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Scritto Lunedì 10 novembre 2014 alle 08:24

Lecco: ''Raccontiamo l’adozione'' e ''Mehala'' tracciano il bilancio di 10 anni di lavoro per la cultura dell’accoglienza

''Raccontiamo l'Adozione Onlus'' e ''Mehala Onlus'' quest'anno raggiungono un traguardo importante, quello del decennale della loro fondazione. Le due associazioni, che si occupano di adozione in ambiti diversi ma complementari, hanno deciso di celebrare l'evento unendo i loro sforzi per organizzare un convegno rivolto a tutti coloro che fossero interessati al tema dell'adozione: famiglie, operatori, insegnanti, amministratori.
Da diversi anni le due associazioni lavorano insieme e collaborano con il Centro per le Adozioni dell'ASL di Lecco realizzando progetti rivolti alle famiglie adottive, con l'obiettivo di sostenere le esperienze concrete e di diffondere la cultura dell'accoglienza, in particolare dell'adozione.

Il convegno "Sui nostri passi", tenutosi nella serata di venerdì 7 novembre in un'affollata aula magna dell'Ospedale Manzoni di Lecco, ha raccolto il desiderio delle famiglie e dei figli adottivi di riflettere sul tema della ricerca delle origini nell'ambito dell'adozione nazionale e internazionale.
Per l'occasione, oltre ai rappresentanti delle associazioni, sono intervenuti ospiti di rilievo, che hanno approfondito il discorso portando importanti riflessioni sulla base dei loro studi di ricerca.
Ad aprire la serata, dopo i saluti del vicesindaco Vittorio Campione, è stata Carmen Mazzoleni, responsabile del Centro per le Adozioni ASL di Lecco, che da anni, come accennato prima, collabora con le due associazioni. "Ci teniamo molto a questa collaborazione perché consente alle famiglie adottive e a coloro che si avvicinano all'adozione di fruire di una ricchezza di risposte che nel servizio pubblico le associazioni potrebbero garantire. Ci teniamo molto perché ha consentito, nel rispetto di ruoli diversi, di promuovere concretamente anche le risorse delle famiglie, che nelle associazioni sono le protagoniste. Ci teniamo molto perché crediamo nella capacità delle persone e delle famiglie di produrre cambiamento e di fare cultura dell'accoglienza. Ci teniamo molto perché i bambini sono il nostro presente e il nostro futuro, e perché crediamo che solo i bambini e i ragazzi possano cambiare il mondo, ci crediamo davvero."

Dopo Carmen Mazzoleni, ha preso la parola il presidente di Raccontiamo l'Adozione, Antonello Carenini, che, dopo aver ricordato il grande lavoro di informazione, formazione, sostegno e sensibilizzazione svolto dall'associazione dalla sua nascita ad oggi, ha riportato una breve riflessione sul tema del convegno. "Se siamo molto contenti di ricordare il nostro anniversario pensiamo a come possano essere contenti i nostri ragazzi di avere la possibilità di ricostruire la loro storia. È per questo che abbiamo fatto questo convegno dal titolo "Sui nostri passi", proprio perché ci sia la possibilità per i nostri figli di recuperare pezzi delle loro origini."

Anche Elena Pozzi, presidente di Mehala, ha sottolineato la particolare valenza dell'incontro: "Questo convegno è frutto della sinergia tra tre realtà diverse che collaborano con tempi diversi, realtà diverse, ma con un obiettivo comune, quello di garantire una famiglia a tutti i bambini in stato di abbandono. Quando si parla di adozione si parla di formazione, accompagnamento delle coppie, ingresso del bambino in famiglia, serie problematiche post-adozione. Con ritorno alle origini mi sembra che finalmente il processo adottivo si concluda."

Carmen Mazzoleni e Antonello Carenini

Molte famiglie ritengono il viaggio alle origini un passo importante nella ricerca di quel tassello che completi il "puzzle" della propria storia, alcune invece ritengono che le informazioni ricevute all'atto dell'adozione siano sufficienti per crescere in serenità, altri si stanno invece domandando se accedere o meno a ulteriori informazioni possa mettere a rischio la stabilità del proprio figlio. Si tratta di un argomento ancora oggi molto discusso. Per cercare di chiarirne gli aspetti principali sono stati invitati il dott. Augusto Bonato, psicologo, psicoterapeuta, già Giudice Onorario presso il Tribunale per i Minorenni di Milano, che ha condotto una ricerca sull'identità nelle persone adottate, e il dott. Marco Porta, psicologo clinico nell'età evolutiva, che approfondito il tema del viaggio alle origini.

