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Scritto Giovedì 25 gennaio 2018 alle 10:36

Omicidio di Sogno, parla l'imputato Roberto Guzzetti: 'non ho ucciso nessuno'

Roberto Guzzetti e Maria Adeodata Losa
Ha scelto di parlare Roberto Guzzetti. Prima dell'arringa dei propri difensori, il 60enne per il quale il pubblico ministero Paolo De Grosso nel primo pomeriggio di ieri ha chiesto la condanna all'ergastolo in quanto ritenuto colpevole dell'uccisione della pensionata torrebusina Maria Adeodata Losa, freddata nel primo pomeriggio del 9 giugno 2016 a Sogno di Torre de' Busi, ha rilasciato spontanee dichiarazioni. "Ci vuole coraggio anche a fare queste cose e io di coraggio ne ho poco ma capisco che è importante in questo momento" ha sostenuto, accomodandosi al microfono dinnanzi ai giudici della Corte d'Assise di Como. "Voglio difendermi perché non ho ucciso nessuno. Mi rendo conto che tutto è contro di me. Ma non ho ucciso. Non ne avrei la forza, il motivo. Nell'interrogatorio farneticavo: forse avrei agito anch'io come i Carabinieri. Le mie affermazioni mi hanno targato come socialmente pericoloso. L'ho capito quando mi hanno portato in cella e in tre metri per due con un altro mi hanno chiuso la porta: per me è finita" ha sostenuto, divagando poi sulle difficoltà patite nella propria esistenza con frasi ad effetto come "amo la vita in tutte le sue sfaccettature" e "sono le persone le bellezze della vita" fino a parlare delle proprie fragilità che deriverebbero "da cose che ho subito a 8 anni: quando conosci i lupi vieni sbranati" ha infatti dichiarato, sostenendo di aver incontrato anche persone pronte a tendergli la mano e di aver avuto "genitori meravigliosi: sì ancora oggi mi proibiscono di fumare ma in fondo lo fanno per il mio bene. L'eccesso di amore mi ha fatto riavvicinare a loro" ha detto, venendo poi interrotto dal Presidente Valeria Costi che lo ha invitato ad attenersi ai fatti mentre il lecchese divagava cercando di raccontare l'esperienza vissuta in un Natale felice.
"Non ho ucciso io la signora Maria Adeodata. Non avevo ragione per farlo" ha dunque ripreso, riprendendo alcuni passaggi della requisitoria del PM per fornire un'interpretazione diversa degli elementi letti dalla pubblica accusa come a suo carico. "Non sono violento, amo l'educazione. Mi hanno insegnato il rispetto" ha aggiunto. E ancora: "Voglio ribadire che non ho nessuna colpa su questo omicidio", puntualizzando di essere davvero entrato in quella abitazione ma di aver lasciato l'87enne viva. "Non aveva nessuna coltellata, forse solo quella dietro", chiedendosi poi, parlando dei 10 fendenti inferti sulla poveretta: "Una brutalità di questo tipo per quale motivo? Tra noi non c'è mai stata una parola oltre buongiorno e buonasera. Io le rispettavo queste donne" ha dichiarato poi in riferimento alla vittima e alla sorella maggiore Leonilda, escussa nella giornata di ieri. Nessuna confessione dunque, nonostante l'accordato invito di ieri del pubblico ministero che, senza ammissioni dell'imputato, in considerazione anche del comportamento processuale tenuto - "è venuto a prenderci in giro" - si è spinto a chiedere il massimo della pena.
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A.M.
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