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Scritto Martedì 27 febbraio 2018 alle 09:00

Lecco: tra le proteste dei comitati, passa a larga maggioranza il progetto di fusione di Acel in Acsm. Riva e Anghileri lasciano l'aula

Dopo le contestazioni che hanno caratterizzato la discussione del progetto di fusione di Acel service e Lario reti gas nella cosiddetta multi-utility del nord, è approdata in consiglio comunale la delibera, il cui voto è stato (o sarebbe dovuto essere) condizionato dal fatto che solo dodici consiglieri hanno preso visione dell'intera documentazione inerente al progetto, dopo aver firmato un atto di riservatezza.


A introdurre il tema il borgomastro Virginio Brivio. "Con questa delibera vogliamo dare un indirizzo al sindaco per votare favorevolmente il progetto di fusione di Lario reti gas e Acel service in un nuovo raggruppamento che nascerà. Un progetto che prende le mosse da un atto di indirizzo condiviso, che mira a collocare le società che lavorano nella commercializzazione e distribuzione del gas all'interno di un contesto che possa dare maggiori garanzie di partecipare alle gare in condizione di maggiore solidità e poter raggiungere performance migliori nel settore della vendita del gas e dei servizi connessi. Un secondo decisivo elemento che ci spinge in questa direzione è il capitolo dell'innovazione, dell'efficientamento energetico che con l'atto di indirizzo si voleva far diventare un fronte importante. La scelta è caduta sulla proposta di unirsi alle società partecipate dalle Province limitrofe. I dati relativi a questa fusione sono segreti perché un loro uso distorto potrebbe danneggiare il territorio per la perturbazione della borsa e per la divulgazione di strategie della nuova società, tenere riservati questi dati non è un dispetto ai cittadini ma un elemento di saggezza".
A spiegare, senza svelare questi dati sensibili, il progetto, sono stati alcuni ospiti del Consiglio di lunedì sera, in primis Marco Canzi, del Cda di Lrh. "Dal punto di vista di Lario reti holding ci siamo mossi su specifici indirizzi che ci sono arrivati dai Comuni. Quattro sono stati i filoni: il mandato è stato quello di realizzare operazioni con un senso industriale, con lo scopo di salvaguardare le nostre partecipate del settore energetico e l'aspetto industriale è quello prevalente nell'operazione di aggregazione. Il mandato è stato quello di rimanere nel settore della distribuzione del gas e rafforzarci, lo stesso proposito vale per la vendita del gas e dell'energia: il nuovo soggetto punta a essere leader nelle province interessate, oltre che sviluppare i servizi a valle della vendita, come l'efficientamento energetico per gli edifici, l'illuminazione pubblica, lo sviluppo di infrastrutture per viabilità elettrica e con il conferimento delle centrali idroelettriche di A2a arriva anche l'obiettivo della produzione di energia. Nell'indirizzo era sottolineato anche che gli investimenti per il territorio dovevano essere di tre milioni, nel progetto sono 50 i milioni di investimenti previsti. Secondo filone riguardava la natura dell'operatore che doveva avere un Dna pubblico: i soci direttamente pubblici, noi e i comuni, sono maggioranza relativa e se consideriamo altri soggetti pubblici che non firmano ma ci sono raggiungiamo il 50,1 per cento. Ma non basta, al di là di questa maggioranza ci devono essere strumenti di controllo per il pubblico: sulle scelte importanti come gli investimenti e il modello organizzativo, è richiesta maggioranza qualificata e il ruolo del pubblico diventa imprescindibile. Sulla salvaguardia delle aziende attuali possiamo parlare di valorizzazione: Lecco avrà la leadership nel settore della vendita del gas e anche nella distribuzione Lario reti gas non verrà svuotata ma continuerà a lavorare. Tema dei dividendi: è previsto nel patto un impegno a una distribuzione minima dei dividendi ogni anno che, date le previsioni di utile, assicura un importo superiore alla distribuzione fatta fino ad oggi da Lario reti holding. Riteniamo quindi di aver conseguito gli obiettivi dati da voi comuni nello sviluppare il progetto di aggregazione".


