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Scritto Giovedì 07 dicembre 2017 alle 23:56

In Aula i genitori dell'imputato: è una persona fin troppo buona

Maria Adeodata Losa
Nel corso della prima udienza, la testimonianza più sofferta era stata indubbiamente quella della pronipote della vittima, la signora Cristina Bonacina, prima ad accedere all'appartamento delle zie e trovare Maria Adeodata esanime. Quest'oggi è stata la volta di altri parenti dei convolti in questa triste vicenda, chiamati a deporre tanto dalla pubblica accusa quanto dal collegio difensivo dell'imputato: in Aula, tra gli altri, sono sfilati la signora Maria Negrini che, pur non avendo legami di sangue con la pensionata torrebusina ha sostenuto "era mia mamma, mia sorella, mi ha vista crescere" nonché gli anziani genitori dell'imputato.
"Ho passato con lei sessant'anni della mia vita" ha detto la prima in riferimento all'86enne assassinata il 9 giugno 2016, chiamata affettuosamente Tina. La donna ha infatti sempre prestato servizio, a Milano, come governante, prendendosi cura di più generazioni della stessa famiglia, prima di tornare a Sogno nel 2006 per assistere la sorella Leonilda - divenuta nella deposizione della signora Negrini, Nilde - ormai prossima ai 100 anni. Rispondendo alle diverse domande che le sono state poste, la teste ha chiarito alcune circostanze: la vittima non aveva alcun legame sentimentale ("in tutti questi anni non poteva vedere un paio di pantaloni" ha detto per rendere il concetto) e non ha mai avuto un figlio, notizia diffusa nei giorni successivi alla morte ma non riscontrata in alcun modo. "Nilde le faceva scenate perché a suo dire lei parlava con degli uomini. Ma non era così" ha aggiunto, ricordando anche come Tina a Sogno fosse "malvista" perché "aveva un'altra educazione, era molto riservata. Lì invece sono un po' tutti pettegoli". Su espresso quesito della difesa ha poi ricordato di tre gatti delle sorelle Losa spariti nel nulla, ammettendo di non aver mai sentito parlare Maria Adeodata di Guzzetti.
La villa dei Guzzetti sopra l'abitato di Sogno
"Giovedì 9 giugno era lì con noi: al mattino si è alzato ed è andato a fare dei lavoretti. A mezzogiorno ha pranzato. Mia moglie verso la una è andata a riposare, io sono rimasto sul terrazzo fino alle tre e Roberto è andato in giardino, sul dondolo. Poi non l'ho più visto fino a quando è venuto su"
ha raccontato l'anziano padre dell'imputato, tornando con la memoria al giorno dell'omicidio. "Era sereno, come le altre volte" ha detto del figlio. "Se lo avessi visto macchiato di sangue sarei stato io il primo a dirgli o fargli qualcosa..." ha aggiunto, tratteggiando il "suo ragazzo" come una persona fin troppo generosa, capace di privarsi del panino messo in tasca per pranzare fuori per donarlo a un lavavetri o di cedere la giacca ad un senzatetto sul piazzale di un supermercato. E ancora come una persona scherzosa, allineandosi alla descrizione resa poco prima in Aula dalla moglie, particolarmente emozionata nel raccontare del tumore affrontato da Roberto, sempre rimasto con lei e con il marito a casa, aiutandoli e riuscendo con la propria allegria a "tener su la famiglia" nonché lavorando con loro nel negozio di abbigliamento portato avanti a Lecco. Proprio quest'ultimo dettaglio è stato largamente investigato dal PM per evidenziare come l'imputato - oltre ad una pensione d'invalidità pari a 400 euro - non avesse altre entrate garantite, se non il sostegno dei genitori, arrivando a indebitarsi con una finanziaria e con uno zio per complessivi 13.500, a causa - ha spiegato Roberto Guzzetti stesso nel corso del proprio esame - del vizietto del gioco e di una nuova attività nel campo del commercio di integratori che avrebbe voluto avviare, non andata però nel migliore dei modi.
Se in Aula mamma e papà hanno dato l'impressione di essere due persone avanti dall'età, particolarmente legate al loro figlio secondogenito, avendo perso il maggiore, l'imputato non ha negato di sentirsi soffocato dalla loro apprensione, ammettendo di aver mentito loro circa presunte cure che faceva in ospedale, utilizzate come scusa per evadere, un paio di giorni da settimana, dalla monotona ruotine della vita in villeggiatura nella piccola frazione "fuori dal mondo" di Torre de' Busi.
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