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Scritto Domenica 06 maggio 2018 alle 08:19

Calolzio: per Arturo, Maria e Giuseppe, ‘La rondine e il soldato’ con gli alunni del Rota

"Allora finii di capire per bene che cosa è la guerra, e cari credetemelo, tagliate la lingua prima di parlare di guerra, troncate le braccia prima di prendere il fucile in mano e attaccatevi un macigno al collo prima di principiare tale via". È un disperato appello quello affidato da Arturo Sala alle pagine del suo diario, scritto al fronte tra il 10 maggio 1915 e il 17 luglio 1916: un urlo silenzioso, scaturito dal cuore di un giovane soldato che, seppur abbia avuto la fortuna di scampare alla violenza del conflitto e di riabbracciare i propri cari, non ha mai dimenticato il "grande inganno" della Prima Guerra Mondiale, di una delle pagine più tragiche della storia dell'umanità.

Gli studenti protagonisti de ''La rondine e il soldato''

Nella serata di ieri, sabato 5 maggio, la sua voce si è intrecciata a quelle di Maria e Giuseppe Mangili, di una giovane donna che, nella sua casa di Monte Marenzo, attendeva con trepidazione notizie dal fronte, e del suo amato sposo, autore di una lunga serie di cartoline conservate con amore dalla figlia Vittoria, nata nel 1916 e tuttora ben nota come la "nonna del paese".
Una corrispondenza, la loro, intima e intensa, alimentata quotidianamente anche soltanto con poche parole di reciproco incoraggiamento, linfa vitale per cercare di accorciare le distanze e rendere meno intollerabile la lontananza e il timore per l'imprevedibile andamento della guerra.

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Il merito di questo inedito intreccio è tutto degli studenti dell'Istituto Rota di Calolzio, che, nella splendida cornice del Chiostro del Monastero del Lavello, hanno messo in scena una rappresentazione dal titolo "La rondine e il soldato", realizzata in collaborazione con l'Associazione Culturale Upper e il Coro Chichecanta diretto da Renata Tomasella, che già nel 2015 avevano proposto nella stessa location un evento basato proprio sul diario di Arturo Sala (1889-1974), conservato nella sua versione originale presso la Biblioteca Comunale di Monte Marenzo.

Sergio Vaccaro, Cristina Melazzi e Renata Tomasella


Alla regia Sergio Vaccaro e Cristina Melazzi, anche se i veri protagonisti sono stati appunto gli studenti delle classi terze e quarte del Liceo delle Scienze Umane e dell'indirizzo AFM (ex "ragioneria"), che hanno lavorato su "La rondine e il soldato" nell'ambito di un progetto di alternanza scuola-lavoro promosso dalla Fondazione del Lavello: si tratta di Alessia Vadalà, Boutaina Amrabt, Ester Tentori, Gaia Colombo, Ilenia Esposito, Liliana Ferioli, Luigi Borghetti, Manuela Balossi, Martina Mandelli, Martina Canziani, Michela Rota Conti, Vanessa Scarfò e Viola Coco, che sono stati guidati dai docenti Francesco Amendolagine, Marilisa Carsana e Matteo Lentini. Prezioso anche il contributo delle rispettive famiglie di Arturo Sala e Vittoria Mangili, così come di Fabio Bonaiti del Museo Ca' Marti di Carenno (autore della mostra "La fame fa parlare") e dei volontari dell'Archivio della Memoria della Pro Loco di Airuno.


Alle commoventi parole affidate da Arturo Sala al suo diario, in 14 mesi trascorsi in trincea tra combattimenti, attese, privazioni, marce e riposi, si sono quindi unite quelle altrettanto emozionanti di Maria e Giuseppe Mangili, a loro volta intervallate dai canti del Coro di Monte Marenzo, che hanno creato un'atmosfera davvero suggestiva e coinvolgente, complice anche la splendida cornice del Chiostro immerso in una luce soffusa.

Galleria immagini (clicca su un'immagine per aprire l'intera galleria):

La rappresentazione "La rondine e il soldato" è diventata quindi un racconto della Grande Guerra dal punto di vista della gente comune, di chi è stato costretto a lasciare improvvisamente i propri affetti per combattere in un conflitto inutile e crudele, ma anche di chi, a casa, si è visto "imprigionato" in una spasmodica attesa, di una cartolina, di una buona notizia, di un abbraccio o di un bacio mancante da troppo tempo.

Vittoria Mangili in una video-intervista registrata qualche anno fa

"Non so scrivere i nostri discorsi, non so scrivere le nostre sofferenze, non so scrivere le nostre speranze, non so scrivere il nostro inganno di quei febbrili giorni"
riporta Arturo tra le righe del suo taccuino nero, tornando, poche pagine dopo, a quel 5 dicembre in cui gli arrivò "l'ordine di partire, ma ahimè non per il paesetto, non per un desiderato lago, non per la casa cara e umana, ma bensì nuovamente per quelle buche delle bestie selvagge. Ove per l'umano regna fremiti ed inquietudine, ove per l'uomo regna tristezza, ricordi, dolore e pianto". "Non ho saputo pure descrivere le fatiche il riposo, la ricchezza la povertà, la costruzione la distruzione, l'allegria e la malinconia, il sorriso ed il pianto, che ovunque sulla terra principalmente in questi succede" il congedo dal lettore, carico di umiltà per la sua "poca intelligenza", del soldato olginatese, di professione tornitore. "Volli scrivere queste due righe e più che mai di sincero narrai quanto mi è accaduto... Parlai solo alla meglio di tutto, nel più semplice di quanto ebbi a constatare nelle lunghe ore di guerra".


I ragazzi dell'Istituto Rota hanno così ridato vita e voce ad Arturo, a Maria e a Giuseppe, e lo hanno fatto con le parole, con la musica - cantata e suonata - e infine con la danza e con un grande abbraccio. Concludendo a modo loro, tra gli applausi dei presenti immersi in un religioso silenzio fino alla fine dello spettacolo, con i nostri contemporanei Ermal Meta e Fabrizio Moro, che non hanno avuto l'onore di conoscere Arturo, Maria e Giuseppe, ma che ne hanno ripreso il grido di pace "oltre tutto, oltre la gente... perché tutto va oltre le vostre inutili guerre".
B.P.
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