A completare l'esposizione un rappresentante di Pricewaterhouse, advisor congiunto dei soggetti coinvolti nel processo. "Partiamo dai concambi - è intervenuto Gianpoalo Chimenti - sono stati adottati criteri standard nella valutazione di multiutility, flussi di cassa e altri di natura patrimoniale, che hanno dato vita ai valori delle società, ovvero al peso delle società, che possono essere trattati anche come i pesi dei singoli soci: il socio più grande è A2a con il 38,9 per cento, seguita da Lrh con il 23, Como e Monza attorno al dieci per cento e Sondrio col 3,3, poi c'è la quota flottante di borsa attorno al 9,4, infine altri soci. Nella valutazione dei concambi ogni società ha dato mandato a degli advisor di parte che hanno espresso una propria opinione - LRH ha scelto banca Rothschild - e tutti hanno espresso congruità e il tribunale di Monza ha nominato un perito che a beneficio di tutti ha ripetuto l'operazione di definire un rapporto di cambio e il giudizio è stato di piena adeguatezza. Il piano industriale di questa aggregazione è un piano che si basa sulla considerazione del piano industriale delle singole società, sulle ipotesi di sviluppo e crescita delle singole società nel business tradizionali e sui piani per Provincia dei singoli investimenti. Tra gli elementi più significativi sottolineo il volume di crescita dell'aggregazione: il volume di affari cresce di oltre il 30 per cento, la redditività passa da 65 milioni a oltre di 120, gli utili passano dagli attuali 30 milioni ad una proiezione di 50 milioni nel 2021, gli investimenti complessivi saranno oltre 530 milioni. Non facciamo voli pindarici ma utilizziamo la leva finanziaria dell'indebitamento per fare investimenti con importanti rendimenti. Ultimo punto da sottolineare il modello organizzativo: il primo luglio si completerà la fusione in ACSM-AGAM di una serie di società, il nuovo gruppo vedrà la ricostituzione di nuove entità societarie che vengono sì fuse, ma ricostituite lo stesso giorno newco. La newco Acel service ad esempio, quando verrà ricostituita, non avrà solo i clienti di Lecco ma anche quelli di Sondrio. Andiamo verso la costituzione di società uniche per ogni business: un'unica grande società con forti radicamenti territoriali. Lrh sarà la sede della società unica della vendita del gas e dell'energia elettrica per tutti i territori della Lombardia".


