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Scritto Venerdì 18 maggio 2018 alle 19:37

Cremeno: 'ruba' l'indentità ad un altro uomo per comprare un set di padelle in rame, condannato

Aveva noleggiato un'auto a Milano usando identità altrui, fornendo documenti falsificati. Poi - sempre secondo la ricostruzione dei fatti raccontata in Aula al processo a suo carico - con quella vettura si era diretto a Cremeno, nel laboratorio della famiglia Gasperini, noti artigiani del rame, a cui aveva fatto commissionare un set da cucina da presentare come regalo di nozze. Ma quando Pierluigi Forti, 60enne residente in un comune del pavese, si era presentato in Valsassina per ritirare la merce -consistente in un paiolo, 17 pentole, 10 padelle, 4 lattiere, 2 scolapasta e 2 set di mestoli, per un valore commerciale di quasi 3000 euro- il titolare del laboratorio, non si era fidato. Dopo aver ritirato l'assegno che il Forti aveva firmato a nome di un tale Fabio, persona realmente esistente, fornendo anche la copia della carta d'identità e del codice fiscale falsificati di tale soggetto, l'artigiano aveva deciso di segnare il numero della targa con cui il suo cliente si era presentato la mattina del 9 novembre del 2009. I suoi dubbi - per quanto emerso nel corso del dibattimento - si sono rivelati fondati quando, recatosi in banca ad incassare l'assegno, aveva scoperto che era bloccato. Così il valsassine ha deciso di denunciare tutto ai Carabinieri che, indagando insieme ai colleghi di Milano Centrale, hanno scoperto il raggiro compiuto dal 60enne di Pavia. Per questo motivo il Forti è accusato di truffa, sostituzione di persona e uso di atto falso ai sensi dell'articolo 640, 494 e 489 del codice penale. Quest'oggi è stato escusso il proprietario del laboratorio di rame al quale è stata anche sottoposta una fotografia dell'imputato per procedere all'identificazione, che ha avuto riscontro positivo. Il giudice Enrico Manzi ha poi dichiarato chiuso il dibattimento. Il Vpo Mattia Mascaro ha chiesto per l'imputato la condanna a 1 anno e 6 mesi di reclusione, oltre al pagamento di 1500 euro di multa; l'avvocato difensore Letizia Semeraro del foro di Lecco ha invece chiesto l'assoluzione del suo assistito perchè, secondo il legale, non si sarebbe provato in modo inconfutabile la responsabilità del Forti nel corso dell'istruttoria.
Dopo essersi ritirato in camera di consiglio, il giudice Enrico Manzi ha condannato l'imputato a 2 anni e 2 mesi di reclusione e al pagamento di 1000 euro di multa.


B.F.
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