Elena Pozzi e Augusto Bonato

Sulla base dei dati presentati dal dott. Bonato, dal 2006 al 2010 le persone che hanno presentato istanza ai sensi dell'art. 28 risultano 295, con un media di circa 60 casi annuali. Spesso capita che la motivazione manifesta dell'istanza veli la motivazione profonda, latente, preconscia. Non pochi sono arrivati al colloquio conoscendo già la propria storia pre-adottiva. "Non mi sembra di poter confermare l'ipotesi o il convincimento di chi sostiene che a presentare la domanda disciplinata dall'art. 28 siano solo gli adottati la cui esperienza sia stata insoddisfacente." - ha affermato il dott. Bonato - "Di solito la domanda avviene quando si sentono in grado di ascoltare quelle verità della loro vita che ancora non conoscono, ma dalle quali si sono sentiti intrigati." Ovviamente le reazioni di fronte all'ipotesi di poter accedere a informazioni che non si conoscono contenute nel fascicolo di adozione, o alla scoperta di non essere stati riconosciuti alla nascita sono diverse per ciascun individuo. C'è chi si mette alla ricerca dei propri genitori perduti e delle proprie origini, e c'è chi invece non vuole più avere alcun contatto con il proprio passato. Il viaggio alle origini assume dunque un significato e una direzione differente per ogni persona che decida di intraprenderlo.

Marco Porta e Oliviero Grimaldi

Sulle varie modalità con cui si affronta questo viaggio ha parlato il dott. Marco Porta, psicologo e consulente dell'associazione Mehala. Innanzitutto va sottolineato che i ricordi che i bambini adottati conservano delle proprie origini tendono a dissolversi rapidamente, perciò investire sulla nuova vita significa disinvestire dimenticando la precedente. Il viaggio alle origine acquisisce quindi diverse funzioni: serve prima di tutto a fornire dati concreti sulla conoscenza della propria storia e sulle proprie origini etniche, serve a ri-condividere l'esperienza adottiva, a ri-conoscere il proprio paese di nascita e i luoghi significativi della propria storia, gli aspetti culturali, i cibi, gli odori, le persone, serve a formulare ipotesi su cosa può essere accaduto e infine a "testare" la propria etnia e il senso di appartenenza. In media, chi decide di ripercorrere le proprie origini, è una sola persona su 4. Di queste solo il 12% sono minorenni.

Il viaggio può avvenire appunto quando si è bambini, adolescenti, o adulti. Prima di affrontarlo è però importante capire chi lo vuole, quale sia il proprio stato al momento della partenza, quali i significati e i sentimenti, cosa si troverà e chi si incontrerà una volta arrivati. Per questo è importante anche decidere con chi affrontarlo (da soli, con genitori o fratelli, amici, fidanzata/o, moglie/marito, o in gruppo), e cosa portare. Sicuramente si porta il desiderio di integrare, di capire e conoscere. Ma si porta anche il desiderio di sfidare, la paura ad esempio. Il 97% delle persone che trovano i propri genitori si dichiarano soddisfatti, anche se non tutti sentono poi il dovere di mantenere un rapporto (51%). Ovviamente ci sono anche possibili criticità.

Ad esempio il confronto con una realtà molto difficile, che può portare alla riattivazione di sentimenti e/o ricordi dolorosi e spiacevoli, senso di estraneità e confusione, o informazioni e/o incontri disturbanti. Terminata l'analisi sull'esperienza dei viaggi, il dott. Porta ha concluso il suo intervento con la citazione:"Per sapere chi sei, devi sapere da dove vieni."
Infine, a conclusione della serata, un momento narrativo con l'autore teatrale per bambini Oliviero Grimaldi, che ha raccontato tre diverse storie di tre bambini che hanno affrontato un viaggio di ritorno alle origini.
Pietro Magnani
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