Non si sono fatte attendere le osservazioni dei consiglieri. "Quando abbiamo parlato per la prima volta due anni fa di questa idea di trovare dei partner commerciali per le aziende partecipate di Lrh ho pensato subito che saremmo finiti in A2a - ha commentato da sinistra Alberto Anghileri - si costruisce un percorso che serve solo a giustificare una scelta presa in precedenza e che ci porta in una società quotata in borsa che lavora con logiche diverse e che ha il maggior peso nel Cda della nuova società. Le aziende pubbliche non devono fare utili, ma abbassare le tariffe: per distribuire molti utili vuol dire invece che le tariffe sono alte. In questa sala dodici consiglieri hanno più informazioni di me, perché hanno firmato un atto che il vice-prefetto e la Consob dicono che non era necessario firmare, quindi io non voterò perché non voglio fare un atto di fede né per il sì né per il no, ma perché non sono in grado di esprimere un voto cosciente e voglio che questo sia messo a verbale".
Diverse le domande poste dal consigliere 5 stelle Massimo Riva. "Vorrei sapere: se la documentazione riguardante il progetto di fusione è sta pubblicata o depositata presso la sede sociale; come mai nessun comune del lecchese sottoscriverà il patto di sindacato che ci estromette; chi in capo ad Acel ha firmato il progetto di fusione se il presidente o uno dei consiglieri e basta; quali sono i costi sostenuti finora per questa operazione; a quanto ammonteranno i compensi dei componenti del futuro Cda e se essi saranno sottoposti a limiti di legge com'è per le società pubbliche. Poi riguardo alla valutazione delle centrali da notizie di stampa risulta che Pwc diceva a dicembre che non c'erano evidenze di perizie tecniche che ne confermassero il valore, ma nel documento del 21 gennaio diventano vengono stimate 56 milioni, in base a che perizia?".
Anche Alberto Negrini si è soffermato su questo tema domandando "qual è il valore del business legato alle centrali, visto che la gestione rimane in capo ad A2A e solo la proprietà passa alla multi-utiliy" e chiedendo conto anche del fatto che "ACSM ha 170mila clienti ma nella valutazione è stato stimato di 270mila". "Sono 15 anni che so che vogliono fare questa operazione - è intervenuto il leghista Stefano Parolari - per questo alla prima commissione del 2016 ho cominciato a dare fuori di matto. La dimostrazione che avevo ragione è che non possiamo neanche discutere questa operazione in aula. Un conto è la finanza un conto sono i servizi pubblici locali, stiamo portando avanti questa nuova religione che al centro mette il mercato e gli utili. I beni comuni devono essere a disposizione di tutti".
Strenua la difesa di Agnese Massaro. "Come Partito democratico è fondamentale ricordare ai cittadini il perché si è giunti a questa deliberazione. Ho sentito fare domande e illazioni ma non una contrapposizione politica alla proposta che dal 2016 stiamo valutando assieme a tutte le province lombarde di diverso colore politico e questo è un dato che i cittadini lecchesi non possono dimenticare. È un'operazione delle province lombarde che hanno deciso per il bene delle loro aziende, il cui valore deve essere preservato nel lungo periodo".
A cercare di rispondere alle tante questioni poste i due relatori. "Stiamo parlando di un gruppo che sarà attivo per il 99 per cento su attività di mercato dove le tariffe hanno dei precisi meccanismi di determinazione oppure dal saranno decisi dal mercato - ha spiegato Marco Canzi -. Evidentemente non si tratta di entrare i un settore dove le tariffe le fa il mercato perché già siamo dentro in questo settore da anni: avevamo l'opzione di continuare con lo status quo o provare a fare una proiezione sul futuro e immaginare uno scambio di valore tra il valore delle nostre aziende e una funzione pubblica che oggi si può mettere sul tavolo ed è quella di essere presenti su un settore che nei prossimi anni avrà importanti sviluppi sul fronte non solo tariffario ma dei servizi. L'altro tema generale è quello delle centrali: in realtà nelle discussioni avute con i partner il confronto secco è stato il seguente: A2a ha manifestato da subito la necessità di consolidare nei suoi conti il soggetto che andava a nascere, per farlo doveva poter dimostrare di determinare la gestione ordinaria del gruppo e volevano farlo mettendo i soldi che mancavano per arrivare al 51 per cento. Noi abbiamo insistito perché A2a aggiungesse qualcosa di suo e di sensato dal punto di vista industriale: così hanno conferito centrali e i clienti del territorio di Varese; è stata una scelta precisa e dispiace che non sia stata compresa. Per quanto riguarda i progetti di fusione sono stati depositati presso le sedi sociali entro il 25 gennaio e sono state firmate da chi aveva i poteri per farlo".


"Questa non è un'operazione in cui qualcuno compra e qualcuno vende - ha aggiunto Chimenti - ogni soggetto ha messo degli asset produttivi di redditività il cui valore è stato rivisto e certificato da più soggetti. Gli enti locali sono comunque in maggioranza: per le decisioni importanti serve una maggioranza di dieci consiglieri su 13 e nell'assemblea dei soci a valere sono le quote. Le valutazioni dei clienti e delle centrali non si legano quasi mai ai valori contabili ma a criteri che prevedono business plan che proiettano valori di mercato delle aziende, è questo il valore che viene utilizzato. Non bisognava vendere e comprare ma concambiare e tutti i clienti sono stati valutati con lo stesso criterio e le società hanno un valore comparabile. Anche le centrali sono stati valutate non sulla base del valore patrimoniale ma in maniera puntuale sulla base della previsione della produzione di energia da qui alla scadenza della concessione, non c'è stata nessuna sovra-valutazione. Il 29 dicembre mancava la perizia tecnica ma successivamente è arrivata".
In assenza di Riva e Anghileri che hanno lasciato l'aula, il provvedimento è passato con venti voti a favore, quattro contrari e tre astensioni, tra le critiche dei comitati.
Manuela Valsecchi
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