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Scritto Mercoledì 27 dicembre 2017 alle 18:29

1967, quando Lecco di notte ha mutato volto

Il 1967, l'anno che si concludeva mezzo secolo fa, era stato molto importante per la città di Lecco. Si era registrata la grande popolarità del paesaggio manzoniano con la messa in onda, nei primi mesi nel 1967, dello sceneggiato dei Promessi Sposi del regista Sandro Bolchi: aveva fatto registrare un incredibile indice di ascolto. Nel mese di agosto era stata aperta al traffico la superstrada Lecco-Milano, che realizzava il nuovo grande tracciato di collegamento fra la metropoli e la città sul lago attraverso la Brianza. Erano stati avviati, subito dopo le ferie di agosto, i lavori di ristrutturazione del Teatro della Società, che avrebbero portato alla sua riapertura nel 1969, dopo una chiusura iniziata nel 1951. Nel corso del 1967 la Lecco notturna aveva mutato volto.

Viale Adamello in quartiere San Giovanni con la nuova illuminazione

Piazza Mazzini con la nuova illuminazione

All'inizio del mese di novembre era stata inaugurato il nuovo impianto di pubblica illuminazione dotato di 797 centri luminosi. Il nuovo impianto si allungava su un tracciato di 17 chilometri e mezzo di strade cittadine, dal centro ai rioni. Un corteo inaugurale di vetture, con rappresentanti del Comune di Lecco e dell'ENEL, percorse le zone con la nuova illuminazione, partendo da piazza Garibaldi, dove era avvenuta una piccola, simbolica, cerimonia ufficiale di inaugurazione.

L’interno dell’Acciaieria del Caleotto

Nel mese di ottobre due nuovi importanti, moderni impianti erano stati inaugurati presso l'Acciaieria e Ferriera del Caleotto. In tale occasione erano giunti a Lecco giornalisti della stampa economica e finanziaria europea, invitati dall'Unione Industriali di Como e di Lecco e dalla Camera di Commercio. La cerimonia aveva visto un discorso del presidente dell'Acciaieria Luigi Lillia ed una visita guidata con il direttore generale Luigi Candiani. I giornalisti stranieri ospiti furono poi portati a visitare altri complessi industriali della città e del territorio: l'ICAM in quartiere Pescarenico, la IMEC di Paderno Dugnano, la Manifattura Segalini di Molteno, la Carniti di Oggiono e la Bonomelli di Dolzago.
Il 1967 aveva, però, fatto registrare la pesante crisi aziendale della Riccardo Faini, complesso industriale collocato nel centro cittadino, in via Parini, in zona confinante con la Basilica di San Nicolò. E' stata una vertenza lunga e difficile, quella che ha coinvolto la nota azienda lecchese, praticamente il primo segnale d'allarme di un processo di deindustrializzazione che la città ha subito nei decenni conclusivi del Novecento. Quante sono state,infatti, le industrie che dopo la Riccardo Faini hanno cancellato la loro presenza nel territorio lecchese? E' un lungo elenco. Era, intanto in pieno svolgimento il Natale Lecchese, che prevedeva un intenso calendario di manifestazioni, con eventi di rilievo, come il concerto al Cineteatro Europa dell'Orchestra Sinfonica del Conservatorio di Praga. Il Natale Lecchese era organizzato dall'Azienda Turismo, con il presidente Giacomo De Santis. Lo stesso presidente De Santis, nel corso di una conferenza stampa presso il ristorante Cecilia Metella, sull'Appia Antica, a Roma, presentava l'edizione 1968 del Cuoco d'Oro, che avrebbe visto la finale a Lecco. La riunione conviviale era stata organizzata dall'Accademia della Cucina Italiana. L'iniziativa aveva avuto ampia eco anche in un servizio della Rai TV. Nel programma del Natale Lecchese rientrava la singolare mostra di tre giovani pittori venuti dalla Sicilia al Nord: Nino Lupica, Nino Cordio e Giovanni Garozzo. La mostra venne allestita nel salone dell'Azienda Turismo ed inaugurata con un discorso di Ettore Albertoni, capogruppo in Consiglio Comunale a Lecco. Era in pieno svolgimento anche la Strenna del Commercio promossa dall'Unione Commercianti Lecchesi, che invitava i clienti agli acquisti offrendo loro in omaggio i tagliandi di una super fortunata lotteria prevista il 14 gennaio, con estrazione al Cinema Mignon di viale della Costituzione. Era sempre alla ribalta il discorso della nuova Provincia di Lecco e, a tale riguardo, era colto con molto interesse l'intervento dell'ex-presidente provinciale, il lecchese Aldo Rossi, che proponeva un nuovo assetto escludendo dal nuovo territorio provinciale Calolziocorte e la Val Chiavenna. Presso la Banca Popolare di Lecco veniva festeggiato e premiato, per trentacinque anni di direzione, il cav. Mario Bellemo. Riceveva una medaglia d'oro dal presidente della BPL Luigi Lilia.

Il rifugio Luigi Azzone sul Resegone

Il sindaco di Morterone, Mistica Invernizzi, riceveva il riconoscimento dell'Ordine del Cardo per il suo impegno a favore delle popolazioni montane. La Società Escursionisti Lecchesi invitava gli aderenti ad una sottoscrizione sociale speciale per raccogliere fondi necessari a riparare il rifugio Luigi Azzoni sulla vetta del Monte Resegone, notevolmente danneggiato da una fortissima tromba d'aria. Il rifugio lamentava lo sfondamento della parte alta, con la caduta di materiale a valle e la necessità di rinforzare altre strutture portanti, nonché l'arredo interno. La SEL promuoveva anche la formazione di squadre di volontari disposti a raggiungere il rifugio per le prime opere di sistemazione.

Alberto Consonni

Alberto Consonni, giovane trentenne del quartiere Belledo, veniva eletto nuovo presidente del Centro di Cultura; il consiglio direttivo del Centro vedeva come componenti Luigi Dell'Oro, Giacomo Cereghini, Giacomo De Santis, Marino Sottocornola, Eligio Cesana, Antonio Morlotti e Sofia Badoni. Era stato l'anno boom delle bocce, con oltre 60 società operanti nel territorio lecchese, con 1500 giocatori cartellinati.

La “nazionale” lecchese di bocce, con il coordinatore Nello Riva

Vi era stata anche una gara internazionale fra la "Nazionale" lecchese ed una rappresentativa elvetica del Canton Ticino; le squadre, con i rispettivi dirigenti e l'organizzatore Nello Riva, erano stati ricevuti in Comune dagli assessori Corbetta e Sangregorio: il primo delegato per lo sport, il secondo noto bocciofilo. 
A.B.
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