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Scritto Giovedì 02 ottobre 2014 alle 18:18

Lecco: provocò un sinistro in auto e fuggì.  Il medico, ''soffre di allagamento emotivo''

Per arrivare alla sua identificazione gli agenti della Polizia Locale di Lecco hanno provato e riprovato, incrociando una serie di dati e procedendo per tentativi fino ad arrivare a “ricostruire” la targa associata all’esatto modello di veicolo e risalire all’intestatario, trovando infine il mezzo, effettivamente incidentato, in una carrozzeria di Brivio. Ha rimediato così una denuncia per omissione di soccorso un cittadino rivierasco ora a processo presso il Palazzo di Giustizia di Corso Promessi sposi quale conseguenza appunto del tamponamento che avrebbe causato il 20 maggio di due anni fa. A ricostruire l’accaduto, in Aula, nella mattinata di ieri, 1 ottobre, sono state tre vigilesse del Comando di Lecco che si sono occupate di aspetti diversi della vicenda. Il sovrintendente Daniela Montoni, quel giorno in servizio viabilità per il passaggio del Giro d’Italia, fu inviata, con una collega, al pronto soccorso dell’ospedale Manzoni dove si trovava una donna che lamentava di essere stata vittima di un incidente con fuga della seconda vettura coinvolta. La stessa avrebbe fornito alle vigilesse parte della targa del mezzo, elemento chiave per poi risalire al giovane ora a processo. Le telecamere del circuito di sicurezza cittadino non erano infatti attive in quel momento. “Abbiamo preso la denuncia contro ignoti, incrociando poi i dati a disposizione” ha spiegato la sovrintendente. “La signora era sotto shock” ma, almeno apparentemente, non sembrava ferita, circostanza questa confermata anche dall’agente Pasqualina Scibelli. “L’auto è stata trovata in officina a Brivio” il contributo aggiuntivo del commissario Sonia Fantinato. In mancanza della persona offesa, la pubblica accusa, sostenuta dal viceprocuratore onorario Mattia Mascaro, ha acconsentito all’escussione dei testi a discarico citati dall’avvocato Imbasciati legale difensore del briviese. Si è così cominciato dallo psicoterapeuta che ha preso in carico l’imputato. Il ragazzo, un mese dopo l’incidente, si presentò infatti presso lo studio del dottor Colombo, presentando i classici sintomi dello stato post-traumatico, come spiegato dal professionista che ha anche sommariamente tracciato il profilo del giovane affermando – tra le altre cose - che lo stesso sarebbe affetto da un leggero ritardo mentale e soffrirebbe di “allagamento emotivo”, andando cioè “in stato confusionale in situazioni anomale, improvvise” e avendo cosi in tali circostanze “reazioni dell’animale” venendo dunque “spinto alla fuga”. Dinnanzi allo psicoterapeuta, il briviese si presentava dunque “in stato di shock, era entrato in un loop: per un mese ha rivissuto lo stesso giorno, come se il vissuto fosse stato congelato al momento del trauma. Continuava a ripetere che non c’erano feriti e che aveva escluso conseguenze fisiche per la signora. Aveva inoltre la fidanzata al suo fianco e lui stesso era un soccorritore, non si capacitava del ribaltamento della situazione”. A confermare l’attività portata avanti in Croce Rossa dall’imputato è stato chiamato a testimoniare anche Renzo Brusadelli, coordinatore della delegazione di Merate che ha spiegato come lo stesso sia stato volontario tra il 2010 e il 2013, chiedendo poi di essere sospeso dopo la nascita del suo primo figlio.
Il processo è stato aggiornato dal giudice Gian Marco De Vincenzi al prossimo 2 dicembre, data in cui la vittima, probabilmente rimetterà la querela per alcuni capi d’imputazione mentre il procedimento andrà avanti l’omissione di soccorso, procedibile d’ufficio.
A.M.
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