del fiume, dove oggi si trova il ponte Nuovo. Saranno stati una dozzina di militari; qualcuno, forse, era altoatesino, perché parlava abbastanza bene italiano; hanno allestito un piccolo cantiere dove oggi, sulla riva lecchese, parte il ponte Nuovo. Per tale ponte, si era già iniziato a lavorare nel 1938/’40. I lavori vennero sospesi per la guerra, ma esistevano già due blocchi di cemento pronti allo scivolo verso l’alveo”. I Genieri avevano preparato una piattaforma di legno, base d’appoggio per costruire la passerella di barche nel caso il ponte Visconteo fosse stato colpito durante i bombardamenti aerei anglo-americani. Era troppo vitale il manufatto sull’Adda per il transito normale di automezzi, ma soprattutto nel caso di ritirata verso la Valtellina, dove la Repubblica di Salò doveva organizzare l’estrema difesa nel “Ridotto Alpino”; il che non avvenne. Come noto, nonostante i ripetuti voli aerei d’attacco, dal gennaio all’aprile ’45, il ponte Visconteo non venne mai colpito per la sua posizione a ridosso del monte Barro. La testimonianza Nava riferiva anche del “bombardamento” di una domenica mattina, probabilmente di marzo, quando due bombe finirono davanti alla riva di casa Marella, dove oggi c’è il Circolo Arci. “Il lago divenne argenteo per i lavarelli colpiti dalla deflagrazione e venuti a galla. Andammo subito a recuperarli, perché erano giorni di viveri davvero scarsi”. Nava riferì che i Genieri tedeschi tenevano un rispettoso rapporto con gli abitanti del Lazzaretto; si ritiravano quando sulla via calava il buio, perché non c’era illuminazione pubblica e vigeva un rigido coprifuoco, con oscuramento anti-aereo. Il 25 aprile 1945, quando si muovevano i primi nuclei partigiani sulla sponda antistante di Malgrate, i Tedeschi si concentrarono in casa e non ebbero conseguenze di sorta. Si disse che il plotone del Genio non era una caserma militare, ma un cantiere d’emergenza del ponte Visconteo, se fosse stato reso inservibile dalle bombe aeree. La guerra finì con il ponte Vecchio ancora intatto ed il legname lasciato dai Tedeschi sparì rapidamente, perché era un periodo difficile, dove mancava tutto.
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