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Scritto Mercoledì 24 gennaio 2018 alle 14:23

OMICIDIO DI SOGNO: IL PM CHIEDE ALL'IMPUTATO DI CONFESSARE. E PROPONE L'ERGASTOLO

Il pm Paolo Del Grosso
Poco prima delle 13, dopo l'escussione degli ultimi 4 testi citati dalla difesa - tra i quali anche la sorella della vittima, prossima ai 98 anni, trasferita in Aula dalla casa di riposo dove è ricoverata, in barella ed in condizioni di lucidità non ottimali, stante l'età e non irrilevanti problemi d'udito - e dopo il rigetto delle istanze degli avvocati Marilena e Patrizia Guglielmana intenzionate a introdurre nuove prove - tra cui anche una seconda perizia psichiatrica per accertare l'effettiva imputabilità del loro assistito - l'istruttoria dibattimentale del procedimento a carico del 60enne lecchese Roberto Guzzetti è stata chiusa, dando la parola al sostituto procuratore Paolo Del Grosso, titolare della pubblica accusa. "Questo processo deve rispondere alla domanda: chi ha ridotto la signora Maria Adeodata Losa in questo stato?" ha esordito il magistrato, mostrando nuovamente al presidente Valeria Costi, ai giudici a latere e ai giudici popolari della Corte d'Assise di Como, un'immagine della pensionata torrebusina freddata nel proprio appartamento in via Piave a Sogno nel primo pomeriggio del 9 giugno 2016, raggiunta da ben 10 fendenti in più parti del corpo con la morte sopraggiunta - come asserito dall'anatomopatologo Paolo Tricomi - non solo per dissanguamento ma anche per una componente respiratoria essendo uno dei colpi arrivato a intaccarle i polmoni. Omicidio volontario, pluriaggravato, l'accusa mossa nei confronti dell'imputato.
Maria Adeodata Losa
"Questo processo ha dimostrato che a uccidere la Losa Maria Adeodata è stato Roberto Guzzetti"
ha dichiarato poi, fin da subito, il PM arrivando all'esito della sua analitica requisitoria a chiedere la condanna dell'uomo all'ergastolo, ritenendo non vi siano dubbi sulla colpevolezza del sessantenne, presente personalmente in Aula. Maglione arancione, pizzetto non sfoggiato al momento dell'arresto ma "coltivato" dietro le sbarre, il lecchese ha così sentito il magistrato elencare tutte le risultanze raccolte a suo carico in fase d'indagine e introdotte poi in dibattimento, a cominciare dalle prove scientifiche "che hanno ricondotto Roberto Guzzetti sul luogo del delitto al momento del delitto" come detto dal dr. Del Grosso ricordando un'impronta di scarpa isolata nella cucina teatro dell'assassinio e risultata compatibile con un paio di scarpe del 60enne, risultate poi macchiate di sangue della vittima, come accertato dai Carabinieri del Comando di Lecco prima e dai colleghi del Ris di Parma, poi. Trovato inoltre un sacchetto con schizzi ematici contenente "residui di fogliame identico a quello riscontrato lungo la scala che dalla casa va verso la villa di Guzzetti", villeggiante a Sogno nel periodo estivo con gli anziani genitori. Ed infine, la prova regina: le impronte dattiloscopiche sulla tovaglia del tavolo accanto al quale giaceva il cadavere. Due palmari e due digitali. "Impronte da trasferimento e contatto, non da asportazione" ha tenuto a sottolineare il pubblico ministero, riprendendo passaggi della deposizione del maresciallo Daniele Spinello. "Non c'erano macchie di sangue su cui poi è stata appoggiata la mano ma è la mano sporca di sangue che si è appoggiata sulla tovaglia, imprimendo le impronte. Non è possibile ipotizzare che Guzzetti in un momento successivo sia passato di lì e abbia messo le mani sul sangue" ha tradotto il dr. Del Grosso. "Le prove scientifiche riconducono a Guzzetti. Solo e esclusivamente a Guzzetti. Non vi sono altre tracce che riconducano ad altre persone nonostante siano state prese le impronte dai Carabinieri a circa 30 persone che gravitavano intorno al paese e alla famiglia della vittima. D'altronde Guzzetti non nega di essere stato al momento del delitto sulla scena del crimine. La versione che ci fornisce però è incredibile, assurda. Sia nel suo contenuto sia perché poi si è contraddetto nel corso dell'interrogatorio fatto in dibattimento rispetto alle dichiarazioni rese in fase di indagine" ha proseguito, elencando tutte le difformità per poi arrivare a citare anche le intercettazioni operate in carcere in cui l'imputato ribadisce la versione resa ai Carabinieri, anticipando anche - in un colloquio con uno zio - la dinamica dell'omicidio poi ricostruita dall'anatomopatologo: "L'ho sbattuta talmente forte che..." .
