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Scritto Lunedì 16 ottobre 2017 alle 13:01

La bellezza di Garlate si 'svela' agli occhi di migliaia di curiosi grazie al FAI. Un 'tuffo' nel passato tra arte, storia e religione

Un paese dal cuore di seta, un “borgo” pieno di gioielli nascosti, in grado di riemergere di tanto in tanto dal loro scrigno per offrirsi agli occhi curiosi di grandi e piccini, desiderosi di saziare la propria sete di conoscenza e di riempire il proprio cuore di bellezza.


È tutto questo, e molto di più, il piccolo paese di Garlate, che nella giornata di oggi, domenica 15 ottobre, si è manifestato al pubblico in tutto il suo splendore grazie al FAI, che ha organizzato una serie di visite guidate con alcuni giovani volontari tra i suoi luoghi più suggestivi e caratteristici. Migliaia di persone hanno così avuto la possibilità di ammirare l’antica Chiesa di S. Stefano, il Museo della Seta e la Villa Abegg, oggi sede del Comune, nonché le Corti del Bèrghem e de la Mantegazza, la Giazzéra e la splendida Villa Testori De Capitani, un complesso seicentesco con un grande cortile interno e un ampio parco, praticamente sconosciuto anche agli stessi abitanti del paese rivierasco.


L’altare realizzato da Giuseppe Bovara all’interno della Chiesa Parrocchiale di S. Stefano

Tutto ciò grazie anche alla collaborazione di una trentina di volontari di Garlate e dei membri del Gruppo Alpini, che hanno provveduto, insieme agli agenti di Polizia Locale, a regolare il traffico lungo la sempre trafficata strada provinciale. In prima linea, naturalmente, anche gli amministratori comunali, decisamente emozionati ed entusiasti per un’iniziativa che, complici la splendida giornata di sole e i colori autunnali, ha davvero superato tutte le più rosee aspettative, rappresentando – per citare il sindaco Giuseppe Conti – “una straordinaria vetrina per il paese”.


Uno degli uffici comunali nell’ex Villa Abegg

Sorto su un antico dosso roccioso prospettante il lago omonimo, Garlate ebbe un ruolo strategico soprattutto in epoca romana, quando fu un presidio militare e civile; antichissime anche le origini – paleocristiane – della Chiesa Parrocchiale di S. Stefano, le cui prime testimonianze risalgono all’anno 985. Come hanno spiegato le guide del FAI, al di sotto della pavimentazione attuale sono state rinvenute diverse tombe, così come una fossa per reliquie, emersa nel 1896 in occasione di un lavoro di restauro e di ampliamento dell’edificio, che con le sue dimensioni piuttosto ridotte non rispondeva più alle esigenze della popolazione, nettamente cresciuta rispetto al periodo medievale e rinascimentale. Tali interventi richiesero anche l’inversione dell’orientamento della Chiesa, nonché lo spostamento dell’altare maggiore, opera dell’artista Giuseppe Bovara, sotto il quale, all’interno di un reliquiario, erano contenute tre capselle, ancora ben visibili: la prima in marmo, la seconda in pietra gessosa con un coperchio a coulisse, la terza in argento.


La Cà de la Maséra

In epoca medievale, Garlate fu di fede ghibellina: più tardi il territorio passò in feudo all’Abbazia di Monza, mentre durante la dominazione spagnola una gran parte delle terre e dei beni della pieve passò nelle mani della ricca famiglia Testori De Capitani, che ai tempi dell’egemonia austriaca edificarono ampie dimore e fondarono anche filande per l’estrazione della seta. Ed è proprio un “filo di seta” a legare, simbolicamente ma anche concretamente, alcuni tra i luoghi più interessanti di Garlate, come l’attuale Museo Civico – importante esempio di architettura industriale – e l’ex Villa Abegg, un edificio tardo-neoclassico (la sua costruzione risale infatti al 1860) di proprietà dell’omonima famiglia svizzera che, all’ultimo piano, ospitava anche un “magazzino” del vicino complesso serico.


Luisa Pozzi, l’attuale proprietaria di Villa Testori De Capitani, insieme ad alcuni volontari del FAI

Oggi sede del Municipio, conserva ancora l’impianto di casa civile, in cui è possibile osservare un’ampia cucina con forno e camino, uno scalone e una grande sala di ricevimento; il piazzale esterno, invece, rappresentava un luogo “strategico” di stallo per le carrozze che servivano sia per uso personale degli Abegg e di Job, il direttore generale della loro azienda, sia per il trasporto dei lavorati in seta nei vari stabilimenti della zona.
“La famiglia Testori De Capitani ha sempre avuto un’attenzione particolare alla cultura, sia a quella contemporanea che a quella classica, come è possibile capire dai numerosi affreschi che adornano le pareti interne ed esterne della loro abitazione” hanno proseguito i giovani volontari del FAI durante la visita guidata alla Villa, attualmente di proprietà della signora Luisa Pozzi.


Villa Testori De Capitani

“La loro dimora era stata pensata per essere un vero e proprio “microcosmo”, un mondo a sé, lontano da occhi indiscreti, seppur ubicato a pochi passi dal lago e dalla strada che conduceva verso le sue rive; nel loro giardino all’inglese c’era anche una piccola spiaggetta privata, nonché un suggestivo pergolato dove i padroni di casa e i loro ospiti potevano riposare al fresco. Una grande oasi verde, insomma, sorvegliata a vista dai custodi, che abitavano in una torretta vicina”.


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Decisamente pittoresca anche la Cà de la Maséra, un insieme di locali comunicanti direttamente con la retrostante Curt del Bèrghem, destinati un tempo alla lavorazione dell’uva: il suo nome deriverebbe da “Casa della Massaia”, la donna che gestiva il locale affacciato su via Manzoni. Passeggiando tra le viuzze di Garlate, è impossibile non notare anche la Giazzéra: si tratta di una costruzione a forma ottagonale con una volta in mattoni del XVIII secolo, che fino al 1930 è stata utilizzata come “deposito” di ghiaccio per la conservazione delle carni. Gli amanti della natura, poi, non potevano perdersi la cosiddetta “Valle dell’Orco”, un fiumiciattolo (ora praticamente in secca) sulle cui sponde è possibile osservare alcuni grossi massi provenienti – anche se il dibattito è aperto – dalla Val Masino, nonché un ponticello in legno.


Uno scorcio di una corte

E ancora, ecco la Lapide di Pierius, visibile all’interno del cortile della Casa Parrocchiale, che ricorda il comandante Odoacre, ucciso nella Battaglia sull’Adda (che avrebbe avuto luogo proprio a Garlate) il 10 agosto del 490, e la piccola Chiesa dei Santi Cosma e Damiano, sulla cui parete sud è stato rinvenuto un affresco del 1300 raffigurante Sant’Antonio Abate.


Un vero e proprio tuffo nel passato tra storia, religione e arte, insomma, per le migliaia di persone di ogni età che quest’oggi – “armate” di macchina fotografica e magari anche di un bloc notes – hanno raggiunto l’antico borgo di Garlate e si sono lasciate stupire dal suo intramontabile fascino, silenzioso e apparentemente invisibile, ma sempre pronto a risvegliarsi, come per magia, di fronte agli sguardi attenti e curiosi di tutti coloro che amano la bellezza.
Benedetta Panzeri
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