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Scritto Mercoledì 22 febbraio 2017 alle 13:30

Cremeno: ecco cosa c'era alla Besonda, l'azienda agricola posta sotto sequestro dalla GdF per reati ambientali

Via Soragna 1. Questo "formalmente" l'indirizzo ma, arrivarci in auto, senza chiedere a qualcuno del posto, se non si conosce il territorio, è quali impossibile. E' inerpicata su un terrapieno l'Azienda Agricola Besonda di Cremeno posta nella mattinata odierna sotto sequestro dagli uomini del Nucleo di Polizia Tributaria della Guardia di Finanza di Lecco, agli ordini del tenente colonnello Mario Leone Piccinni, presente personalmente in Valsassina per dare esecuzione al provvedimento chiesto dal sostituto procuratore dr. Paolo Del Grosso e disposto dal Gip del Tribunale cittadino, all'esito di una delicata attività investigativa che sembrerebbe aver portato alla luce qualcosa di inimmaginabile nella "civilizzata" Lombardia, in un "angolo" della nostra provincia ancora caratterizzato da forte attaccamento alla terra.

Il tanfo lo si avverte già aprendo la portiere alla macchina e ben presto, guardandosi attorno, ci si accorge che non è il classico "odore di stalla": è la collina stessa a essere pregna di liquame. Non piove da settimane ma tutto intorno è infatti "puciacca". Da monte, dal capannone adibito a ricovero degli animali - quasi 200 le mucche oltre a qualche cavallo, un maiale, una manciata di oche da cortile accompagnate da galline e svariati cani, in gran parte alla catena, tutti con il pelo inzuppato di fango - i militari hanno accertato l'illecita realizzazione di un sotterraneo sistema di tubazioni, a perdere,  attraverso il quale venivano smaltiti gli scarti di lavorazione, potenzialmente pericolosi oltre che inquinanti.

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Nella pratica, anziché realizzare vasche di laminazione, come previsto dalla normativa in materia, sarebbero state interrate delle conduttore attraverso le quali disperdere il materiale organico lungo il pendio della collina che sovrasta la strada provinciale. Ma non solo, ben evidente, nel terreno la presenza di materiale impermeabilizzante, quali i teli con i quali comunemente si avvolgono le balle di fieno.Sotterati o comunque non propriamente conferiti, poi, anche pneumatici e lastre di eternit. Una vera e propria discarica di rifiuti speciali e pericolosi di varia natura, accatastati a cielo aperto, tra macchinari da lavoro e cumoli di letame dai quali è emersa anche la carcassa, ormai spolpata, di un bovino adulto.

In esecuzione dunque al decreto di sequestro preventivo emesso dal Gip, già dalle prime ore di quest'oggi, i finanzieri hanno posto i sigilli all'azienda, contestando ai gestori del sito - i fratelli Giuseppe e Franco Frigerio, già interessati a partire dalla seconda metà degli anni '90 da una serie di "verifiche" che mai avevano portato però a provvedimenti come quello odierno - gravi reati ambientali e condotte illecite, denunciandoli anche per le condizioni in cui sono stati trovati gli animali.
In cortile, giusto per dare qualche dettaglio relativamente allo stato di abbandono in cui l'Azienda agricola versava, in piccolissimi box trovano posto numerosi cani, uno dei quali, un border collie ha dato alla luce, sono quattro giorni fa, due cucciolini trovati dai finanzieri e dagli stessi avvolti in una calda coperta per scongiurare rischi relativamente alla loro sopravvivenza.
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Tali spazi sono risultati poi in condivisioni con alcuni vitellini per i quali probabilmente non è stata trovata migliore soluzione se non quell'alloggio angusto, protetto solo da cellophane. E ancora: impossibile avvicinarsi ai cavalli, esemplari dello stesso colore del fango in che ricopre le loro zampe: altri cani, tenuti alla catena, non lo hanno permesso. E che dire della stalla? Non è tanto il - troppo - letame presente a colpire quanto piuttosto, alzando lo sguardo, il soffitto: un'unica matassa di ragnatele capace di far venir il voltastomaco più del "profumo" di cui l'aria - calda e capace di appiccicarsi ai vestiti - è intrisa.

Due file di mucche, di razze diverse, apparentemente in buono stato seppur sporche, hanno continuato per tutta mattina, tranquillamente a consumare il fieno dato loro in pasto, mentre le fiamme gialle, con pazienza, entrando e uscendo, hanno apposto ovunque i sigilli, controllando anche i macchinari in uso ai due fattori che ora avranno 7 giorni di tempo per procedere alla bonifica dell'area (formalmente di proprietà di un terzo soggetto, al momento estraneo alla vicenda), una scadenza che difficilmente potrà essere rispettata imponendo dunque all'amministratore giudiziario già individuato dalla Procura, intervento coatto. Sarà il professionista, il commercialista Massimo Zucchi, intervenuto il loco questa mattina così come il comandante della Polizia Locale dei Comuni dell'Altopiano, a farsi carico del ripristino della normale sostenibilità delle condizioni generali per il loro allevamento.

Da sottolineare, comunque, come da recenti controlli eseguiti dagli organismi di vigilanza preposti la qualità del latte prodotto dall'azienda agricola, nonostante tutto, è risultata assolutamente in linea con i parametri igienico-sanitari previsti. Sotto questo punto di vista, dunque, non sono state riscontrate problematicità e dunque rischi per la salute degli acquirenti.
A.M.
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