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Scritto Domenica 29 ottobre 2017 alle 22:06

Crack della Trafileria del Lario: a marzo si apre il 2° processo, 4 le banche coinvolte

Una foto scattata fuori dai cancelli dell'azienda a Calolzio
durante un picchetto dei lavoratori prima del fallimento
Se il 23 gennaio a Lecco è fissata l'udienza preliminare dinnanzi al Gup Massimo Mercaldo già qualche settimana dopo a Milano si aprirà un secondo fronte giudiziario per i sette indagati in relazione al "crack" della Trafileria del Lario di Calolziocorte: è stata calendarizzata infatti la data della prima seduta al cospetto del Tribunale delle imprese nell'ambito dell'azione di responsabilità civile esercitata - tramite l'avvocato Carlo Galli - dal dottor Luigi Bolis che, nella qualità di curatore della fallita, si surroga alla società stessa e alla massa dei creditori "battendo cassa" nei confronti degli organi sociali di diritto (gli amministratori e il collegio sindacale), dell'ipotizzato amministratore di fatto (la parlamentare Michela Vittoria Brambilla) nonché di chi, con il proprio comportamento, avrebbe contribuito - stando l'impianto accusatorio - ad aggravare ulteriormente il dissesto "foraggiando" la spa con un'iniezione di liquidità per 15 milioni di euro a fronte della presentazione di fatture giudicate dagli inquirenti quantomeno sospette e dunque, concretamente, il ceto bancario. Il procedimento si aprirà il 7 marzo. 27 i milioni chiesti in solido oltre alla già citata ex ministro del Turismo, al padre Vittorio Brambilla, a Nicola Vaccani (liquidatore della società) e a Alessandro Valsecchi (amministratore delegato) nonché ai sindaci Francesco Ercole, Mario Ercole e Aida Tia e agli istituti di credito maggiormente "esposti" nei confronti della Trafileria ovvero Unicredit, Intesa San Paolo, Banca Popolare di Milano e Credito Bergamasco (quest'ultimi entrambi ora sotto l'etichetta Banco BPM). La banche - per la precisione - "risponderanno" per una cifra leggermente inferiore. I 27 milioni rappresentano infatti l'ipotizzato aggravio del dissesto originato tra il 31 dicembre 2010 - data in cui, ritengono il dottor Bolis e l'avvocato Galli, l'impresa avrebbe dovuto cessare l'attività avendo perso il proprio patrimonio netto - e il giorno dell'effettiva messa in liquidazione ovvero il 18 ottobre 2013, con il "concorso" dei quattro istituti - tacciati di omesso controllo in relazione a ciò che stava avvenendo - individuato a partire dal 31 dicembre 2011 (da qui la chiamata in causa per "appena" 25 milioni).  
La curatela, optando per la causa dinnanzi al Tribunale delle imprese, ha rinunciato a insediarsi come parte civile nella causa penale promossa a Lecco dal sostituto procuratore Nicola Preteroti, firmatario della richiesta di rinvio a giudizio dei 7 indagati. Quale parte offesa ha comunque presenziato alla prima udienza dello scorso 17 ottobre, subito aggiornata per legittimo impedimento di Michela Vittoria Brambilla, fresca mamma del suo terzogenito, Leonardo. Ha dunque già prodotto una memoria in relazione alla quantificazione del danno originato dal crack nonché una perizia a firma del dottor Francesco Puccio proprio in relazione al momento in cui è venuto meno il patrimonio netto, dalla quale emergerebbero anche discrasie - per 3.700.000 euro - per quanto attiene la valutazione relativa al magazzino, un elemento nuovo rispetto alle ipotesi di reato già formulate, quest'ultime oggetto di discussione all'udienza di gennaio quando, con ogni probabilità, saranno chiarite le intenzioni dei difensori e dunque la volontà di adire a riti alternativi o - in caso di rinvio a giudizio - andare poi a dibattimento.
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