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Scritto Martedì 26 giugno 2018 alle 17:11

Crac della Trafileria del Lario: MVB e papà risarciscono la curatela con 6 milioni di €

Vittorio e Michela Vittoria Brambilla
Anche quest’oggi l’udienza è durata giusto una manciata di minuti: l’adesione dei difensori all’astensione proclamata dagli avvocati in solidarietà con i colleghi di Bari “sfrattati” dal Palazzo di Giustizia in quanto considerato inadeguato dal punto di vista della sicurezza ad accogliere l’attività forense ha infatti costretto il Gup Massimo Mercaldo a posticipare gli adempimenti programmati per quest’oggi ad una prossima seduta, fissata per il 16 ottobre. Nessun passo in avanti, dunque, in relazione al fascicolo incardinato presso il Tribunale di Lecco in relazione al fallimento della Trafileria del Lario in liquidazione, storica azienda calolziese riconducibile alla famiglia dell’ex ministro Michela Vittoria Brambilla il cui nome compare nell’elenco degli imputati, quale supposto amministratore di fatto, accanto a quelli del padre Vittorio (amministratore di diritto), del cognato Alessandro Vaccani (liquidatore), del cugino Alessandro Valsecchi (amministratore delegato) nonché dei tre membri del collegio sindacale, i piemontesi Francesco Ercole (presidente), Mario Ercole e Aida Tia. Ai sette, a vario titolo, i sostituti procuratore Nicola Preteroti (ora trasferito a Bergamo) e Paolo Del Grosso (presente personalmente anche quest’oggi in Aula) contestano due episodi di bancarotta mentre per quanto attiene i reati tributari originariamente ascritti all’impresa gli stessi risulterebbe estinti dopo il versamento – da parte della forzista e del genitore – di una somma complessiva pari a circa 3 milioni di euro a copertura tanto dell’Iva quanto delle presunte ritenute non versate e dei relativi interessi. Altri sei milioni – ed è questa la novità emerse quest’oggi a margine dell’udienza, svoltasi come sempre in camera di consiglio – sarebbero stati versati, euro più, euro meno, dalla stessa Michela Vittoria Brambilla e dal padre quale risarcimento al fallimento, senza ovviamente che tale azione possa essere letta in alcun modo come un’ammissione di responsabilità da parte dei due come già, a trattative ancora aperte, all’esito della seduta dello scorso gennaio – era stato sottolineato dall’avvocato Fabrizio Consoloni. Lo stesso quest’oggi nulla ha voluto aggiungere circa la richiesta di adire a eventuali riti alternativi che, l’avvenuto esborso economico in favore della curatela, potrebbe lasciare presagire. Ancora da definire, poi, anche le scelte processuali degli altri imputati ma difficilmente il “caso” si chiuderà nella propria interezza in udienza preliminare. Ad ogni modo, come annunciato, si tornerà al cospetto del Gup il prossimo 16 ottobre, nella speranza di addivenire alla definizione della fase preliminare, anche in considerazione dell’ormai annunciato passaggio ad altro Foro del dr. Mercaldo.
Verrà poi formalizzata, quale diretta conseguenza dell’avvenuto risarcimento a sei zeri, la rinuncia all’esercizio dell’azione di responsabilità civile da parte della curatela – rappresentata dall’avvocato Carlo Galli – nei confronti di Vittorio e Michela Vittoria Brambilla nell’ambito del processo parallelo incardinato presso il Tribunale delle imprese di Milano. Si riduce dunque l’elenco dei soggetti citati – rimangono Vaccani, Valsecchi, i tre sindaci e altrettanti istituti di credito quali Unicredit, Intesa San Paolo, Banca Popolare di Milano e Credito Bergamasco, quest'ultimi entrambi ora sotto l'etichetta Banco BPM, tacciati di aver iniettato liquidità per 15 milioni di euro in un’azienda decotta a fronte dell’esibizione di fatture ritenute dagli inquirenti quantomeno dubbie – nonché la somma in questione.  I 27 i milioni di euro chiesti dal legale lecchese, pari al divario tra la situazione al 31 dicembre 2010 - data in cui, ritiene il curatore Luigi Bolis, l'impresa avrebbe dovuto cessare l'attività avendo perso il proprio patrimonio netto – e quella riscontrata il giorno dell'effettiva messa in liquidazione ovvero il 18 ottobre 2013, si riducono dunque a 21.
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