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Scritto Mercoledì 01 marzo 2017 alle 17:35

Primaluna: in centinaia hanno accompagnato Matteo Pigazzi, strappato alla vita a soli 16 anni, nell'ultimo viaggio. ''Addio''

In lacrime papà Franco ha varcato il portone della parrocchiale con la foto del suo Matteo tra le mani. Alle sue spalle mamma Marina con il fratellino Andrea per mano. Ad accoglierli, stringendoli idealmente in un caloroso abbraccio un sagrato stracolmo di giovani e anziani, adulti e ragazzi con gli occhi ludici.

Erano davvero in tantissimi questo pomeriggio a Primaluna per accompagnare "il Piga" nel suo ultimo viaggio, all'esito di un esistenza decisamente troppo breve interrotta bruscamente, a soli 16 anni, da una brutta caduta mentre, in sella alla sua adorata moto, sabato sera percorreva il centro di quel paese che oggi si è letteralmente fermato per tributargli l'ultimo saluto.

Matteo Pigazzi

"Siamo in tanti per salutare Matteo" ha riconosciuto, al momento dell'omelia, anche don Marco, chiamato al non facile compito di trovare le frasi giuste per arrivare al cuore dei presenti. "Ognuno ha trovato il suo modo per salutarlo. Come cristiani vogliamo salutarlo con una parola che ci riporta a Dio: addio". Sottolineando come tale termine possa sembrare sancire un distacco, il rompersi di un legame, il sacerdote - sostenuto all'altare dagli altri preti della Comunità pastorale - ha evidenziato come in realtà nel proprio significato profondo "addio" sancisca un passaggio, "la consegna di Matteo alla mani del Padre".

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 "Abbiamo fatto tutto affinchè non partisse. Ma arriviamo fino a un certo punto. No siamo capaci di trattenere le persone a cui vogliamo bene" ha proseguito facendo implicito riferimento alle pregherie recitate tra sabato e domenica per sperare che il sedicenne, già sottoposto ad un delicato intervento neurochirurgico nelle ore immediatamente successive all'incidente potesse risvegliarsi, preghiere interrotte nel momento in cui, dalla Rianimazione dell'ospedale Manzoni di Lecco è giunta in Valle la notizia della morte del ragazzino.

Alla famiglia, all'inseparabile Cristina, agli amici del paese, ai compagni di scuola all'Einap di Lecco, alle conoscenze nel mondo del Trial e chi ha invece incontrato Matteo sui campi da calcio, non è dunque rimasto altro che accompagnare "il Piga". "Tanti ragazzi, tante persone, hanno portato qui Matteo: questa è la Chiesa che porta padri, madri e figli al Signore". Rifacendosi poi al brano di Vangelo scelto per l'occasione - la Risurrezione di Lazzaro, letta da don Bruno - il celebrante ha infine sostenuto come, in questo momento di dolore, sia umanamente comprensibile porre domande al Signore sul perché proprio Matteo e sul perché ad appena 16 anni. "Non dobbiamo avere paura di portare questi pensieri a Dio. Lui non sta impassibile" ha aggiunto, riferendosi sempre alle Scritture. "Chiede a noi di avvicinarci a Lui, di non stare fermi. Preghiamo perché la nostra fede non si perda" ha concluso don Marco, lasciando che la funzione proseguisse nella sua tradizionale liturgia per poi invitare i presenti a scortare il feretro fino al cimitero.

Ad aprire il corteo, il gonfalone del Comune listato a lutto. Poi gli stendardi di più gruppi Aido che, in chiesa, hanno proposto la preghiera del donatore: acconsentendo all'espianto delle cornee i genitori del ragazzino hanno infatti "acceso" la vista di un anonimo ricevente che potrà tornare a guardare il mondo con gli occhi del loro Matteo. Ed infine, a sostenere parenti e amici, un mesto serpentone di persone comuni che hanno voluto esserci, che hanno scelto di non mancare e di dire così addio a quel giovanotto dal sorriso ancora da bambino, tradito da una disattenzione pagata decisamente troppo cara.
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A.M.
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