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Scritto Giovedì 11 settembre 2014 alle 18:02

Abbadia: chiuse le indagini a carico di Aicha, la mamma che uccise Niccolò. Causa anche dinnanzi al Tribunale dei minori

Aicha con il piccolo Niccolò
“Non posso toccare il tasto di quel bambino che amava alla follia e che la follia ha ucciso”.
Parla con il cuore in mano, da mamma che non può nemmeno immaginare come sia possibile togliere la vita alla creatura sangue del proprio sangue, l’avvocato Sonia Bova, il penalista lecchese che assiste Aicha Coulibaly la ventiseienne ivoriana che, nella notte a cavallo tra il 24 e il 25 ottobre scorso uccise, colpendolo a morte con delle forbici, il proprio bimbo di appena tre anni non ancora compiuti. Associata, ormai da mesi, presso l’ospedale psichiatrico giudiziario di Castiglione delle Stiviere su disposizione del gip Massimo Mercaldo, che ha applicato provvisoriamente tale misura di sicurezza nei suoi confronti, la mamma di Niccolò Imberti “non vuole parlare di quanto accaduto, vuole andare oltre anche se continua a pensare il bambino come dentro di sé”. Dichiarata totalmente incapace di intendere e volere al momento della commissione dell’atroce infanticidio sia dalla dottoressa Mara Bertini, perito nominato dal giudice sia dai consulenti incaricati dalle parti (il sostituto procuratore Cinzia Citterio, l’avvocato Marcello Perillo per Stefano Imberti, papà del piccolo e marito dell’omicida e, appunto, l’avvocato della difesa Sonia Bova) Aicha sta seguendo un percorso sia psicoterapeutico sia psichiatrico. “La depressione post partum le ha infatti provocato uno scompenso tanto da arrivare a sentire delle voci che l’avrebbero spinta a uccidere il bambino” spiega il legale che con periodicità continua a far visita alla donna, nativa dal Continente nero ma ben integrata ad Abbadia dove viveva con il consorte e i loro due bimbi, Niccolò e la sorellina più piccina Sara. “Inizialmente le facevo visita tutte le settimane, ora cerco di andare una volta al mese. L’ultima volta l’ho incontrata il 31 luglio. Complice il periodo estivo e gli altri impegni con i miei clienti detenuti, il prossimo incontro è stato fissato solo per il 4 novembre. Altri parenti, come una zia e diversi famigliari, continuano ad andare a trovarla, non l’hanno abbandonata. Io per lei devo essere un “puntello”, la devo sostenere. Inizialmente capiva di aver compiuto il gesto ma non si rendeva conto che Niccolò è morto, anche perché le è stato strappato sanguinante dal marito Stefano e non l’ha più rivisto. Chiedeva dunque alla psichiatra di chiamare a suo nome l’asilo per accertarsi stesse bene. Ora invece sembra abbia capito, non vuole parlare dell’accaduto. Deve ricostruirsi come persona. La stanno aiutando a sopravvivere come donna e a convivere con il grande cruccio, il grande abominio di aver ucciso il proprio figlio. Io la devo sostenere, come essere umano prima ancora che come avvocato. Certo, come avvocato, la aggiorno anche sulle varie tappe giudiziarie”. Al momento due i fronti aperti. Il primo penale, il secondo presso il Tribunale dei minori. A Lecco, il sostituto procuratore Cinzia Citterio ha chiuso le indagini e si attende la fissazione dell’udienza preliminare dinnanzi al gup Paolo Salvatore (avendo compiuto tutti gli atti precedenti il collega Massimo Mercaldo). L’unica data certa, al momento, è il 19 settembre termine ultimo per l’avvocato Bova per la consegna della propria memoria difensiva che, di fatto “ricalca le conclusioni della Procura, senza aggiungere elementi”. La strada che verrà percorsa, sembrerebbe ormai tracciata: si procederà con il rito abbreviato con l’assoluzione in virtù della totale infermità mentale e l’applicazione della misura di sicurezza dell’opg per un numero al momento “incalcolabile” di anni in quanto ritenuta pericolosa socialmente.
La causa aperta dinnanzi al Tribunale per i minori riguarda invece la responsabilità genitoriale (quella che un tempo veniva definita podestà). L’obiettivo del giudice è tutelare la piccola Sara. Per questo sono già stati escussi diversi parenti di Aicha, senza – ad oggi – ascoltare direttamente la donna seppure la sua audizione sia stata chiesta dal legale che la assiste. “A lei non è stato ancora dato il permesso di vedere la bambina e non so nemmeno se e quando le verrà concesso” prosegue l’avvocato Bova. “Non è ancora stato stabilito se potrà mai recuperare un rapporto con questa bambina”.
La tragedia consumatasi in un’apparentemente tranquilla nottata nella piccola Novegolo di Abbadia Lariana, ormai un anno fa, non ha solo strappato alla vita un bimbo di appena tre anni ma anche segnato indelebilmente l’esistenza della mamma Aicha, del papà Stefano e della piccola Sara che, da grande, si troverà a fare i conti con la realtà che le ha stravolto l’infanzia.


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A.M.
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