Roberto Guzzetti
"E' stato lo stesso Guzzetti ed è lui stesso che ce lo dice, prima del deposito della perizia autoptica: ma Guzzetti già lo sa. E perché? Perché l'ha fatto lui. Non c'è altra spiegazione" ha concluso il PM, parlando poi di altra "anticipazione" resa in fase d'indagine, sempre interloquendo in carcere con il fratello del padre: "Non sono andato con l'idea di fare quella cosa [...]. Non ho premeditato di fare qualcosa ma è successo".
"Queste si chiamano confessioni" ha sostenuto con convinzione il titolare della pubblica accusa, soffermandosi poi sugli alibi falsi che "maldestramente" l'imputato ha cercato di costruirsi, fingendo addirittura di essersi recato in ospedale il giorno dell'omicidio e venendo smentito in Aula dal direttore sanitario del presidio lecchese.
Ed il movente? Da ricercare nella storia stessa dell'uomo, secondo il pubblico ministero. Guzzetti è così stato descritto come un sessantenne nullafacente, che vive con i genitori ai quali è legato da un "rapporto di sottomissione" tale da inibirgli ogni possibilità di movimento autonomo, perfino di fumare una sigaretta senza venire ripreso. Non ha però la possibilità di mantenersi da solo: "ha pensione di invalidità ma i soldi non gli bastano mai".
Riprendendo così il dialogo con lo zio, presso la Casa Circondariale di Como, il Pm ha ricordato un botta e risposta: ""Ma non è che quello che ti è capitato è perché avevi rabbia contro qualcuno? Contro tuo padre?". Uno che non ha commesso nessun omicidio dice no. Lui invece dice "può darsi". E non lo dice una volta sola [...].  Avrà chiesto 5 euro alla Losa. Questa ha detto di no. E Guzzetti ha trasferito su di lei tutta la rabbia di cui parla zio Giorgio. Una sorta di transfert su una anziana come anziani erano i suoi genitori. Ha reagito alla propria condizione famigliare e se l'è presa con la povera Adeodata. Che sia soggetto predisposto a ira lo dice il consulente, non il PM" ha continuato, con determinazione Del Grosso, sgombrando il campo anche in relazione a possibili altri colpevoli. "Non c'è alcun soggetto alternativo. Lo dice Guzzetti. L'unico testimone oculare della morte della vittima dice di non aver visto nessun altro in quel momento in quella casa. E in effetti non viene trovata nessuna altra traccia di altre persone in quella casa. Quattro tracce sue e zero di altri".
Ritenendo sussistenti anche le aggravanti contestate - la minorata difesa e la crudeltà - dopo un'ora di monologo, il pubblico ministero è arrivato alle conclusioni. "Non credo si  possano riconoscere le attenuanti generiche, per il comportamento processuale: Guzzetti è venuto in questa Aula a prenderci in giro. Dinnanzi a una morte così efferata ci ha parlato prima di avances sessuali e di una possessione quasi demonica... Mi rivolgo ancora a Guzzetti, cosa che non faccio spesso nei processi. Ma è l'ultima possibilità che ha" ha chiosato, catalizzando l'attenzione della Corte e delle altri parti. "Questo è il momento di confessare quello che è accaduto. Di confessare che ha ucciso la povera Maria Adeodata. Se si commettono degli errori, poi si riparte" ha detto rivolgendosi direttamente al 60enne, impassibile. "Il primo punto di partenza per emendare i propri errori è però ammetterli. In assenza non posso che chiedere la pena che prevede il codice penale: l'ergastolo".
Nel silenzio dell'Aula, la causa è stata aggiornata al pomeriggio per le conclusioni delle parti civili. Non è escluso che, effettivamente, intervenga anche l'imputato.
Alice Mandelli
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